Tutti, ma proprio tutti là

Pubblicato il 01-10-2022

di Arsenale della Speranza - S.Paolo

Quaresima, tempo triste, con il solito digiuno incompreso e la solita via crucis molto sofferta; ma se a questi 14 quadri mettessimo un volto, una persona in carne e ossa, se sotto alla croce ci fossero persone vere e non i soliti santini?

All’Arsenale della Speranza ci siamo preparati per la Pasqua dando voce ad alcuni dei personaggi che hanno vissuto quei tre giorni che hanno rivoluzionato la storia e le nostre vite. Dargli voce, perché parlino al cuore, perché umanamente abbiamo tutti bisogno di essere là, sentirci là. Personaggi diversi, con passioni diverse, ognuno con il proprio Gesù da ricordare, la propria colpa da farsi perdonare e il proprio dolore da portare avanti, nonostante tutto, nonostante fosse tutto finito lì. Tutti fermi al calvario, alla croce, a guardare l’uomo morto, nessuno che si è spinto fino alla domenica, nessuno che ha rotolato la pietra. Ma non voglio fermarmi anche io fino al prossimo Triduo 2023; voglio andare insieme a tutti voi, come forse è giusto che sia, fino alla nostra domenica.

Vedo Giovanni sudato per la corsa, che con amore abbraccia i teli vuoti; vedo Pietro, che come al solito ci arriva un po’ dopo, che si tiene la testa fra le mani e non ci sta capendo più molto; le tre pie donne, che borbottano ancora sulla pietra e che si danno di gomito, quasi a dire: «Vedi? Io te lo avevo detto». Il centurione che forse ha iniziato a credere, Malco che si aggira tra gli ulivi all’ascolto di ogni rumore, di ogni fruscio e il povero Cireneo, in cerca di qualcuno da aiutare, da sollevare almeno per un attimo. Nicodemo no, è a casa, forse per non perdere le brutte abitudini, forse perché si era già esposto tanto ieri, ma lui ha i suoi tempi e ci raggiungerà dopo.

A prestare voce a questa storia mancava solo lei, la Maddalena, che si è fatta la via crucis, la croce, il sepolcro e ora è qui, in silenzio, lei che vede nonostante le lacrime, che accarezza prima con il cuore che con le mani.
Proprio lei che, come prima apostola, corre a chiamare gli altri, corre a chiamarci tutti, per farci vedere ciò che non si può vedere, per farci scoprire ciò che non c’è più: «mi ha chiamato… Maria… ed è come eco che rimbalza nel cuore… Mi chiama, pronuncia il mio nome, ed è come se fosse un battesimo, come se fosse la prima volta che lo sento. Migliaia di volte mi hanno chiamata, mille voci, mille volti, mille modi diversi di pronunciare il mio nome…Maria, la donna, la compagna, l’amante, la sorella, la figlia, sono stata tutto questo per loro, ognuno mi ha chiamato per farmi essere quella che volevano loro.
Ma questa volta no, questo mio nome “Maria” è diverso dagli altri, libera il cuore, apre alle lacrime, parla all’anima, è insieme il ricordo di un amore e la sorpresa di una novità. Non so neanche io chi ho visto, ma quella voce era la Tua, era amore per me, solo tu potevi amare tanto, solo tu puoi ancora, adesso, chiamarmi per nome, ti ho riconosciuto, mio amato, solo per l’amore che doni. E ora sei qui, sei tornato per me, sei tornato per tutti, tu sei il Risorto. Come potrei trattenerti? Trattenere Colui che è l’Amore, le carezze umane sono di una vita passata, ora ho davanti a me il Dio vivo, per sempre».

La Madonna intanto fa lieta la sua casa di una gioia che non le appartiene e che può solo condividere. Ripete tra sé questi versetti: «Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti” (Is 54, 2).
Si prepara così ad accogliere l’amore di Giovanni, rispondere alle domande di Pietro, asciugare le lacrime della Maddalena.
In casa sua, lei allunga la tavola, prende altre sedie e prepara qualche pagnotta in più, dicendosi che tanto non andranno sprecate. Lei lo sa, che questa sera a cena, ci saremo tutti.


Alberto Brigato
Arsenale della Speranza - San Paolo - Brasile
NP maggio 2022

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