Battere le mafie

Pubblicato il 14-12-2023

di chiara

Un piccolo libro racconta un mondo dimenticato

Non è un manuale, ma storia di vita vissuta da chi in carcere ci è finito per scelte sbagliate e di chi per scelta frequenta il carcere perché crede profondamente nell’art. 27 della Costituzione: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

e-mail a una professoressa. Come la scuola può battere le mafie (Effatà Editrice) è un piccolo libro che racconta un grande mondo troppo spesso dimenticato ed emarginato al margine delle nostre città: il carcere. Un testo scritto a più mani curato da Giuseppe Giunti, francescano che da anni accompagna nel carcere di Alessandria i collaboratori di giustizia e Marina Lomunno, giornalista che offre la sua professionalità per dare voce a ciò che di buono avviene dietro le mura delle prigioni. Con loro le parole di Maria Teresa Pichetto, la promotrice del Polo universitario dentro l’istituto penitenziario torinese Lorusso Cotugno instancabile sostenitrice che la cultura dentro le mura è assolutamente necessaria, lo ammettono gli stessi detenuti: «Non è che studiando mi fa uscire prima dal carcere, però mi fa uscire un’altra persona» e ancora «lo studio in carcere è una alternativa importante per condurre una persona a riflettere sul passato e a riprendere l’autostima».

Pagina dopo pagina emergono i pensieri di detenuti e del loro rapporto con la scuola, troppo spesso abbandonata in giovane età che avrebbe invece potuto cambiare la loro vita, commovente la narrazione di Roberto che è stato capace di rinascere dentro e dopo il carcere, della direttrice Elena Lombardi Vallauri che guida l’istituto torinese dopo essere stata a Asti e Alessandria.

La parola anche di un giudice minorile e scrittore, oltre che l’esperienza di una classe di giovani liceali che si è confrontata con la frase evangelica: ero carcerato e mi avete visitato. Parole e riflessioni per dire insieme che la scuola, la cultura, l’istruzione sconfiggono la criminalità di stampo mafioso.

Il titolo evoca il libro di don Lorenzo Milani Lettera a una professoressa, e ogni capitolo si apre con una frase tratta da quel libro. Sono frasi forti e significative della sua visione elaborata con e per i ragazzi di Bibiana. «Abbiamo scelto – spiegano gli autori – di ispirarci a don Milani anche perché quest’anno si celebra il centenario della sua nascita e il suo messaggio dopo decenni rimane attualissimo, e purtroppo, ancora incompiuto».

I proventi dei diritti d’autore sono interamente devoluti a sostenere le necessità dei collaboratori di giustizia e delle loro famiglie.

Chiara Genesio

NP Novembre 2023

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