Re.Te. Restituzione Tecnologica

Il gruppo Re.Te. (Restituzione Tecnologica) è un esempio concreto direstituzione: nasce il 28 giugno del 1981, da una riflessione partita dalla rubrica “Speranza tecnologica”, sul nostro mensile “Nuovo Progetto”, tenuta da Giorgio Ceragioli, professore al politecnico di Torino. Questa rubrica era stata occasione di un ampio dibattito, basato sulla convinzione che la ricerca e l’applicazione della scienza allo sviluppo possono aprire cammini di speranza. La speranza diventa molto concreta se il grande bagaglio costituito dalle conoscenze tecniche, oltre che andare nella direzione della sostenibilità ambientale, viene “restituito”, cioè messo a disposizione e servizio dei più poveri. Infatti, la forza dello sviluppo non è solo il denaro: sono competenze, conoscenze, professionalità organizzate e donate gratuitamente.

Il gruppo Re.Te. è costituito da persone con talenti diversi, attorno alle quali ruotano esperti disponibili di volta in volta per le consulenze, cerca di individuare risposte tecniche concrete alle necessità che amici fidati che operano nei Paesi in via di sviluppo ci evidenziano, funzionali e semplici (basso costo, semplice manutenzione, eventuale costruzione in loco...) per le realtà cui sono destinate. L’obiettivo dei nostri interventi è di rispondere a un bisogno, permettendo così alla comunità coinvolta nel progetto di migliorare le sue condizioni di vita e aumentare l’autonomia.

Si è creata così una “rete”, non solo tecnologica, ma di persone, gruppi, accomunati da un desiderio di sviluppo autentico, gratuito, umile, che mette al centro l’umanità più povera e abbandonata. L’interdipendenza, specie dei gruppi che vi fanno riferimento, senza rivalità ma in spirito di comunione, costituisce un’ottimizzazione delle risorse, sempre troppo scarse viste le sproporzioni delle tragedie che s’incontrano. Soprattutto, è uno stimolo al dialogo e al vivere gli ideali di pace nell’incontro tra comunità diverse, mentre si lavora con e per i poveri.

Le prospettive di lavoro della Re.Te. sono orientate verso alcuni percorsi che si sono mostrati particolarmente importanti per dare vita a progetti di sviluppo veramente efficaci: impiego di energie rinnovabili, utilizzo sicuro dell’acqua in ogni parte del mondo, sostenibilità alimentare, collaborazione nella progettazione e realizzazione di infrastrutture, missioni umanitarie in contesti di emergenza, presenza sul territorio locale per promuovere uno spirito di mondialità e nuovi stili di vita.

La C.I.S. (dal 2017 Sermig ReTe per lo sviluppo) spiegata da Dom Luciano Mendes.

 

La nostra storia: quando ci si commuove

Il SERMIG nasce nel 1964: un gruppo di ragazzi e ragazze si uniscono attorno ad Ernesto Olivero, decisi a sconfiggere la fame nel mondo con opere di giustizia e di sviluppo. Il nostro nome, Servizio Missionario Giovani, definisce bene l’obiettivo che abbiamo nel cuore. Da subito la sproporzione tra le forze reali e il grande sogno da realizzare è evidente, ma il non temerla diventerà una costante del Sermig. 

 

All’inizio del SERMIG, il contatto con gli amici missionari nel Terzo Mondo ci ha aperto alla mondialità, aiutandoci a imparare che lo spreco di risorse negli armamenti e nel consumismo sfrenato e le ingiustizie che colpiscono tante persone del mondo ledono la dignità dell’uomo e rendono impossibile la pace. Da questa consapevolezza è nato il nostro impegno per la pace, che è un impegno personale, a partire da noi stessi e dal nostro metro quadrato, per poi allargarsi fino al mondo intero.

Da queste riflessioni negli anni ’70 sono nate le cene del digiuno, serate in cui si condivide con i miseri l’equivalente di una cena, si prega e si riflette. Si provano così sulla propria pelle gli stimoli della fame, anche se per un attimo. Di giorno, contemporaneamente, si organizzano campi di lavoro, ideati per trasformare la raccolta del “di più” in riflessione sulla solidarietà e sulla civiltà degli sprechi.

Un nuovo e coinvolgente progetto che prende vita in quegli anni è condividere con i miseri l’equivalente in denaro di una giornata lavorativa. La proposta viene accolta da tantissime persone, anche da artisti, che offrono uno spettacolo. Seguono iniziative nelle piazze delle città, per allargare la solidarietà attraverso mostre, dibattiti, incontri. Nasce anche l’impegno per sostenere interventi in situazioni drammatiche e per soccorrere popoli colpiti da calamità naturali. L’immediatezza negli aiuti diventa una caratteristica della filosofia del SERMIG: non l’emozione che dura quanto uno speciale tv, ma l’apertura sempre più convinta ad una commozione che sa trasformarsi in fatto a favore di chi soffre.

Siamo nel 1976. All’interno del SERMIG il cammino di crescita si va radicando sempre più sulla spiritualità. Capiamo che tutta la nostra vita, 24 ore su 24, può lasciarsi coinvolgere dai grandi ideali che portiamo nel cuore. Prende sostanza il concetto di restituzione, una parola che condensa la proposta di uno stile di vita, fatto di scelte continue. Non ciò che è più del necessario, ma proprio quello che uno è, quello che uno ha, il tempo, le risorse materiali, spirituali, intellettuali, diventano strumento per dare e darsi vita. E’ un ideale di riferimento che sboccia dal continuo impastarsi con i più poveri e, negli anni, aiutato dalla fantasia a servizio del bene, si arricchisce sempre più di significato.

E’ questo il cammino che ha portato alla nascita, nel 1981, del gruppo Re.Te., come risvolto pratico della restituzione. In questo modo l’attenzione alla mondialità che negli anni abbiamo imparato ha trovato una casa e molti amici, che ci hanno aiutato sempre più a crescere nella commozione e nella capacità di trovare soluzioni utili per i più poveri. La passione nel coinvolgere sempre maggiormente le persone nello sviluppo delle proprie comunità ha caratterizzato anche la riflessione sul tipo di collaborazione da tenere con le realtà del Terzo Mondo. Così nel 1987 il SERMIG dà vita alla CIS (Cooperativa Internazionale per lo Sviuppo) per gestire le attività in Terzo Mondo, sostenendo o facendo nascere comunità con una solida base spirituale che coordinassero sul posto i progetti.

Il dramma dei bambini affamati, abbandonati, violentati, sfruttati, utilizzati come soldati, menomati dalle guerre è quello che negli anni ci ha colpito di più e ci è entrato nel cuore, diventando impegno concreto. Come dom Luciano Mendes de Almeida, vescovo di Mariana (Brasile) e cofondatore della CIS, ci ricordava sempre, i bambini non sono il problema, ma la soluzione del problema. Uno sviluppo autentico ha al centro il bambino e le risposte ai suoi bisogni primari: l’amore di una famiglia, una casa, il cibo, la salute, l’educazione e l’istruzione, ma anche lo sviluppo della comunità in cui vive. Nel 1991, a Salvador de Bahia, Giovanni Paolo II ha dato a Ernesto Olivero il mandato di “essere l’amico fedele di tutti i bambini del mondo”, rafforzando e sostenendo questo nostro impegno. E’ nata così l’iniziativa Vita ai Bambini, che ha promosso progetti per i bambini in condizioni di miseria soprattutto in Brasile, Georgia, Romania, Bangladesh. Migliaia di persone si sono fatte carico di questi bambini nel loro bilancio mensile. In occasione dei nostri quarant’anni abbiamo lanciato la campagna: “Salviamo 100.000 bambini”: l’invito è di sostenere un progetto specifico di aiuto ai bambini, realizzato nei loro Paesi di provenienza coinvolgendo il loro contesto sociale.

Dalla fine degli anni ’90, abbiamo sentito con sempre maggior forza che oltre alla fame di pane, c’è sempre più fame di valori, di giustizia, di Dio. Per questo, i giovani che s’incontrano all’Arsenale della Pace hanno deciso di costituire un loro movimento, i Giovani della Pace, fatto non di tesserati, ma di persone che condividono lo stesso sogno e che credono che la strada per cambiare il mondo e costruire la pace passi attraverso l’impegno di ognuno di loro. E’ così che i giovani si sono impegnati a pieno titolo anche nei nostri progetti a favore dello sviluppo.

La nostra Filosofia

Il SERMIG non è né una banca né un ente finanziatore, ma promuove e sostiene iniziative e progetti che nascono dall’incontro con persone e comunità e che sono accomunati da alcuni punti, che riassumono la nostra filosofia. Crediamo, infatti, che ogni iniziativa debba avere alcuni fondamentali punti di forza, che possono assicurarne il successo, la continuità e la diffusività:

Costruire o ricostruire un tessuto comunitarioè necessario che nasca in loco una comunità, animata da valori autentici, da una spiritualità, che col tempo assuma pieno coordinamento dei progetti, nella promozione del bene comune; Ampio coinvolgimentocoinvolgere un’ampia base della popolazione che contribuisca sempre più a sostenere le iniziative in tutte le forme possibili;

Crescere nella capacità di essere, di agire, di scegliereorientare ogni attività verso la crescita in dignità della persona, nella convinzione che ciascuno può realizzarsi pienamente, investendo in solidarietà le sue potenzialità.
 
Impegno prioritario e trasversale a tutti i progetti per dare “Vita ai bambini”: da sempre abbiamo nel cuore i più deboli, che spesso sono anche i più colpiti dalla miseria. L’attenzione particolare ai bambini nasce dalla convinzione che uno sviluppo autentico possa partire solo dalla loro tutela. Per questo molti dei nostri progetti mettono al centro proprio i bambini e la possibilità di garantire loro un futuro, attraverso l’accesso all’istruzione e il miglioramento delle condizioni di vita di tutta la loro comunità. Nel tempo abbiamo incontrato e conosciuto anche il dramma dei diversamente abili, che nei paesi in via di sviluppo sono i più poveri dei poveri, spesso emarginati ed esclusi dalle società in cui vivono. Abbiamo visto che con interventi mirati possono reinserirsi nel tessuto sociale e migliorare le loro condizioni di vita e da allora abbiamo promosso diversi progetti a loro favore.
 

In questo modo le realizzazioni non sono estranee alle realtà in cui devono radicarsi, ma promuovono l’autosviluppo, in modo che i beneficiari diretti diventino sempre più protagonisti responsabili e in grado di coinvolgere il sostegno locale possibile. Le realizzazioni tentano così di diventare modelli e proposte aperte e coinvolgenti per altre realtà del luogo, senza mancare di responsabilizzare, proprio per l’autorevolezza dei risultati raggiunti, anche le autorità locali.

Accanto agli indispensabili interventi finalizzati ad accoglienza e servizi (sanità, abitazione, alimentazione...), si stimola inoltre sempre più la realizzazione di progetti di produzione reddito che alimentino imprenditorialità e professionalità e costituiscano risposte concrete e durevoli all’estremo fondamentale bisogno di lavoro, di sviluppo. Questo sia attraverso una formazione professionale adeguata, che con l’avvio di attività autonome produttrici di reddito, adatte alle opportunità locali.

Nei nostri interventi, inoltre, teniamo sempre in considerazione la prospettiva di genere, in modo da avere ben presenti le differenze tra uomini e donne in ambito sociale e nella dinamica delle relazioni. Sappiamo, infatti, che in tante realtà è ancora molto diffusa l’asimmetria tra il ruolo giocato dalle donne e il loro riconoscimento sociale. E’ dunque fondamentale che ogni progetto, ogni iniziativa, non sostenga “solo” le necessità pratiche delle donne – acqua/cibo/combustibile (quindi anche energie e tempo liberati), salute – ma consideri una priorità sostenere la crescita delle donne in termini di capacità (alla base di tutto la scolarizzazione per le bambine e ragazze fino ai livelli più elevati). Organizziamo, perciò, attività generatrici di reddito assieme a gruppi di donne che fanno così esperienza del lavoro comune su vari obiettivi, acquistando fiducia nell’azione trasformatrice che ne deriva per le loro vite, quelle delle famiglie e della comunità. Sostenere queste capacità, focalizzandosi sugli elementi di forza delle donne offre una prospettiva migliore di protezione e sviluppo per l’intera comunità. L’obiettivo della “eguaglianza di genere” è un obiettivo specifico delle azioni rivolte allo sviluppo umano, ma s’inserisce trasversalmente nel perseguimento reale di tutti gli altri: dallo sradicamento di fame e povertà, alla scolarizzazione, alla riduzione della mortalità infantile, al miglioramento della salute, alla conservazione dell’ambiente e delle sue risorse. E, in ultimo, all’evoluzione della comunità nel suo insieme.

Tutto questo deriva dalla nostra convinzione che la necessità non è tanto di risorse a pioggia, ma goccia a goccia, il cui impiego è accuratamente definito assieme ai beneficiari, nel tempo necessario per il contesto, con la sicurezza di poter portare avanti un programma: lavorando di giorno in giorno, ma con un orizzonte preciso. Specialmente oggi che i mezzi di comunicazione ci permettono di comunicare in tempo reale con tutto il mondo, conserviamo un rapporto duraturo e costante con tutte le realtà che aiutiamo per costruire una famiglia che si allarga al mondo e un Villaggio Globale che metta al centro la persona e la vita come opportunità unica e irripetibile per tutti e che promuova equilibrio nel progresso, rispetto dei più deboli e salvaguardia dell’ambiente.

Partendo da casa nostra...

Il Sermig da sempre ha incontrato il mondo attraverso testimoni: volontari, missionari, giornalisti, sindacalisti e gente comune che ci portano le problematiche dei contesti in cui lavorano, chiedendoci aiuto. Da sempre abbiamo davanti agli occhi lo scandalo della fame che anche oggi continua a far morire 100.000 persone al giorno, nonostante ci siano le risorse perché tutti possano vivere. Davanti a questo ci siamo chiesti “E io dove sono?, che cosa posso fare?”. Abbiamo così capito che per cambiare il mondo dobbiamo partire da casa nostra, ritrovando uno stile di vita sobrio e solidale e una visione del mondo che ci faccia “vivere semplicemente, perché tutti possano, semplicemente, vivere”, come il nostro amico Dom Luciano Mendes de Almeida ci ricordava sempre.

Per noi questo vuol dire impegnarci ogni giorno a vivere la restituzione del nostro tempo, delle capacità, dell’intelligenza, del denaro, della professionalità, di tutto quello che siamo e che abbiamo per metterli al servizio del bene comune. Questa mentalità cerchiamo poi di passarla anche alle persone e alle comunità con cui collaboriamo, perché crediamo che solo così si possa operare per la giustizia, passando dalle parole ai fatti, per essere segno concreto che la soluzione dei grandi problemi passa anche da ognuno di noi. Per noi è l’inizio della più grande rivoluzione non violenta: la rivoluzione della commozione e dell’intelligenza.

Proprio il vivere la restituzione tutti i giorni ci ha portato a dare vita a diverse iniziative che, partendo dal nostro territorio, si sono allargate al mondo. E’ nato così il Sabato Globale, un campo di lavoro permanente che tutti i sabato pomeriggio coinvolge giovani e non nella preparazione delle spedizioni di aiuti umanitari, nella costruzione di “soluzione tecnologiche” destinate ai paesi in via di sviluppo e nella discussione e confronto sui temi della mondialità, attraverso l’incontro con chi riceve gli aiuti da noi preparati.

E’ partita la raccolta di generi alimentari, farmaci, indumenti, cancelleria, prodotti igienici e di altri generi. Mani sapienti si sono specializzate nel restituire vita ad oggetti ancora utili, ma che vanno selezionati e aggiustati, perché nulla vada perso.

Grazie al contributo di tanti giovani questi aiuti vengono poi selezionati e spediti in tutto il mondo. L’impegno dei giovani si è spesso esteso al coinvolgimento delle autorità dei loro comuni d’origine in iniziative a favore di altre comunità del mondo.

Tutto quello che facciamo sul nostro territorio è animato dalla convinzione che tante gocce insieme diventano mare. Le nostre realizzazioni, anche quando possono sembrare piccole rispetto ai problemi del mondo, migliorano comunque sempre la vita di qualcuno e, inserite in un progetto più grande, contribuiscono a cambiare un pezzo di mondo. Una comunità che cresce aprendosi al mondo diventa seme di pace e può portare frutti impensati.

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