Sermig

La Regola del Sermig: realismo, speranza, amore

"SOGNO CHE FRA CENT'ANNI"
La Regola del Sermig è stata presentata l'8 maggio 2008 alla Fiera del Libro di Torino. Pubblichiamo qui il commento di mons. Pollano, che fin dall’inizio ha accompagnato e confermato il nascere della nostra comunità nella Chiesa.

Questa Regola del Sermig è offerta nel titolo come un "sogno". Ciò fa intendere i tre senti¬menti fondamentali che hanno guidato Ernesto Olivero nel tracciarla e poi proporla, diciamo pure audacemente, a quelli che lo seguono nel suo cammino di carità.

Il primo di essi è certo un sano realismo. Il mondo è com'è, ci proibisce ingenuità e illusione: è un mondo dove il male ha invaso cuori e strutture, raggelando ampiamente l'amore che dovrebbe unirci come uomini e donne d'una sola umanità. A fronte d'un mondo così, l'intenzione di creare pace e felicità dovunque può apparire appunto sogno a occhi aperti, chimera d'un uomo fuori dalla storia, che cerca scappatoie nell'immaginario, cercando di non vedere i fatti come sono; al contrario, Ernesto vuole vedere e guarda bene: proprio fissando i molti aspetti della tragedia umana progetta, e agisce.

La "gioia di rispondere sì" è quella di accettare con piena coscienza la sfida; e in effetti è anche il dinamismo interiore che nulla può fermare: quando il "sogno" diventa "dire sì" a Gesù Cristo per il mondo, si passa all'azione e si incide nella storia con profondissimi segni.

Per questo il secondo sentimento fondativo della Regola è una straordinaria speranza. In un tempo nel quale, e umanamente a ragione, il futuro sembra diventato minaccia e dunque tri¬stezza e inasprimento, le pagine di questo itinerario traboccano della convinzione che il futuro può sempre essere più forte di ogni passato, quanto al bene, perché Dio è il Dio che aggiunge grazia su grazia.

Speranza, futuro, giovani, impegno: realtà che si mescolano a formare un vortice di operosità creativa: è la forza inarrestabile del seme evangelico che sempre ricomincia a germogliare. Qui il "sogno" diventa voler possedere l'avvenire con la bontà e la forza di Dio, una conquista fatta a suo nome, senza tracce di gloria umana. Impresa questa che sarebbe impossibile senza il predominio esplicito e voluto dell'amore, la divina carità che tutto regge.

È proprio questo il terzo sentimento che impregna la Regola: quello che è anche il più riso¬lutivo, e assolutamente necessario. Delle molte espressioni forti e sorreggenti che la Regola porta, l'eccellente è quella fatta di due parole: "Amati, amiamo". C'è molta teologia in questa brevissima formula; soprattutto c'è il segreto dell'esistenza cristiana, l'essenza del Vangelo di Gesù. La percezione che l'amore impregna queste pagine è quella che resta dopo averle lette con cura. Ciò le rende non soltanto autentiche, ma attualissime, se noi siamo avviati, come ormai la Chiesa ci ripete, a realizzare una civiltà dell'amore.

Realismo, speranza, amore. Ma un elemento di pregio in più possiamo riscontrare nella Regola, che è la serietà della sua proposta di vita. Il primato di Gesù, la preghiera che vuol essere continua, la fraternità che diviene vita, non sono proposte a livello di esortazione e neppure come discorso convenzionale; esse lasciano trapelare un rigore morale di cui si è valutata la fatica, senza pie illusioni. Che si debba "morire a se stessi" è detto chiaro, e non con frasi di repertorio; che la coscienza debba essere veramente formata, e il cuore veramen¬te puro, e l'umiltà veramente praticata, pure.

La Regola descrive così un livello di vita cristiana vera, e proprio per questo esigente ma altrettanto entusiasmante; sotto questo profilo si iscrive a pieni titolo nella costellazione di quelle Regole che nel tempo della Chiesa hanno prodotto santità di vita. Il suo aspetto parti¬colarmente attraente sta nella ispirazione caritatevole che la anima e la nobilita.

Bisogna davvero augurarsi, come Ernesto scrive, che questo stile non cambi, e pregare perché lo Spirito lo sostenga. Questa è la sua forza interna, conservata la quale l'albero conti¬nuerà a dare i suoi frutti, per il sostegno spirituale e materiale di molti. Tale è la volontà di Dio che da questo progetto di vita traspare.

di Giuseppe Pollano