Vira

Pubblicato il 01-03-2024

di Simona Pagani

Con Vira ci conosciamo da quando è approdata a Torino con marito, madre e figlia, fuggendo dalla sua città rasa al suolo dalle truppe russe. Ha 65 anni, ingegnere di professione come la madre e il marito.
Le bombe, gli stenti, il freddo, la paura l’hanno resa capace di una sopportazione che mai avrebbe immaginato. Il Covid le ha portato via suo padre, e a distanza di poco la guerra le ha rubato tutto quello che aveva costruito. Juri è il marito di Vira: sei mesi fa, nonostante il parere contrario della famiglia, ha deciso di rientrare nella sua città finita in mano dell’esercito russo.
Il senso di estraneità, la lingua difficile da imparare alla sua età, il pensiero fisso su ciò che ha perduto, il miraggio di una casa, lo convincono che la partenza è l’unica soluzione. Sembra che i russi stiano assegnando alloggi in costruzione agli ucraini in grado di dimostrare, entro dicembre, di essere stati proprietari di casa. Juri parte, ma i documenti che porta con sé si rivelano insufficienti. Serve integrarli con originali da richiedere al consolato.

Ma da lì, lui non può più muoversi. I mesi passano, Juri non riesce ad accedere alla pensione perché il governo ucraino non ne consente il ritiro in territorio russo. La situazione di stallo lo divora. Dimagrisce di 15 kg.
Vira non sa cosa fare: partire e lasciare la madre anziana e la figlia per una terra in cui le bombe continuano a cadere e dove i padroni sono coloro che hanno distrutto la loro vita?
Oppure rimanere qui e lavorare finché le forze glielo consentiranno in una casa che non sarà mai la sua, con un futuro difficile da immaginare?

Le videochiamate con il marito sempre più magro e in depressione la convincono a lasciare il lavoro, ritirare i soldi che ha guadagnato e prenotare un volo per Varsavia. Dalla Polonia con un autobus attraverserà Lituania, Lettonia ed Estonia. Da lì tenterà di passare la frontiera con la Russia e poi ancora 900 km per arrivare in quella che un giorno non lontano era stata la sua città. L’abbraccio con la madre e la figlia è interminabile: non sanno se si rivedranno più. Vira raccoglie la sua vita in un bagaglio di 30 kg. Ieri sera, a cinque giorni dalla sua partenza, mi arriva un messaggio: «Sono alla frontiera con la Russia. C’è una fila infinita e da mezzanotte chiuderanno l’ingresso a tutti i cittadini ucraini. Se non riesco a passare mi riportano indietro». Vira è stanchissima, fa freddo, piove, ha finito acqua e cibo. La sua speranza, sempre più flebile.
 

Simona Pagani
NP gennaio 2024

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