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Diritto alla vita, la legge dice che…

Il diritto alla vita è il presupposto fondamentale su cui si innestano tutti gli altri diritti della persona umana…
Fecondazione e Referendum

di Rodolfo Venditti (Magistrato e giurista)
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È talmente evidente e logico che nella Costituzione della Repubblica italiana non esiste una norma che lo preveda espressamente. La Costituzione, infatti, elenca un notevole numero di diritti (il diritto alla libertà personale, alla inviolabilità del domicilio, alla segretezza della corrispondenza; il diritto di circolare liberamente; il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi; il diritto di associarsi liberamente, il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa; il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, il diritto di agire in giudizio, il diritto di votare, ecc.), ma nulla dice espressamente sul diritto alla vita. È, tuttavia, indiscutibile che tutelare quegli altri diritti costituisce un implicito riconoscimento del diritto alla vita, che è la base di ogni altro diritto. Tant’è vero che l’art. 27 ult. comma della Costituzione dispone che non è ammessa la pena di morte.
Inoltre nella legislazione italiana ordinaria (cioè non di rango costituzionale) esistono norme che tutelano specificamente il diritto alla vita e alla sua integrità: il codice penale, nell’art. 575, punisce gravemente il delitto di omicidio (cioè l’uccisione di un uomo: intesa qui l’espressione “uomo” nel senso generico di “persona umana”, uomo o donna che sia) e punisce altresì, nell’art. 580, il reato di istigazione o aiuto al suicidio; e il codice civile, nell’art. 5, vieta gli atti di disposizione del proprio corpo che cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica.
Crioconservazione
Gli embrioni ottenuti in vitro possono essere conservati in azoto liquido, ad una temperatura di oltre –180°C, dove possono rimanere per più anni. Gli embrioni una volta scongelati e introdotti nell’utero materno possono riprendere la crescita. Per lo “stress” da crioconservazione meno del 20% degli embrioni scongelati giunge alla nascita.
Se si esamina poi il diritto internazionale si incontrano due documenti importantissimi che fanno esplicito riferimento al “diritto alla vita”: l’art. 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata a New York il 10 dicembre 1948 (“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”), e l’art. 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, approvato a New York il 16 dicembre 1966 (“Il diritto alla vita è inerente alla persona umana. Questo diritto deve essere protetto dalla legge. Nessuno può essere arbitrariamente privato della vita”).
IL CONCETTO DI “PERSONA” E LA LEGGE 40
Ma le norme giuridiche nulla dicono sul concetto di “persona” e sul momento in cui il frutto del concepimento diventa “persona”. L’art. 1 del codice civile dispone che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita” e che “i diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita”. Ciò significa che il concepito può essere titolare di diritti, sia pur condizionati dalla nascita: e ciò anche se, trent’anni fa, la Corte costituzionale, pur riconoscendo che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale, ha affermato che l’embrione “persona deve ancora diventare” (sentenza n. 27/1975).

Da ciò le animate discussioni che hanno preceduto e accompagnato l’emanazione della legge
n.40/2004 relativa alla procreazione medicalmente assistita (PMA) e l’appassionato dibattito che i referendum su tale legge hanno innescato.
La PMA è, in sostanza, la fecondazione artificiale, che la predetta legge ammette solo al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana. La legge si preoccupa che in tale operazione vengano assicurati i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito: da ciò il divieto della creazione di embrioni in numero superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto (e comunque in numero superiore a tre); il divieto della “crioconservazione” e della soppressione di embrioni; il divieto della “fecondazione eterologa”, che priverebbe il concepito della possibilità di conoscere, a suo tempo, uno dei propri genitori; il divieto della clonazione (cfr. glossario).

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Clonazione
È la produzione di un organismo geneticamente identico all’organismo donatore. Si ottiene trasferendo il nucleo - la “carta d’identità” della cellula – da una cellula somatica del donatore in un ovocita precedentemente privato del suo nucleo.
L’embrione così ottenuto può essere trasferito in utero e fatto crescere (clonazione riproduttiva) o essere mantenuto in vitro come fonte di cellule staminali (clonazione terapeutica).