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PROCREAZIONE ASSISTITA

Durante questo mese offriremo un contributo di approfondimento, di informazione, di stimoli alla riflessione su uno dei temi caldi del momento: la procreazione assistita. Fecondazione e Referendum

a cura della redazione

La procreazione assistita è regolata nel nostro Paese dalla legge 40 che sarà oggetto di referendum che si terrà il 12 giugno 2005. La materia a prima vista è complessa, ma sarebbe un errore trascurarla perché si tratta della vita, un bene che appartiene a tutti. Le implicazioni etiche, i rischi della manipolazione genetica, le esigenze della ricerca scientifica sono argomenti che ci toccano da vicino: per decidere dobbiamo conoscere.
Il tema “VITA umana” in questi giorni si associa immediatamente non solo al problema della fecondazione artificiale, ma anche – all’estremo opposto del percorso dell’esistenza – alla recente questione di Terry Schiavo negli Stati Uniti.
Vi proponiamo il contributo dal titolo “Pensieri sulla VITA, oltre il visibile”
di Elena Vergani, Presidente del Movimento per la VITA di Torino.
Abbiamo una documentazione vastissima e qualificata di dati scientifici, riflessioni filosofiche, considerazioni antropologiche, valutazioni etiche che giustificano con grande evidenza riguardo alla vita il rifiuto della fecondazione artificiale al suo inizio e il pieno riconoscimento alla fine tanto più quando non la coscienza ma solo la comunicazione è impedita, come sembra sia in Terry e in tanti malati come lei.
La ragione critica non ha serie difficoltà se l’uomo riflette. Anche numerosi laici – non credenti cioè o dichiaratamente atei – riconoscono con decisione le ragioni a sostegno della VITA nei problemi che si dibattono oggi. Il tempo in cui viviamo richiede tuttavia altro: certo è indispensabile saper documentare la realtà dell’essere umano e il suo valore come persona. Ma siamo in un momento della storia dell’umanità in cui occorre testimoniare l’ “amore per la vita, l’amore per ogni vita”.

È un amore che il credente condivide con il non credente: ci sono madri beatificate di recente, che per non recar danno al figlio che portavano in grembo, hanno rimandato di mesi cure urgenti per frenare patologie che le hanno così portate alla morte poco dopo il parto, ma ci sono anche madri dichiaratamente non credenti che hanno fatto la stessa scelta, con le stesse conseguenze, per dare la vita al figlio.

La Chiesa, pur affermando che nella pienezza di vita che va ben oltre l’esistenza terrena
si realizza la vera grandezza della vita umana, concorda totalmente con questo amore innato nella natura umana e dice: “Il Vangelo della vita, consegnatole dal suo Signore, ha un’eco profonda e persuasiva nel cuore di ogni persona credente e anche non credente, perché esso, mentre ne supera infinitamente le attese, vi corrisponde in modo sorprendente” (Ev. vitae, Intr.). Noi condividiamo l’amore alla VITA con chiunque ami, prima che con chiunque sia cristiano.

Cellule staminali embrionali e adulte

Le cellule staminali (SC) sono cellule il cui destino non è ancora deciso; a seconda degli stimoli che ricevono possono andare incontro a differenziamento e diventare ad esempio una cellula dell’epitelio, del muscolo scheletrico, una cellula nervosa…. Le SC sono presenti nell’embrione, ma anche nell’organismo adulto. Nell'individuo adulto si trovano SC in diversi distretti tissutali: nel midollo osseo, nella retina, negli epiteli, nel cervello… Nell’adulto svolgono il ruolo di mantenimento dei tessuti e loro riparazione in seguito a un danno; tali cellule oltre ad avere la capacità di differenziare nel tipo cellulare specifico del distretto tissutale, possono anche trasdifferenziare, ossia dare origine ad un altro tipo cellulare; è stato così possibile ottenere ad esempio cellule muscolari a partire da cellule staminali neuronali. Attualmente non è disponibile alcuna cura, nemmeno sperimentale, che si basi sull’utilizzo di SC embrionali, mentre esistono numerose terapie e sperimentazioni che si basano sull’utilizzo di SC adulte, come le cure per la leucemia, il trapianto di cornea, le grandi ustioni. Sono in corso anche molti studi che valutano la possibilità di riattivere le stesse SC del paziente per curare la propria patologia.

È tempo dunque di testimoniare l’ “amore alla vita oltre che di parlare e fare cose e sostenere leggi in difesa della vita – per quel che concretamente è possibile oggi. Si intende della “vita di tutti”, anche di quelli stessi che propongono “diritti” e “doveri” aberranti, ai limiti suicidi. Ad esempio si sente affermare il diritto dello scienziato di fare ricerca eliminando esseri umani all’inizio della loro esistenza (nonostante i successi eccezionali, e moralmente ineccepibili, che già si stanno ottenendo nello stesso campo con le cellule staminali adulte, cfr. glossario); il diritto di ottenere attraverso manipolazioni selettive e indiscriminate il figlio sano e con le caratteristiche preferite dai “genitori” committenti (sesso, aspetto fisico, doti intellettive…); il diritto a soddisfare il desiderio di maternità e di paternità a costo di fondamentali diritti del figlio: nascere (un sopravvissuto ogni 10 embrioni uccisi!), avere una famiglia reale (inesistente nei casi di single e omosessuali), conoscere i propri genitori biologici, e dunque la propria storia e la propria anamnesi sanitaria (fecondazione eterologa).
Questo blocco di drammatici fenomeni umani non si affida ad una iniziativa referendaria.
Questo “amore alla vita” non significa ovviamente amore emotivo, ma amore reale. Non facciamo nè sentimentalismo né poesia. E non si tratta neppure di un amore naturalmente spontaneo: se prendo un bimbo di un anno in braccio, è immediato il bene per lui e se qualcuno vuol fargli del male, è immediata la difesa che metto in atto, senza ragionamento frapposto sulla consistenza della sua vita, senza riflessione filosofica sul valore del suo essere persona. Lo amo concretamente e agisco di conseguenza. E chiunque comprende l’amore che mi muove, e lo condivide.

Ma se vado indietro con la memoria nella sua breve vita,
e lo faccio rientrare nel grembo materno, e diventa feto, poi embrione… poi zigote, ecco: quell’amore richiede educazione e decisione per mantenersi pieno e vero, perché nel percorso a ritroso l’oggetto di quell’amore si fa invisibile. Eppure in qualunque momento di quel percorso io domandassi a quel piccolo essere: “vuoi esistere? vuoi vivere? vuoi diventare quello che sarai?” griderebbe “Sì” con il suo essere stesso, per il solo fatto di esserci e di star diventando quello che è, senza soluzioni di continuità, in quel divenire, né salto brusco di qualità.

Il rischio inevitabile è che ci lasciamo dominare da questa sua invisibilità. Occorre imparare a guardare ciò che è “invisibile” per superare ogni distanza psicologica: è questa distanza che crea indifferenza, raffredda il cuore e consente di operare cose che non si farebbero mai se il rapporto con gli altri rimanesse nel “visibile”. È stata “l’invisibilità delle vittime” – ha detto un noto sociologo, Zygmunt Bauman – a rendere possibile Hiroschima e l’Olocausto. Il pilota che sganciò l’atomica “sapeva” ma vedeva solo il pulsante che stava premendo, non le centinaia di migliaia di corpi straziati che la bomba stava per provocare. Ad Auschwitz chi comandava “sapeva” ma badava solo al funzionamento dell’enorme apparato ignorando i milioni di morti nelle camere a gas. La stessa rimozione inganna noi quando “sappiamo” senza impressionarci che ci sono 30.000 embrioni congelati in tanti freezer in Italia. Non li vediamo. Questo è farsi o distruggere una coscienza?

Impariamo a parlarne, guardandoli con l’intelligenza che va oltre il visibile e con gli occhi dell’amore. Allora potremo più convintamente agire per salvare e impedire che molti piccoli viventi umani siano trattati come cosa da laboratorio, ossia esistano subito per morire. Non sono allora da scongelare prima di tutto i nostri cuori?

Elena Vergani
da Nuovo Progetto aprile 2005