Sermig

Il vangelo di Marco (13/21)

di p. Mauro Laconi, op - Mc 4, 35–6,7: la fede fa miracoli e salva (2/2).

5) il significato teologico del miracolo

In questi episodi non vi è una serie di miracoli, ma quattro tipi di miracolo differenti, una tipologia del significato teologico del miracolo. Il primo è la vittoria contro la paura dell’uomo, il secondo vince la forza di satana che incatena l’uomo, il terzo libera dalla malattia, il quarto libera dalla morte. In questi episodi è come se Gesù fermasse tutta una serie di forze scatenate contro l’uomo: la paura, satana, la malattia, la morte.
Passa Gesù e nasce una nuova umanità, ma umanità che non ha più paura, né timori, né ossessioni, che non teme più la malattia, non ha più problemi nei riguardi della morte.
Marco non fa uso di categorie speculative, non usa concetti astratti, ma, con questi episodi, è come se ci dicesse che Gesù è venuto a salvarci, è il Salvatore. Marco non usa la parola “salvatore”, ma descrive Gesù che libera l’uomo dalle quattro paure fondamentali che si annidano nella sua anima.

Emanuele Luzzati - Eden, particolareÈ stato anche notato che Marco dà l’impressione, raccontando questi episodi, di avere in mente il paradiso terrestre, quando l’uomo non era ancora vittima di satana, ed era in pace con la natura e la dominava, non temeva la malattia e non conosceva la morte, che non esisteva perché c’era l’albero della vita.
Con questi quattro tipi di miracolo, teologicamente parlando, Gesù riporta l’uomo alla condizione del paradiso terrestre: integro, come era uscito dalle mani di Dio. Allora non c’erano paure, e satana non aveva poteri. Poi l’uomo ha deciso di ascoltare satana, il serpente, e hanno avuto inizio la paura, il dolore, la morte. Non dobbiamo quindi limitarci alla lettura epidermica dei miracoli, al dominio di Gesù sulla natura, sulla malattia e la morte, alla sua supremazia su satana. Questo è il solo punto di partenza. Il vero significato, il senso profondo dei miracoli qual è per Marco? Nell’uomo c’è qualcosa che non corrisponde più ai progetti originali di Dio, e Gesù restaura il progetto divino iniziale, riporta l’uomo come è uscito dalle mani di Dio, nella sua purezza e integrità originarie.

Questo guardando all’indietro, perché il discorso lo si può fare guardando invece al futuro. Il paradiso terrestre non è altro che una proiezione all’indietro di quello che sarà in futuro l’epoca messianica, quando satana sarà definitivamente sconfitto, la malattia non esisterà più, non ci sarà più la morte e l’uomo sarà di nuovo il rappresentante di Dio nel creato. Marco anticipa la realtà escatologica, cioè ciò che ci sarà alla fine dei tempi. Gesù con alcuni segni profetici, perché i miracoli sono segni profetici, anticipa quella che sarà la condizione dell’uomo alla fine dei tempi, se l’uomo avrà seguito Gesù attraverso la storia: se l’uomo ha il coraggio di camminare dietro a Gesù, ecco quale è il suo destino.


6) i cinque episodi


Abbiamo sinora guardato i racconti globalmente. Se li guardiamo ad uno ad uno, ci colpisce la loro vivacità: sono racconti veri, narrati in modo realistico, con dettagli molto significativi.

Giorgio de Chirico, Cristo e la tempestaNel racconto della tempesta calmata, Marco ci lascia immaginare i discepoli che vanno avanti e indietro sulla barca sommersa dalle onde, nella natura scatenata, che si danno da fare, chiamano in appello tutte le loro capacità marinaresche e, solo alla fine, quando non possono far più nulla, svegliano Gesù, che dorme tranquillamente in mezzo alla tempesta, in pace nonostante la bufera. Certi particolari sono soltanto di Marco

Nel secondo miracolo, quello dell’indemoniato liberato vi è un ossesso che nessuno riusciva a trattenere, né con le catene né con i ceppi. E questo ossesso notte e giorno, fra i sepolcri e sui morti, gridava e si percuoteva con pietre, ululava e il suo urlo si sentiva da lontano. È un uomo gigantesco, dalla forza spropositata, quello che si getta ai piedi di Gesù.
È gustoso poi il fatto dei mandriani che, visto il miracolo, corrono dalla gente in città, e la gente prega Gesù di andare via. Gesù che fa dei miracoli è un personaggio molto scomodo: avevano perso 2.000 porci. Marco si concede anche un dettaglio di tipo popolaresco, il dialogo tra Gesù e il diavolo: “Come ti chiami?” “Legione, perché siamo in molti”. È un esercito satanico, ma Gesù riesce a dominarlo. E poi la notazione che, pur di non abbandonare quella regione, i diavoli chiedono di andare nei porci.

Il terzo episodio è quello della guarigione della donna malata. Il suo pensare “basta che io gli tocchi il lembo del mantello”, lo stupore di Gesù: “Chi mi ha toccato?”, lo spavento della donna, la risposta dei discepoli: “Toccato? Ma ti stanno schiacciando!”, e la reazione della donna che gli si getta ai piedi e confessa è una successione molto vivace e delicata.

Il quarto episodio, quello della bambina morta, è incastonato nel miracolo precedente. Gesù va con Giairo, che lo aveva supplicato di guarire la figlia. Durante il viaggio vi è la guarigione della donna e poi la risurrezione della bambina. È un metodo compositivo che Marco usa frequentemente, per indicare la forte coesione tra due settori del vangelo, due episodi strettamente collegati l’uno con l’altro.
Anche questo episodio è molto delicato. Un papà va a chiedere di andare a guarire la bambina, che è gravissima, e Gesù si mette in cammino. Durante il tragitto arriva la notizia che la bambina è morta, e il consiglio di lasciar libero il maestro. Gesù allora prende l’iniziativa: “Non temere, soltanto abbi fede!” e continua il viaggio per andare a resuscitare la morta. Nella casa c’è gente che grida, piange e canta le nenie, ma non ha fede: deve mandarla fuori per compiere il suo prodigio. Gesù poi raccomanda con insistenza che nessuno venga a saperlo.

Vi è infine il quinto episodio, forse il più importante: Gesù, che aveva in serbo un quinto miracolo, non ha potuto compierlo. I miracoli, forse i più belli, non sempre Gesù riesce a compierli, perché c’è qualcuno che glielo impedisce, e magari quel qualcuno sono io. C’è un miracolo che vorrebbe fare per me, ma rimane inceppato dalla mia mancanza di fede, come lo fu dallo scetticismo della gente di Nazareth: cos’è questa sapienza, cosa sono questi prodigi? Non è forse il falegname che conosciamo bene, come conosciamo bene tutta la sua famiglia? E si scandalizzarono di lui.
Così Gesù non poté operare il prodigio che aveva in serbo (anche se guarì con l’imposizione delle mani), e si meravigliava della loro incredulità, di come la sua gente, la sua parentela, lo accoglieva così malamente nella sua patria.
Eppure Gesù di miracoli ne aveva fatti, e ben risaputi, ma se non si vuole credere, i miracoli non servono a niente. Oggi, come allora, sono solo pagine di vangelo sciupate.


7) la tematica ecclesiale

La tematica ecclesiale è già presente nel primo episodio, dove Marco ci lascia intendere chiaramente che, malgrado la tempesta che terrorizzava i dodici, la barca non poteva andare a fondo, perché c’era Gesù. E c’è l’interrogativo: “Non avete ancora fede?”. Certo che avevano fede, se no non lo svegliavano per pregarlo di fare il miracolo. Ma il fatto è che non dovevano svegliarlo. Con Gesù la barca non poteva andare a fondo. Quel piccolo gruppo sta a simboleggiare la comunità dei credenti, la Chiesa. Ed anche la barca è il simbolo della Chiesa, è la Chiesa che non può andare a fondo.
Anche il sonno di Gesù ha un suo significato: la nave è in preda alla tempesta e Gesù dorme, sembra non fare nulla, ma è lì. È la misteriosa presenza di Gesù nella Chiesa: Gesù c’è e la Chiesa non deve avere paura.

Alexander Master, Gesù risana l'uomo posseduto a GerasaNell’episodio del secondo miracolo compiuto nella Decapoli, il tema ecclesiale diventa un discorso di tipo missionario. La Decapoli era composta da dieci città che formavano una confederazione, ed erano città pagane, che non appartenevano alla Palestina.
Gesù compie quindi tra i pagani il miracolo della liberazione dell’indemoniato, e qui si sente l’intento missionario: Gesù libera i pagani da satana. Ma i pagani non è che siano così entusiasti, e lo pregano di andarsene: è difficile liberare la gente da satana. Gesù è un personaggio scomodo, compromette gli affari; così lo pregano di andarsene; e Gesù risale in barca. Ma l’ossesso guarito lo prega di lasciarlo andare con lui, vuole diventare suo discepolo. Gesù però non glielo permette, e gli dice di andare ad annunciare ciò che il Signore gli ha fatto, la misericordia che gli ha usato.
Gesù di solito proibisce di divulgare i miracoli mentre qui ordina di farlo. E difatti quegli andò, e si mise a proclamare tra la sua gente il miracolo compiuto a suo favore. Quindi la predicazione tra i pagani comincia per volontà di Gesù, la conversione del mondo inizia così.

Il terzo miracolo (la donna guarita) approfondisce ancora di più il tema ecclesiale dell’atto di fede. Difatti Gesù dice alla donna: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”. Presa alla lettera, questa frase dice che il miracolo non l’ha fatto Gesù, ma la donna. Infatti Gesù non ha fatto nulla: è la donna che si avvicina alle spalle di Gesù, gli tocca il mantello, e fa scoccare il miracolo come una scintilla. Naturalmente toccando Gesù, che però non sa chi l’abbia toccato. E per Marco Gesù veramente non lo sa: l’umanità di Gesù bisogna salvarla, Gesù deve rimanere Dio che mi si avvicina in una autentica umanità.
Ma ritorniamo al discorso sulla fede: la fede è talmente grande che fa miracoli, e salva. Certo il miracolo è scaturito da Gesù, perché da Gesù viene la salvezza ed il miracolo, ma a farlo scaturire è stato il prodigio dell’atto di fede, della fede che salva.

Il discorso sulla fede Marco lo porta al culmine nel miracolo della risurrezione della bambina, dove Cristo vince addirittura la morte. Gesù nega la morte: “La bambina non è morta, ma dorme”. Gesù dichiara l’annullamento della morte, e qui è il Gesù risorto che parla.
Per il credente non c’è più la morte, e diventerà tradizione cristiana parlare della morte come dell’addormentarsi tra le braccia del Signore. Il discepolo di Gesù non muore ma si addormenta, e Gesù passa e lo sveglia.
Per Marco l’atto di fede chiesto ai cristiani deve essere un atto di fede nella vita, deve significare credere alla vita e non più alla morte. Questo è il vero miracolo.

E poi c’è l’episodio di Nazareth. Gesù non può fare miracoli se l’uomo non li accetta: l’uomo ha una grande responsabilità, tutto dipende dall’uomo. Se l’uomo non vuole, Gesù è ridotto all’inerzia, non riesce a fare niente.
Ma se credo vedo nei miracoli, come Marco, Gesù risorto che passa in mezzo agli uomini. E dove passa Gesù nasce una nuova umanità, nel profondo dei cuori.




Fonte: da Progetto 1991

 

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