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Desiderio e desideri


Gesù è l’uomo del desiderio: in questo egli si differenzia da noi, che siamo tutti uomini e donne dei desideri.

di Giuseppe Pollano


Gesù nel cenacolo ha detto parole fortissime che ci rivelano il suo cuore: quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho tanto desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio” (Lc 22, 14-16). Il verbo “desiderare” traduce debolmente l’originale, dove ha un significato molto forte, esprime cioè il desiderio passionale e invincibile, sia in positivo che in negativo; troviamo infatti lo stesso verbo nell’ammonizione di Gesù in Mt 5,28: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”. Nel nostro caso invece esprime desideri sublimi, è travolgente.


GESÙ, L'UOMO DEL DESIDERIO
Miniatura raffigurante la prima Pasqua ebraica
Gesù e i suoi discepoli stanno celebrando la Pasqua ebraica, memoriale del cammino dell’esodo. Gesù entra dunque nella memoria dell’esodo, ma non guarda indietro, perché ha nella mente e nel cuore un ben altro esodo, l’esodo definitivo, quello che ci salva, il suo esodo verso il Golgota. E ai suoi discepoli, per quanto essi possano comprendere per il momento, anticipa il mistero della Croce.
Cogliamo dunque Gesù nel suo essere un uomo del desiderio: in questo egli si differenzia da noi, che siamo tutti uomini e donne dei desideri. Gesù, che non è e non è mai stato l’uomo dai mille desideri, si dimostra qui più che mai letteralmente divorato da un solo desiderio, che è quello di un Dio che vuole tornare a Dio, ma attraverso l’uomo: certamente Dio non ha bisogno di tornare a Dio, ma se Dio si fa uomo sì, perché gli uomini si erano allontanati da lui.

È bello pensare a Gesù come ad un uomo quasi torturato dal desiderio. Il nostro Gesù è un Gesù pieno di pace, sereno, ma è anche un Gesù tormentato ed angosciato. Ecco allora il Signore che nel cenacolo fa comprendere quale vulcano ha dentro, e poi trasforma questa tensione nel far diventare corpo e sangue quel povero pane, quel povero vino. La misura del suo desiderio è la sua angoscia finché non avrà dato tutta la vita a suo Padre per noi, una sublime inquietudine che ci sbalordisce e ci conforta nello stesso tempo. Peccatori o santi che siamo, indifferenti o appassionati, lui non cambia, lui è sempre lo stesso: vuol prenderci e tirarci dietro a sé in questo cammino di desiderio di Dio.


NOI E I NOSTRI DESIDERI
Mike Lewis, L'ultima cena
Uno dei più lucidi ed amari atei del nostro tempo, Jean Paul Sartre, ha detto che l’uomo è fondamentalmente desiderio di essere dio, scrivendo Dio con la d minuscola. Ma al di là di tutto il desiderio di Dio ce lo portiamo nascosto nel cuore, siamo stati destinati ad essere dio in Dio, osavano affermare i padri della Chiesa: “Egli si è fatto uomo perché tu diventassi dio in lui”. Questa è l’enorme grandezza dell’uomo.
Questo Gesù così traboccante di passione ci obbliga a domandarci chi siamo. Noi, in quanto creature di Dio, abbiamo stampato nell’essere il desiderio di lui, qualunque cosa ne facciamo. Col battesimo siamo in un cammino verso di lui, ma siamo anche impastati nella cultura in cui viviamo. È dunque bene che davanti a lui, l’uomo dal desiderio totale, noi ci rispecchiamo per capire chi siamo davvero e come possiamo diventare cristiani migliori.

Spinoza diceva che il desiderio è quella tristezza di quando ti senti mancare qualcosa, qualcuno; è anche quell’inquietudine di quando tu ti rendi conto che una cosa sarebbe molto conveniente al tuo bene, e non ce l’hai. Il desiderio è la tendenza ad avere quella cosa, quella persona, per trovare il proprio appagamento. In una parola: il desiderio è la molla della vita. Non avessimo desideri, saremmo inerti. Il desiderio non è una cosa cattiva, è il dinamismo profondo della persona umana. Sta di fatto però che noi siamo uomini e donne dai molti desideri. E, normalmente, questi desideri in noi molto spesso sono in disaccordo, sono contraddittori. Abbiamo desideri di carattere razionale, altri di carattere psichico, altri di carattere fisico; molto spesso abbiamo la sensazione di non poter dominare tutto questo insieme di desideri vaganti in noi, che la fanno da padroni prepotenti, e di non riuscire a metterli secondo una scala di valori.


RIVISITARE I NOSTRI DESIDERI
Rollin Kocsis, l'ultima cena
È saggio tentare di radiografare noi stessi, confrontandoci con il comportamento di Gesù, che ha espresso il proprio desiderio dominante, quello di consegnarsi a Dio Padre, nel volersi perdere in Dio. E questo deve essere anche il nostro desiderio.
Occorre proprio domandarsi qual è il gioco dei nostri desideri reali, quelli che muovono la nostra vita, che ispirano le nostre quotidiane decisioni, occorre domandarsi cioè chi o che cosa ci fa muovere nella vita.
Ci sono troppe persone vittime di fatica, di malinconia, di tristezza, perché si sono rese conto che la vita ha dato loro poco, almeno non quanto si aspettavano, e quindi sono portatori di desideri frustrati e portatori di lacrime. Perché dobbiamo lasciare che i desideri piccoli, che non sono il nostro destino, ci mortifichino, ci facciano diventare persone deluse che si chiedono a volte se valga la pena essere nate?

Dobbiamo vincere questa tendenza alla malinconia e rinfrancarci rafforzando la fede, perché la vita, anche se è quello che è, sta andando verso la beatitudine eterna, in modo certo e sicuro. Ci sono tante persone piene di vitalità tormentate dai propri desideri. Lottano e non hanno mai pace: ottenuta una cosa, ecco che si entusiasmano per un’altra.
In ogni caso tutti siamo soggetti a questa tentazione: “Là dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21) ci ammoniva Gesù, ed aveva ragione. Egli ancora una volta fa il nostro autoritratto e ci invita a domandarci se quello che diventa il proprio tesoro, è anche il suo, è degno di essere definito tesoro.
Come è bello quando ci rendiamo conto di aver desiderato cose belle, generose, buone, che ci mettevano anche in gioco, che richiedevano sacrificio e non abbiamo avuto paura di compierle! E allora possiamo intuire che Gesù nel cenacolo non era un Gesù triste, incupito, ma un Gesù che nel suo cuore sorrideva, con grande coraggio, perché sapeva che nel compiere il suo unico, grande desiderio, ci avrebbe salvati.


COME LAVORARE SU NOI STESSI
Alessadro Barrocu, Studio per l'ultima cena
Abbiamo diverse ipotesi di lavoro interiore di fronte a questo Gesù, di fronte al Dio che si è fatto desiderio di Dio e che adesso è in noi.
Innanzi tutto occorre mettere mano alla nostra vita, ridare un ordine morale ai desideri, avere il coraggio di conoscerci fino in fondo per correggere quelli cattivi: un egoismo, un amor proprio, una sensualità, un affetto sbagliato, un attaccamento eccessivo a questo o a quello.
Oltre a questo lavoro di equilibrio, di messa a punto, domandiamoci come può crescere in noi il desiderio di Dio e se il Dio che incontriamo nella preghiera e negli avvenimenti della nostra vita può diventare un Dio più presente, il nostro piccolo tesoro di ogni giorno.

Occorre imparare a darsi momenti in cui sentirsi soli con lui, vivendo l'intimità dell’incontro e assecondando questo nostro Dio che durante il giorno si fa presente, chiama e richiama, si fa sentire. Ma dobbiamo imparare ad incontrare Dio anche attraverso gli avvenimenti: Mounier diceva che l’avvenimento è il proprio maestro interiore e che si impara ad essere cristiani da quello che ci accade. Ci accade sempre qualche cosa e, quando siamo in una giornata difficile, non disanimiamoci, non ribelliamoci, ma troviamo Dio. È infatti inutile trovare Dio nella preghiera estatica se poi inciampiamo nell’incontro con lui attraverso gli avvenimenti che secondo noi non dovrebbero accadere, che ci disturbano: lasciamo che accadano le cose che lui lascia che accadano, diventiamo figli nell’umiltà e nell’abbandono.

Dio ci aspetta sempre nell’altro, nel volto dell’altro, nel desiderio dell’altro. Non possiamo lasciare da parte qualcuno, perché non lo vogliamo neanche vedere; non possiamo vivere in debito di misericordia e di amicizia verso qualcuno; Dio ci attende lì: “Se stai andando all’altare e ti ricordi che qualcuno ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta, va’ a riconciliarti con lui e poi torna ad offrire la tua offerta” (Mt 5,24). Davanti a questo Gesù che muore di desiderio dobbiamo chiederci se il Signore ci sta aspettando in qualcuno, perché allora è in questo qualcuno che dobbiamo incontrarlo.

Se vivi in questa dimensione, nessuno potrà mai dirti che non fai certe cose perché sei frustrato, perché vedrà in te la gioia di vivere la libertà di un figlio di Dio. Non fai certe cose che potresti facilmente fare perché hai capito che sono piaceri squallidi, bassi, mentre tu hai aperto il cuore a gioie più grandi.
Questo è entrare nel cenacolo con Gesù ed uscirne ammaestrati.


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore