Accoglienza

“... credo di aver capito il significato di quell'unico monosillabo “SI” scritto sul frontespizio (della vostra Regola). Sì alla vita, no alla morte. Sì alla fratellanza, no al razzismo. Sì alla pace, no alla guerra. Sì alla giustizia, no all'iniquità. Tu, nei tuoi viaggi nel mondo, morte, razzismo, guerra, iniquità, li hai visti in faccia infinite volte. Sono dappertutto, a Sarajevo come in Cecenia, in Somalia come nello Zaire. Possiamo continuare a domandare all'infinito perché? Forse l'unica risposta è quella che hai scelto di dare tu, dedicando la tua vita ad alleviare sofferenze e a suscitare una speranza, anche essendo consapevole che il contributo che puoi dare è un granello di sabbia”. (Norberto Bobbio)

Gli Arsenali di Pace nel mondo sono una porta aperta 24 ore su 24 sulla sofferenza, sulla miseria, sulla fame, sulla disperazione, sull'ingiustizia. Lo stile è quello di una famiglia che accoglie, con l'intento di aiutare chi con sincerità vuole uscire da qualsiasi situazione di degrado o chi scappa dal proprio paese per motivi politici, religiosi e di coscienza. 

Le persone che abitano gli Arsenali  arrivano dal carcere, dalla strada, sono grandi e piccoli, sono vittime di violenza o della guerra, privi di diritti e di sicurezze o immigrati alla ricerca di una nuova vita. Entrano in una famiglia dove si cerca di superare la distanza tra chi accoglie e chi viene accolto.  

Storia

Nell’inverno del 1987, durante la “Settimana dei digiuni” organizzata in unità con il Santo Padre Giovanni Paolo II, durante una serata di preghiera, un uomo dall’accento straniero si alzò in piedi dicendomi: “Tu questa notte, dove dormirai? Io e molti altri miei connazionali dormiremo al freddo sotto i ponti o nelle auto”. Tu, Olivero, stanotte dove dormi?». … Avrei potuto rispondere che stavo già lavorando per i poveri lontani e non potevo prendermi altri impegni…Ma l’anore se è vero non puo’ chiudersi nelle scuse… Telefono a mia moglie: «Maria, non vengo a dormire a casa». E scopro l’inferno nella mia città!  

Ero dirigente di banca, guadagnavo un signor stipendio fisso e potevo vivere come uno che se ne sbatte di tutto il resto, ma quella notte rimasi sconvolto… Mi chiedo: ai poveri chi ci deve pensare? Sempre l’altro o io? Quella notte la mia vita è cambiata. Nel giro di poco tempo decidemmo di aprire all’Arsenale un’ospitalità notturna. Il mondo dei poveri di casa nostra in breve tempo è entrato nell’Arsenale con noi. Non era nei nostri piani e non pensavamo fosse di nostra competenza, ma abbiamo sentito che ogni persona che bussava alla nostra porta era un appuntamento con Dio. Quella notte è nata una storia d’amore che dà un riparo a migliaia di persone non solo a Torino ma anche a San Paolo del Brasile e a Madaba in Giordania ... (Ernesto Olivero) 

 

 

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