Murphy vs. Gastone

Pubblicato il 31-08-2012

di Mauro Tabasso

di Mauro Tabasso - Musica e sicurezza: dopo Jovanotti, anche Laura Pausini piange la morte di uno dei suoi tecnici. (NP Aprile 2012)


La fisica è una cosa fantastica, anche se non è una scienza perfetta perché molti dei temi sui quali dibatte non sono che ipotesi, teorie, probabilità che un evento si verifichi oppure no. Il caos, per esempio, è uno di questi temi: una specie di disordine vagamente regolato, un moto browniano che anima e governa alcuni scenari, alcuni sistemi. Volete un esempio? Prendete la seconda legge della termodinamica.
Non la ricordate? Fa niente.
Vi voglio bene perché grazie alla vostra memoria corta posso fare un po’ il brillantone. La legge dice più o meno così: “In un ambiente chiuso, con il passare del tempo, il caos tende ad aumentare”. Si chiama entropia e riguarda i fluidi, ma chi come me ha dei figli può giurarvi che funziona anche a casa, non solo, ma che tale legge poteva tranquillamente enunciarla un povero genitore frustrato anziché un gran cervellone occhialuto e stralunato…
Ma è di un altro tema che oggi vorrei parlarvi: l’errore.
La scienza ne distingue di due tipi, quelli accidentali, che in apparenza non dipendono da nulla, sono fatalità, casualità imprevedibili, e quelli sistematici che sono invece insiti nel metodo, nella procedura con cui si affronta un evento o nello strumento con cui viene misurato, e per questo, se individuati, possono essere previsti, corretti o compensati. Vi faccio un esempio. Una sera dimenticate di attivare la sveglia e il mattino fate tardi al lavoro. È un errore accidentale. Ma se dimenticate di regolare l’ora legale/solare, ciò indurrà un errore sistematico; per sei mesi all’anno quello strumento (la sveglia) darà una lettura del tempo sempre errata, o avanti o indietro. Io sono stralunato (e occhialuto), e benché questo non faccia di me un cervellone, mi sento tuttavia di affermare che due morti durante l’allestimento di un concerto nel giro di tre mesi non sono più un caso, o quantomeno la probabilità che lo siano è piuttosto bassa. Non si tratta più di fatalità, ma di modus operandi, di metodo, dell’approccio con cui si affrontano e si preparano questi eventi.
A proposito, sapete come funziona? No? Mi costringete a fare nuovamente il brillantone. Palco U2
Dunque, l’artista ha un manager, un ufficio stampa. Il secondo cura la comunicazione del prodotto, il primo cura il prodotto stesso (gestione, immagine, organizzazione spostamenti…). I concerti, il tour, vengono affidati a un’agenzia cui viene conferito un mandato di rappresentanza e vendita del prodotto sul territorio. L’agenzia affida l’allestimento ad un promoter (a volte agenzia e promoter sono la stessa entità) che, al fine di mettere in piedi il tutto, affitta la location (teatro, stadio, palasport…), si occupa dei permessi necessari, reperisce materiale e personale per realizzare la scenografia (palco, scene, audio, luci, video, regia, secondo precisi progetti del management); poi fa la promozione (manifesti, giornali, radio…), il booking (vende i biglietti), paga tutto e tutti, artisti compresi.
La differenza tra entrate e uscite, o una percentuale sugli incassi, realizzano il guadagno del promoter/agenzia, secondo i contratti stipulati tra le due entità e il management/artista.
È più o meno chiaro?
Ora, meno si spende e più si guadagna. I costi fissi (cachet, fissati nero su bianco a inizio tour, permessi, forniture di energia, tasse di concessione, SIAE, ecc.) non si possono tagliare. Sui progetti (palco, luci, ecc.) non si discute nemmeno. Su cosa si risparmia? Ma sul personale!
Se ne assume a giornata il meno possibile, poi sulle location, che vengono affittate per il minor tempo possibile. Tanto per darvi un’idea: un teatro come l’Auditorium Giovanni Agnelli al Lingotto di Torino costava qualche anno fa (ora non so più) 12-13 mila euro al giorno +IVA, euro più euro meno; il teatro Regio di Torino qualcosa in meno; un Pala Olimpico o un Pala Lottomatica battono più o meno lì. Pensate a due/tre giorni per montare, uno per provare, uno per fare l’evento e smontare (la notte stessa) e fanno quattro/cinque. Metteteci il personale. Per un evento come quello della Pausini calcolate almeno 30-40 persone per i giorni di cui sopra. Ai tecnici non reclutati sul posto dovrete poi dare, oltre alla paga, anche vitto e alloggio.
Aggiungete il materiale, i mezzi e le relative spese di trasporto, l’affitto di costosissime tecnologie audio ma soprattutto luci e video, infine aggiungete il già citato cachet dei musicisti e le loro spese. Dulcis in fundo, sommate anche il cachet dell’artista (alcune decine di migliaia di euro solo per lui/lei) e fate i conti.
Come fa il promoter a starci dentro? Vende i biglietti a 70 euro a cranio e sub-appalta tutto quello che può dando il lavoro a ribasso, fino ad arrivare a costi orari irrisori, perché sulle altre voci del capitolo non può fare miracoli.

E adesso chiedetevi cosa ci faceva Matteo Armellini a tirare cavi sotto una tensostruttura alle due di notte. Lì pare abbia ceduto il pavimento del Palasport, ma nessuno ne ha verificato il carico utile (sarebbe costato tempo e denaro).
Vanno riscritte le regole di questo settore e, come per altri, vanno riscritte mettendo al centro non la pecunia, non il profitto, ma l’uomo, la vita. Ora tutti, dopo Francesco Pinna, piangono Matteo e tutto il mondo della musica è costernato.
Tutti sono in un lutto devastante (sono testuali parole…), ma… Ridursi un po’ il cachet ? Ridurre un po’ gli allestimenti ? Neanche a parlarne. Ecco dove sta l’errore sistematico. Tra tutte le ineffabili leggi enunciate dal celebre studioso Murphy, una dice così: “La sfiga non cercarla. Sarà lei a trovarti per prima. Ma se te la cerchi… sono tutti cavoli tuoi!”. Se riuscite a confutare questa legge, allora, parola mia, siete più intelligenti di Murphy stesso o più fortunati di Gastone Paperone. Vi auguro la seconda, ma vi sconsiglio vivamente di sfidare il vecchio Murphy..


DIAPASON – Rubrica di Nuovo Progetto

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