Compito di ogni cristiano è essere amico della pace

Pubblicato il 01-04-2024

 

C’è una frase che mi risuona dentro che ho voluto condividere con i miei amici come augurio per la Pasqua: “Dio continua a risorgere perché la speranza non muoia”. Oggi come ieri è il senso più profondo di questa festa, ma anche della nostra fede, perché senza Risurrezione non ci sarebbe cristianesimo.
Non dobbiamo stancarci di ricordarlo! Soprattutto in questi momenti in cui ci sembra di vivere un paradosso: proclamiamo la vita e siamo circondati dalla morte, proclamiamo l’amore che dà tutto sé stesso e siamo immersi in egoismi e disuguaglianze, proclamiamo la verità e facciamo i conti con menzogne e sotterfugi.

L’uomo è figlio di Dio, dovrebbe avere il desiderio di aiutare i fratelli e in particolare i più deboli. Perché non accade? Non soccorriamo più i naufraghi, accettiamo guerre che uccidono bambini, malati, donne, anziani, ci distruggiamo reciprocamente, non ci fermiamo di fronte alla minaccia nucleare. Sotto i nostri occhi scorrono continuamente immagini terribili e si aprono scenari sempre più drammatici. Non vediamo persone e istituzioni autorevoli che si spendano instancabilmente per bloccare le armi, l’odio, le guerre, persone e istituzioni sopra le parti che si mettano a capo di un popolo di operatori di pace che c’è ma non riesce a far sentire la propria voce.
Vorrei che la saggezza bussasse finalmente alla porta della nostra coscienza e che tutti insieme ricercassimo nuove strade e soluzioni. Se il mondo della buona volontà riuscisse a spingere in quella direzione riusciremmo a fermare guerre fratricide e a invertire il corso della storia, investiremmo le migliori risorse per il bene dei più poveri, debelleremmo il sottosviluppo e la fame.

Ho un desiderio grande: che le religioni, le grandi religioni che riconoscono l’unico Dio, facciano un grande esame di coscienza, si uniscano e si spendano per la pace.
Altrimenti il conteggio dei morti andrà avanti all’infinito e tanti innocenti moriranno ancora.
Dobbiamo diventare ancora più autorevoli nel crederci. Credo che sia il compito di ogni cristiano, chiamato ad essere amico della pace, con la propria vita, con la propria responsabilità. Pace significa prima di tutto scegliere nel cuore un cammino di pacificazione con la propria storia, con le proprie ferite, con le persone che abbiamo a fianco. Poi, far entrare il mondo nella propria vita. Perché la pace è vera solo se passa da opere di giustizia, se fa di tutto per combattere la fame, per dare cure e istruzione a chi non ne ha, se ha il coraggio di mettersi nei panni degli altri, di chi fugge dal proprio Paese, di chi vive sofferenze indicibili.

Solo una pace che si fa carico delle ingiustizie è credibile. Non ne esiste un’altra. Con il tempo ho capito che alla pace, quella vera, quella testimoniata da Gesù, si arriva solo con i fatti. Noi crediamo nella bontà che disarma, ma non siamo buonisti. Vogliamo la pace, ma non siamo pacifisti. Ci sentiamo piuttosto operatori di pace, pacificati e pacificatori che fanno gesti concreti di pace ogni giorno. Poi, certo, dobbiamo dire con estrema chiarezza che fino a quando continueremo a costruire armi, il mondo non avrà futuro.
Siamo deboli, spaventati, a volte rassegnati di fronte al male.

La Pasqua è la risposta, è la certezza che l’Amore vero ha già vinto, ha già cambiato il corso della storia.
Aggrappiamoci con tutto noi stessi alla speranza che non muore, per diventare a nostra volta speranza per chi incontriamo.
 

Ernesto Olivero
Agensir

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