Sermig

Senza muri

di Gianfranco Cattai - Una tavolata di amicizia e fratellanza nel cuore della città.
Nei prossimi giorni si terrà a Roma, promossa da alcuni enti con la co-progettazione del Municipio I Centro Storico, un'iniziativa in Via della Conciliazione, nel tratto che va da Via San Pio X a Via Rusticucci, dal titolo Tavolata romana senza Muri.

Ispirata all'iniziativa svoltasi lo scorso giugno a Milano al Parco Sempione, organizzata dal Comune del capoluogo lombardo e fortemente voluta dall'Assessore Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali, Salute e Diritti Umani, la Tavolata era la conclusione del programma di eventi previsti dal mese "Insieme senza muri". A questa iniziativa, ideata e realizzata dall'Associazione Kamba, hanno aderito oltre 5.000 cittadini, ognuno dei quali ha portato un piatto legato alla propria infanzia e alla propria origine familiare da condividere con gli altri, e vi hanno collaborato 500 volontari che hanno reso il tutto possibile.

La Tavolata è un modo, partendo dai cittadini, per sensibilizzare e ribadire come Roma e le nostre città abbiano da sempre avuto la capacità di accogliere, integrare, includere, mescolare, usi, tradizioni, lingue, storie anche a partire dal cibo.
Roma, e più in generale l'Italia, ha bisogno di ritrovare le radici di una cultura millenaria dove l'accoglienza e l'inclusione era un punto di forza per la crescita sociale, politica ed economica, così come nella civiltà etrusca, prima, e nell'antica Roma. È grazie a questa capacità che Roma divenne punto di riferimento in Europa, per tutti i Paesi del Mediterraneo e dell'Oriente.

Tutti potevano diventare cittadini romani, secondo le regole sancite sin dagli albori di questa città. Tutti potevano aspirare alle più alte cariche, purché ve ne fossero le condizioni. A questo proposito si potrebbero citare, ad esempio, i re etruschi, che da vinti arrivarono al massimo ufficio della Roma monarchica; oppure gli imperatori Traiano, Adriano, Germanico, tanto per ricordarne alcuni dell'epoca imperiale.

Più tardi la Chiesa fece proprio questo modo di mescolare culture e persone con un messaggio di fratellanza tra tutti gli uomini. La città eterna se non avesse avuto questa capacità di essere tollerante verso lo "straniero" non sarebbe stata luogo di pellegrinaggio per secoli, travolta e forse dimenticata dallo scorrere della storia.

I promotori – Focsiv, Ferpi, Masci in primis – ritengono che sia urgente dare un segnale: invertire la rotta per evitare derive gravi verso le quali ci stiamo dirigendo; dobbiamo ripartire dalle lunghe esperienze di chi ha costruito ponti, di chi quotidianamente è nelle periferie del mondo a fianco dei più poveri e vulnerabili, di chi cerca di realizzare un futuro possibile per tutti in quel grande progetto disegnato da papa Francesco nella Laudato sì.

Gianfranco Cattai
BUONE PRATICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO