Sermig

Referendum PMA: le ragioni dell’astensione

L’approvazione dei quesiti referendari comporterà, nei fatti, la liquidazione della legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente assistita (PMA).

di Carlo Campagnoli

A sostegno dei referendum è stata messa in atto una campagna di informazione tanto efficiente quanto tendenziosa, che ha convinto gran parte dell’opinione pubblica. È importante si sappia che il difendere la legge non significa solo dare una protezione ai nuovi esseri umani, che i genitori hanno voluto ottenere con l’aiuto dei medici (e quindi con l’impegno della società); significa anche, all’opposto di quanto viene sostenuto, minimizzare i rischi per la salute delle donne (e dei loro figli), poco o nulla sottraendo alle possibilità di cura dei malati.

La terapia della sterilità e la salute delle donne
Le più rilevanti tra le forme di PMA sono le tecniche che si basano sulla Fecondazione in Vitro (FIV). Come in tutto il mondo, la maggior parte dei centri di PMA sono privati ed evidenziano ai possibili utenti, quale indice di efficienza, il tasso di successo, che quindi deve essere il più alto possibile. Una conseguenza è stato l’impiego esasperato dei farmaci che stimolano le ovaie, con l’obiettivo di avere tanti oociti, e poi tanti embrioni da scegliere per il trasferimento in utero e da crioconservare per ulteriori tentativi.

Alcuni tra i massimi esperti internazionali, in primis il Prof Edwards (il “padre” della FIV), già dalla metà degli anni ’90 hanno messo duramente in discussione la correttezza di questo modo di procedere, in quanto i vantaggi in termini di efficienza sono troppo modesti rispetto a stimolazioni più leggere (“friendly”) per compensare i rischi dell’iperstimolazione (potenzialmente molto grave, ed anche mortale, causa di ricovero nel 2% dei cicli di FIV).

Ad enfatizzare l’opportunità di un tale cambiamento è poi venuta una serie di dati che getta apprensione sulla salute dei bambini. La legge 40, con la limitazione del numero di embrioni, impone un inquadramento che favorisce le procedure “friendly”. La probabilità di successo (al di là del balletto di cifre comparse sui mass-media, a volte esposte in modo impreciso) è risultata di poco diminuita rispetto al trasferimento di embrioni “freschi” nel periodo precedente la legge.

La perdita delle possibilità (circa 5% per ciclo) offerte dalla crioconservazione degli embrioni è ampiamente compensata dalla diminuzione dei rischi per la salute della donna e dei bambini ed anche dal venir meno dei potenziali disagi nei confronti degli embrioni crioconservati. (Provate a mettervi nei panni dei genitori che hanno embrioni avanzati nel congelatore).

La selezione degli embrioni
La legge preclude la cosiddetta diagnosi pre-impianto (DPI). Questa procedura sottopone ad esami sofisticati 2 cellule prelevate dall’embrione ad 8 cellule, permettendo di individuare il sesso e una serie di caratteristiche genetiche comprese quelle che, trasmesse da genitori portatori, potrebbero causare una malattia. Quando impiegata con il fine di individuare queste ultime, richiede molti embrioni, da 30 a 50 per bambino nato, rendendo necessari, in media, 3 cicli di forte stimolazione ovarica. Nessuno può dire che sia sicura: i potenziali rischi legati alla perdita di 2 cellule si sommerebbero ai rischi di base derivanti dalla procedura FIV. Si presta a degli abusi: la selezione del sesso del nascituro viene effettuata anche per motivi non medici. Per questo è vietata da importanti Stati europei.

La ricerca sugli embrioni
Le prospettive di utilizzo degli embrioni per curare malattie si sono un po’ chiarite. Si era creata confusione attorno al termine “staminali”, per cui pochi avevano compreso che queste cellule non sono solo negli embrioni “in vitro”, ma sono presenti anche nelle ulteriori fasi dello sviluppo e nell’adulto, e che le migliori prospettive di cure vengono da queste ultime. Sulle cellule embrionali ci sarebbe da lavorare ancora molto a lungo, in ricerche per le quali ci si può avvalere di embrioni di altre specie animali.

Le tecniche eterologhe
Tali tecniche si avvalgono di spermatozoi o di oociti ottenuti da “donatori”, e che la legge vieta. È sorprendente che si sostenga che così solo i ricchi potranno avvalersene recandosi all’estero: in Italia sono state applicate per decenni a costi tutt’altro contenuti, senza che alcuno se ne preoccupasse. A parte questo, si tratta di procedure problematiche. Nel caso di “donazione” del seme il problema principale consiste nel segreto da molti, e qualificati, considerato non solo ingiusto per il nascituro ma anche ad alto rischio per la coppia.

Su questo è in atto un ripensamento in tutto il mondo, e le leggi svedese e britannica richiedono che il ragazzo sia informato e possa accedere ai dati del donatore. È evidente l’alta problematicità anche di questa soluzione. Nel caso della “donazione” (vendita) di oociti, ai problemi suddetti si aggiungono quelli derivanti dall’invasività della procedura per la “donatrice” e rischi biologici sia per la madre che per i bambini. La “donazione” di oociti è vietata nella maggior parte degli Stati europei.

È facile prevedere che, quando venisse liquidata la legge tramite il referendum e si tornasse alla situazione precedente di questi argomenti non si parlerà più per molto tempo. Invece il mantenimento della legge, oltre a presentare un prevalere di aspetti positivi, pone le premesse perché alcuni punti possano essere rivisti, per trovare soluzioni serie e rigorose. Quindi bisogna contrastare il referendum.

Nel numero di aprile del mensile Nuovo Progetto, il magistrato e giurista Prof. Venditti ha ricordato che “l’astenersi dal votare può significare accettazione dello statu quo, cioè fiducia nella legge votata dal Parlamento e nella capacità del Parlamento stesso di migliorarla. Astenersi può anche assumere il significato di critica verso la pretesa di risolvere delicati problemi etici e giuridici a “colpi di accetta”, mutilando leggi complesse e articolate, frutto di ampi e approfonditi dibattiti.

In aggiunta, è da considerare che il tipo di informazione di cui si è detto ha convinto importanti opinionisti e testate giornalistiche ad appoggiare il referendum. Sarebbe interessante ed utile poter replicare con un’informazione più completa ed articolata. Ma è illusorio pensare che vi siano il tempo ed il contesto perché ciò possa avvenire. L’unica opposizione fattiva è il non andare a votare.

di Carlo Campagnoli
Endocrino-ginecologo
Membro della Commissione consultiva per le procedure e le modalità tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, Ministero della Salute

da Nuovo Progetto maggio 2005

 

Sempre sul portale è consultabile una documentazione scientifica di quanto sostenuto in questo articolo: “I rischi per i nati da tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA)” a cura di Carlo Campagnoli, Simona Ambroggio e Clementina Peris. ASO S. Anna, Torino.
DOSSIER PROCREAZIONE ASSISTITA