Usciamo dall’angolo

Pubblicato il 02-11-2023

di Corrado Avagnina

Siamo pressati da input che dovrebbero metterci in allarme. Da una parte le tragedie di terremoti, inondazioni, alluvioni… che impressionano per i disastri e le vittime. Anche se in questa società mediatica del “consumi news e fuggi” si fa in fretta, purtroppo, a voltar pagina, con poca memoria e magari tanta voglia di pensare cinicamente ad altro. E siamo ancora inquietati dalle tensioni che sanno di conflitto armato, dalla guerra in Ucraina ai focolai per nulla indolori nell’Africa subsahariana o nelle terre dell’Armenia… ma rischiamo di cadere nell’abitudine. È grave, per chi sente nell’animo responsabilità per l’ora presente. E poi le migrazioni che non accennano a diminuire. Molti ne parlavano già anni fa, ma non si è fatto nulla per assumere umanamente e socialmente questo fenomeno inarrestabile, che oggi “esplode” in mezzo a scelte politiche che mettono qualche brivido. Come se si cavalcasse un‘onda di chiusura, di respingimento, di fastidio. Si cercano soluzioni spicce ma anche complicate, con il risultato di ferite, sconforto e ansia che rimangono sulla pelle e nell’animo di chi arriva in cerca di dignità e di futuro. La politica mostra tutti i suoi limiti, con visioni miopi. Ma anche la società non fa grandi sforzi per lasciarsi interpellare in profondità, su un cambio d’epoca in cui il migrare resta un dato diffuso, da raccogliere come un appello vero e talora angoscioso.

Se poi allarghiamo lo sguardo sul quadrante internazionale, comincia ad allarmare la crisi delle democrazie, che rischiano di incepparsi. Mentre le autocrazie, le democrature, le tirannie, i neocolonialismi avanzano e appesantiscono il clima generale in cui il bene comune viene dimenticato o si bypassa. Basta guardare all’impotenza dell’ONU!

Senza dimenticare l’inconcludenza degli Stati quando si tratta di scelte decisive in chiave di salvaguardia ambientale. Non si riesce più a trovare il coraggio per porre rimedio ai guasti prodotti sull’unico pianeta di cui disponiamo. Sempre, e quasi solo, compromessi, rinvii, toppe non risolutive.

Può forse prendere lo sconforto. E non sarebbe immotivato. Ma restiamo noi che possiamo introdurre convinzioni, progetti, sensibilità e gesti concreti per non rassegnarci al peggio. C’è una forza d’umanità che va solo sorretta e accompagnata, senza ritrarsi in chissà quale angolino al riparo. Nella barca ci siamo tutti. E ognuno ha talenti da spendere per cambiare rotta, non rassegnandosi al tran-tran che invece contagia. Lasciando che le onde di altro segno abbiano la meglio.

Il protagonismo di ciascuno, in controtendenza sulle frontiere oscure di oggi, non è un’utopia. È una chance da cogliere. In cui credere.

Corrado Avagnina

NP Ottobre 2023

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