Il vangelo di Marco (14/21)

Pubblicato il 27-09-2012

di p. Mauro Laconi

di p. Mauro Laconi, op - Mc 6,30 – 8,26: con Cristo, nutriti da lui (1/2).

Paolo Vitali, Gesu sulle acque1) il testo

La nostra attenzione non si soffermerà tanto su singoli episodi, ma cercheremo piuttosto di comprendere il messaggio che scaturisce dall’insieme dei vari episodi. Il testo comprende il ritorno dei dodici dalla missione e la prima moltiplicazione dei pani, l’episodio di Gesù che cammina sulle acque, la discussione con i farisei e l’insegnamento sul puro e sull’impuro. Continua poi con una serie di miracoli (la guarigione della figlia di una donna siro – fenicia, la guarigione di un sordomuto della Decapoli e di un cieco a Betsaida) interrotta da una seconda moltiplicazione dei pani, dalla richiesta di un segno dai cieli e dall’insegnamento di Gesù sul lievito dei farisei e il lievito di Erode.


2) la sezione dei pani

Nel leggere il testo possiamo notare che la parola pane ricorre spesso in questi episodi, mentre nel resto del vangelo è solo occasionale. Volendo fare un’operazione meccanica di addizione, potremo notare che la parola pane compare una ventina di volte in questo brano, mentre in tutto il resto del vangelo la si trova solo quattro volte. Questo è il motivo per cui il brano, in cui le due moltiplicazioni del pane costituiscono la parte essenziale, viene chiamato sezione del pane o dei pani. La frequenza con cui Marco impiega questa parola e l’aver raggruppato questi episodi tutti insieme, ci fa capire che l’evangelista ha in mente un intento ben preciso. La parola pane collega, in modo a prima vista un po’ strano, il camminare sulle acque di Gesù alla moltiplicazione dei pani.
Gesù poi discute con i farisei, e questi si lamentano che i suoi discepoli non si lavano le mani prima di mangiare il pane. Prima di guarire la figlia della donna pagana, Gesù dice che non si prende il pane dei figli per darlo ai cagnolini, ma la donna gli chiede almeno le briciole: le briciole del pane. E così di seguito: Gesù mette in guardia i discepoli dal lievito dei farisei, e quelli si preoccupano di non avere pane.
Marco vuole dirci e ricordarci con insistenza che è Gesù che dà il pane alle folle, che è Gesù che sfama la gente. Perché questa insistenza?


Donata Dal Molin Casagrande, Pani e pesci3) la moltiplicazione dei pani

Marco, seguito da Matteo ma non da Luca, racconta due moltiplicazioni dei pani: Gesù ha moltiplicato i pani una o due volte? Non è da escludere che Marco racconti due volte lo stesso episodio. Infatti, quando nel secondo racconto Gesù dice che ha compassione della folla, che da tre giorni lo segue e non ha nulla da mangiare, i discepoli fanno presente a Gesù che non si può sfamarli di pane qui, in un deserto.
Il consiglio suona piuttosto a sproposito. Gesù potrebbe infatti chiedere loro: ma non vi ricordate che già una volta ci siamo trovati nel deserto con una folla, e li ho sfamati in modo miracoloso? Non credete che sia possibile per me farlo una seconda volta?
I discepoli invece danno l’impressione di non pensare nemmeno ad una tale possibilità. I due miracoli sono quindi raccontati in modo tale da far pensare che chi assiste al secondo miracolo non sappia nulla del primo.
Marco potrebbe raccontare due volte lo stesso miracolo, attingendo a due tradizioni diverse, con particolari differenti: nel primo racconto si parla di cinque pani e due pesci, nel secondo di sette pani e alcuni pesciolini. Nel primo poi c’erano con Gesù 5.000 persone, nel secondo 4.000 (Matteo precisa: senza contare le donne e i bambini).
Oggi i commentatori tendono a credere che effettivamente si tratti di uno stesso fatto storico, raccontato da Marco due volte. Può anche darsi che Marco abbia pensato che le moltiplicazioni dei pani fossero effettivamente due, ma questo non ha molta importanza. L’importante è che questo fatto miracoloso, questo evento così eccezionale, sia avvenuto nel deserto.


4) l’esodo messianico

Noi sappiamo, grazie alla letteratura rabbinica, che ai tempi di Gesù si aspettava la manifestazione del Messia nel deserto, mediante la ripetizione dei miracoli dell’Esodo, soprattutto quelli della folla saziata con la manna e dell’attraversamento del mare a piedi. Vediamo ora il quadro descritto da Marco.
Attorno a Gesù si è radunata una grande folla, che ha abbandonato tutte le proprie occupazioni e, senza prendere nulla con sé, ha seguito Gesù (per ben tre giorni stando al racconto della seconda moltiplicazione). Un popolo ha seguito nel deserto Gesù, un gregge ha trovato il suo pastore, il suo Messia. Gesù sfama in modo miracoloso questo popolo che l’ha seguito nel deserto, e questo fa ripensare al passato, quando, ai tempi di Mosè, Dio aveva sfamato nel deserto il popolo d’Israele con un pane caduto dal cielo, con la manna. È avvertibile il richiamo implicito, il parallelo tra i due episodi: qui il popolo che cammina dietro a Cristo nel deserto è sfamato da un pane prodigioso, lì il popolo che cammina dietro a Mosè nel deserto è sfamato da un altro pane prodigioso, la manna. Gesù rinnova il miracolo dell’Esodo a modo suo, non facendo scendere la manna dal cielo, ma trasformando i pani da pochi in così tanti da poter sfamare la moltitudine.

Yoram Raanan, La traversata del Mar RossoQui Marco racconta la vita di Gesù pensando al passato: si rinnova l’Esodo, il viaggio nel deserto che ha portato il popolo d’Israele alla salvezza. E se avessimo qualche dubbio, Marco ce lo toglie con l’episodio successivo alla prima moltiplicazione, dove Gesù cammina sulle acque. Come Mosè guida il popolo al di là del mare, che viene attraversato camminando, così Gesù vedendo la difficoltà dei discepoli ad attraversare le acque, li raggiunge camminando, e li conduce in salvo sull’altra riva.
Marco annota che i discepoli erano grandemente stupefatti di quest’ultimo miracolo, perché non avevano compreso il fatto dei pani. I discepoli non avevano compreso che la moltiplicazione dei pani era uno dei due miracoli dell’Esodo che rivelavano Gesù come il Messia, e che il camminare sulle acque era il secondo segno, che rinnovava il miracolo dell’attraversamento del Mar Rosso.

Vi è poi tutta una serie di fatti che richiamano implicitamente il comportamento di Mosé e quanto accaduto nel deserto dopo l’Esodo: Gesù si accomiata dalla folla e dai discepoli, e sale sul monte a pregare; Gesù nel deserto comincia a insegnare al popolo molte cose; tutti i malati si radunano attorno a Gesù, e quelli che toccano il lembo del suo mantello sono salvi. E vedremo come si possa trovare un richiamo all’Esodo messianico anche in altri episodi della sezione dei pani, come quello della donna siro – fenicia, e in quello della guarigione del cieco di Betsaida.


5) la Chiesa nel deserto

Il miracolo della moltiplicazione dei pani avviene in modo diverso dal consueto.
Abitualmente Gesù fa i miracoli dicendo una parola, compiendo un gesto, e avviene il miracolo: quel che dice avviene. Qui invece no. Presi i cinque pani e i due pesci alzò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli: questi sono i gesti del capofamiglia durante la cena giudaica, che era il pasto principale della giornata. Alla sera la famiglia si radunava, la famiglia patriarcale composta dal padre, dalla madre, dai figli, compresi quelli sposati che intervenivano con le loro mogli e i loro figli. Era presente quindi un piccolo clan, e il capofamiglia, mentre si svolgeva la cena, compiva gesti, quasi sacerdotali. Prendeva il pane, un grosso pane impastato e sfornato in casa, lo sollevava verso Dio in un gesto di ringraziamento, pronunciava la benedizione. Non benediva il pane ma Dio, che ha dato prima il frumento, poi la pioggia che ha fatto germinare i campi, e così via. E dopo spezzava il pane, lo dava alla famiglia distribuendolo in modo che ognuno ne avesse un pezzo. Poi cominciava la cena.

Gesù quindi nel deserto compie il gesto del capofamiglia, ed il miracolo diventa una specie di cena nel deserto. Gesù nel deserto ha trovato una famiglia (di 4.000 persone nel secondo episodio, 5.000 nel primo), ha compiuto il gesto del capofamiglia e l’ha sfamata col suo pane prodigioso. Nel deserto è stata consumata una cena frugale, una cena di poveri: un po’ di pane e qualche pesciolino. Il pesce era, come è ancora oggi in molti paesi, il cibo della gente povera, che lo pescava direttamente o lo comprava per pochi soldi.
Questa famiglia, di cui Gesù è il capo, è il simbolo della Chiesa. Della Chiesa che attraverso il deserto segue Cristo in cammino verso la nuova patria, verso la salvezza.




Fonte: da Progetto 1991

 

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