Sermig

Ernesto Olivero: il mondo ha bisogno dei giovani



di Gian Mario Ricciardi  - 07/06/2017
lavocedeltempo.it


Gli echi belli e pieni di speranza della giornata di Padova

È passato un mese dal 5 appuntamento mondiale dei Giovani che il Sermig ha organizzato a Padova. Con Erenesto Olivero tracciamo un bilancio di un appuntamento che ha messo in primo piano attese, speranze e ruolo dei giovani nella nostra società, in sintonia con il percorso affrontato dalla nostra Chiesa locale nell’assemblea diocesana e dalla Chiesa universale con la preparazione del Sinodo del 2018.

Decine di migliaia di giovani in piazza a Padova nel segno della pace, dell’impegno, della fraternità. E adesso?
Adesso, quella bellezza, la realtà di migliaia di ragazzi pronti a mettersi in gioco è chiamata alla prova dei fatti. Non sono un sognatore, credo davvero che il mondo possa cambiare, ma per farlo le parole non servono. C’è bisogno di tante svolte quotidiane, di sì detti per amore, di cambiamenti concreti. Perché l'amore non è mai un sorriso, un buon sentimento, ma un fatto concreto di giustizia. Amore è dare da mangiare agli affamati, accogliere lo straniero, vestire chi è nudo. Amore è non costruire più le armi, investire sullo sviluppo, garantire casa, cure e lavoro.

A Padova, hai invitato i giovani a ripartire proprio da questo amore…
Sì, è l’unica strada per non cadere nella trappola dell'odio. Secondo me stiamo vivendo uno dei momenti più difficili della storia, dove tutto porta alla pancia, alla paura, alla logica dell'uno contro l'altro. È comprensibile di fronte al dolore e alla violenza disumana che vediamo. È comprensibile, però mi chiedo: ci conviene? Ecco, io credo che mai come oggi possiamo scegliere di non rimanere prigionieri di questo odio, ripartendo dal bene che ognuno di noi può fare. Se i giovani entreranno davvero in questa logica, il mondo cambierà.

Non c’è troppo ottimismo nelle tue parole? I giovani sono davvero in grado di compiere questa «rivoluzione»?
Non sono ottimista, sono semplicemente realista. Il mio ragionamento parte da quello che ho visto in tanti anni, ma anche a Padova. Il 13 maggio ho visto migliaia di ragazzi arrivati pagandosi le spese, con i loro progetti, le realtà delle loro parrocchie, associazioni, gruppi. Prato della Valle era come un mare, abitato da un silenzio che mi ha commosso. Abbiamo ascoltato testimonianze fortissime, storie di perdono, di speranza, di riconciliazione. Storie che ci hanno fatto credere che è possibile cambiare le cose. Sono convinto che i giovani abbiano risorse immense. Loro possono prendere il buono del passato per renderlo presente e futuro. Ma devono poterlo fare.

Cosa glielo impedisce?
Per il mondo degli adulti, contano molto poco, non incidono nelle scelte, sono degni di attenzione solo quando sbagliano. Anche questa volta, non mi spiego come mai il nostro incontro abbia avuto pochissimi riscontri sui grandi mezzi di comunicazione. Evidentemente, la speranza non fa notizia. Questo per dire che sicuramente c'è un problema di spazi negati, ma anche una responsabilità dei ragazzi. Un giovane oggi deve capire che può diventare grande solo se è capace di dire i sì e i no che contano nella vita. L'oggi e il domani hanno bisogno di giovani appassionati, puliti, pronti a pagare di persona.

Cosa ti aspetti da loro?
Mi aspetto una splendida normalità fatta di passione. Il mondo ha bisogno di giovani che entrino in politica, per dire no alla corruzione, semplicemente per servire. Giovani che diventeranno sacerdoti, imam e rabbini per essere uomini di Dio. Giovani che si sposeranno per formare una famiglia aperta agli altri e ai più poveri. Giovani che diventeranno grandi economisti, imprenditori, uomini di cultura per rendere più umano il campo della società civile. Tutto questo non è utopia, è normalità. Almeno dovrebbe esserlo.

Come si arriva a questo obiettivo?
Serve un patto tra generazioni. Lo abbiamo lanciato a Padova nella nuova Carta dei Giovani: dieci punti di impegno per essere persone diverse e costruire un mondo diverso. Al centro abbiamo messo la difesa della vita, la tutela dell’ambiente, la lotta alle disuguaglianze, ma anche una vita di relazione autentica, la riscoperta del senso della vita, l’ascolto della coscienza che vive e parla in ognuno di noi. Nei prossimi mesi diffonderemo ovunque questo appello che è già stato raccolto dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sarebbe venuto anche lui a Padova ad ascoltare i giovani, ma impegni istituzionali lo hanno portato in America Latina. Tuttavia, ha voluto essere presente con un videomessaggio di grande speranza. Ho capito che abbiamo un presidente che ama davvero i ragazzi”.

Che frutti nasceranno dall'incontro di Padova?
Noi gettiamo semi, ci mettiamo a servizio della speranza con la nostra vita. I frutti non spetta a noi quantificarli, anche se dal primo Appuntamento dei Giovani della Pace a Torino nel 2002, tanti giovani si sono impegnati seriamente. Sento che se questo patto diventerà realtà, sarà l'inizio di un cambiamento. Aveva ragione frére Roger, fondatore della comunità di Taizé. Tanti anni fa mi consegnò una frase bellissima che ancora mi emoziona: «Basta un pugno di giovani per cambiare il corso della storia di una città, di un paese, del mondo». Aveva ragione. Quindi, i frutti ci saranno, ma senza puntare il dito. Una stortura del nostro tempo è quella di cercare sempre fuori da sé il nemico, il responsabile di ogni male. Io credo che solo la luce annulla il buio. E quella luce posso essere io, puoi essere tu, possiamo essere noi. Giovani e adulti insieme.

Gian Mario Ricciardi 
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