Verrà la primavera

Pubblicato il 01-04-2023

di Gian Mario Ricciardi

Dopo gli spiragli di pace, sarà un anno di brividi… sereni. La guerra bestiale voluta da Putin, sia pure con la lentezza della ritirata che davvero richiama Il Sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, lascerà la terra martoriata di Ucraina cui non basteranno 600 miliardi di euro per ritrovare il caldo. La pandemia, dopo un’alzata di ingegno tra varianti e contagi, è destinata ad uscire dalle nostre case e ad entrare nei libri di storia come la malaria. La crisi che ha fatto esplodere tutte le contraddizioni del consumismo più sfrenato e le disuguaglianze di una società con troppi ricchi e troppi poveri con la disarmante fragilità di un’Europa, gigante coi piedi d’argilla, vedrà le vie d’uscita. Il governo Meloni, voluto da una grande maggioranza, osteggiato da un gruppo altrettanto agguerrito, troverà La strada del davai di Nuto Revelli.

Pandemia
Passano le settimane e, nonostante sia venuta meno molta attenzione e prevenzione ai contagi, la malattia che a tutti ha provocato, in tre anni di tempesta, gli incubi delle sirene delle ambulanze, la paura di veder arrivare infermieri e medici “coperti” fino ai denti, i morti che abbiamo salutato da lontano senza vederli più, si sta esaurendo. Per non farsi mancare nulla, nei giorni passati s’è fatta accompagnare da un’ondata di influenza mai così virulenta. Ma, per fortuna, solo in qualche caso, ha riempito di barelle i corridoi dei pronto soccorso e le terapie intensive. Ricordiamo gli ospedali allestiti in fretta in Cina e da noi a Milano? Ci resta una grande spossatezza. Alla fatica di ogni giorno, si aggiungono altri timori, vecchie e nuove paure, sempre meno medici, come gli infermieri, le liste d’attesa secolari, le visite urgenti rinviate.
Non dimentichiamo però che tutti siamo passati nel tempo delle sale operatorie chiuse per settimane agli interventi di ordinaria prevenzione.
Sì, l’inferno è passato ed il panorama assomiglia di più a quello del purgatorio. Con un po’ di pazienza riusciremo a ritrovare Il Paradiso e non solo quello di Dante.

Guerra
Abbiamo visto tutti papa Francesco piangere, richiamando le sofferenze di un popolo violato e massacrato come gli ebrei della Shoah. Con la gradualità inusitata ma inevitabile della diplomazia qualcosa si muove. La situazione è complessa e non è facile trovare “il filo di Arianna”. Non è facile e si capisce guardando i ricatti, i palazzi che somigliano sempre di più alle macerie del nostro secondo dopoguerra, il gelo, il buio di notti che sembrano non finire mai. Tuttavia la pace si costruisce così: con i compromessi ed infinite attese nonostante i rigurgiti di bombe, missili e ferocia .

Crisi
Temevamo di passare l’inverno al freddo.
Questa volta la politica lo ha evitato e ha cominciato a ridisegnare il nuovo atlante del mondo. Così il gas (pur con tutti i compromessi e i blocchi temporanei) c’è; il grano per ora non è mancato; le materie prime hanno rallentato la loro folle corsa dei prezzi accesa, come storicamente succede, anche da speculatori internazionali privi di qualsiasi scrupolo.
Ci restano fabbriche che non ce l’hanno fatta, altre che stanno rivedendo i piani industriali e le strategie, ma il tessuto forte della rete lavorativa tiene. Ci restano staffilate di saracinesche abbassate non solo nella città, ma anche nei paesi e manca, purtroppo, un’efficace strategia per fermare la desertificazione.

Governo
Si muove da pochi mesi. Può piacere o meno, ma ha fatto delle scelte: alcune obbligate, altre intelligenti, altre inutili che forse verranno modificate. Attorno al nuovo esecutivo c’è tanta attesa e anche molto pregiudizio.
Sarà un anno da brividi: ci auguriamo tutti che questi brividi portino serenità. Ora è come sospeso, come un equilibrista, su un filo d’acciaio, alto, molto alto nel cielo. Là, c’è il nostro futuro.

Rabbia
S’è vista, soprattutto sui social, ma anche nelle piazze, molta, troppa rabbia. Sono tornate minacce e violenza. Attenzione! Sotto quei pochi carboni accessi, che ora per fortuna provocano rare folate d’inferno, ci sono le radici di un nuovo terrorismo: gli “anni di piombo” delle brigate rosse non devono più tornare. Mai!
 

Gian Mario Ricciardi
NP gennaio 2023

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