Sermig

Il vangelo di Marco (9/21)

di p. Mauro Laconi, op - Mc 3,7–35: scelti per stare con Gesù (2/2).

Icona dei dodici apostoli3b) i dodici

Completiamo il paragrafo precedente sulla scelta degli apostoli. Gesù ne costituì dodici, tanti quante erano le tribù di Israele, formate dai discendenti dei figli di Giacobbe. D’ora in poi il popolo di Dio sarà tale non per via di una discendenza carnale, ma di una discendenza spirituale: attraverso i dodici tutte le nazioni della terra entrano a far parte del popolo di Dio, attraverso questo piccolo gruppo che gli si è stretto attorno.

A quale scopo li ha scelti? “Ne costituì dodici perché stessero con lui”. Lo scopo principale per cui ha costituito i dodici non è la predicazione, questo è un fine secondario: “e anche per mandarli a predicare”. Li ha scelti per stare con lui: quel che più conta è che i dodici rimangano con Cristo. Gli altri vedono Gesù una volta ogni tanto, perché egli passa da un villaggio all’altro. Invece i dodici vedono Gesù sempre, costantemente, e lo ascoltano sempre, ascoltano tutte le parole che dice. Per il gruppo dei dodici la vita diventa Gesù, il discepolo è colui che sta con Cristo.
Anche della predicazione dei dodici si sa poco. Si sa con certezza che Pietro è arrivato fino a Roma, ma per gli altri vi sono solo tradizioni che rasentano la leggenda (Giacomo in Spagna, Tommaso in India, i viaggi di Giovanni). Una cosa è certa e importante: dopo la risurrezione di Gesù, i dodici hanno predicato il vangelo nei dintorni di Gerusalemme, ed intorno a loro è nata la prima comunità cristiana. Non importa se poi se ne perdono le tracce e di loro ci si è dimenticati: l’importante è che abbiamo costituito il primo nucleo della Chiesa.
La Chiesa non è attività, non è il fare tante cose in nome di Gesù, ma è stare intorno al Cristo. Chi sta intorno a Cristo, poi, inizierà a fare qualche cosa, perché il non sentire la voglia di fare qualche cosa di importante per il mondo significa che non si sta intorno al Cristo.
Marco questa lezione l’ha capita bene: occorre stare attorno a Cristo, sentire la sua voce, vedere il suo volto quando sorride, si rattrista o si commuove. Se poi qualcuno non ha voglia di fare qualcosa per un suo fratello, questi darebbe a Marco l’impressione di non stare con Cristo. Questa pagina così semplice, contiene quindi un messaggio importante.


Franco Vignazia, Gli amici di Gesù4) i parenti

Gesù è di nuovo assediato dalla folla che gli si stringe attorno: è in una casa ed è così pressato che non può neanche prendere cibo (mangiare il pane). Allora i suoi parenti, udito ciò, uscirono per andarlo a prendere, in quanto per loro era “fuori di sé”, era come impazzito. In Matteo e Luca questo brano non c’è, e noi dobbiamo essere grati a Marco perché è molto franco, dice le cose senza mezzi termini, anche quando riporta questo giudizio dei parenti.
Il testo, interrotto al versetto 21, riprende al 31: ecco che i parenti arrivano a quella casa e lo mandano a chiamare. Ma Gesù risponde con una domanda: “chi è mia madre e chi sono i miei fratelli”? Si guardò attorno, vide quelli che stavano attorno a lui (ecco di nuovo l’idea di “stare” con Gesù) e disse “Ecco mia madre e i miei fratelli”. Gesù rinuncia ai suoi parenti, si stacca dalla sua famiglia; ha ora una nuova famiglia: quelli che lo ascoltano, quelli che “stanno” con lui, ossia i dodici e la gente che accetta, volta per volta, di stare con lui.

Quindi quelli che stanno con Cristo sono i fratelli, le sorelle e la madre di Gesù. Marco aggiunge poi la spiegazione di Gesù: chi compie la volontà di Dio, è fratello, sorella e madre di Gesù. Sia Marco che Matteo parlano del “compiere la volontà di Dio”, ma dal contesto generale si capisce che il significato è diverso: nel vangelo di Matteo vuol dire praticare il discorso della montagna, fare delle opere buone, per Marco vuol dire stare con Gesù, ossia accettare la presenza di questo personaggio venuto dal cielo, lasciare che la propria vita venga travolta da quella forza impetuosa e divina che è la presenza di Gesù. Questa presenza obbliga a fare delle scelte, come le ha fatte Gesù stesso.

Sui parenti di Gesù è opportuno aggiungere qualche parola, per comprendere meglio il motivo della loro preoccupazione. La Palestina era sotto l’occupazione romana e gli occupanti temono gli assembramenti, perché da un assembramento può nascere qualsiasi cosa, anche una rivolta. Giuseppe Flavio dà all’uccisione di Giovanni il Battista appunto questa causa di tipo politico: troppa gente si radunava attorno a lui nel deserto. I parenti di Gesù avevano quindi un motivo preciso per avere paura, anche se pare dai vangeli che Gesù con la sua parentela non sia sempre andato poi così d’accordo, in quanto non l’hanno capito molto, come questo episodio dimostra.
Coi parenti c’era anche la mamma, Maria. Cosa ci faceva lì la sua mamma? Forse anche Maria ad un certo punto ha condiviso l’opinione degli altri parenti, ha avuto dei dubbi? Qualche padre della Chiesa l’ha sostenuto. Senza arrivare sino all’ipotesi estrema, non è da escludere che Maria abbia avuto qualche esitazione, qualche incertezza, qualche dubbio.
Non dobbiamo immaginare Maria come una creatura che sin dall’inizio vive in piena luce. Maria è arrivata adagio adagio a capire pienamente suo figlio: è passata dalla penombra alla luce, e poi alla luce piena, progredendo nella fede. Il Papa nell’enciclica mariana l’ha detto chiaramente: “Maria ha fatto il suo pellegrinaggio nella fede”.
Sentendo le ostilità che nascevano contro Gesù, l’avversione dei potenti farisei, Maria si è chiesta a cosa avrebbe potuto portare questo atteggiamento ostile e si è unita ai parenti pensando che una sua parola forse sarebbe stata ascoltata da suo figlio. E Maria non aveva torto a porsi questi interrogativi, perché Gesù va a morire in croce.


Giovanni d'Enrico, Farisei durante il processo di Gesu, Sacro monte di Varallo5) i farisei

Ci sono infine i farisei, che accusano Gesù di compiere gli esorcismi in nome di satana: ad una accusa così odiosa, ed anche poco ragionevole, Gesù replica con un giudizio severo: “Tutti i peccati saranno perdonati, ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno”.
Gesù sta operando nel nome del Padre, sta esercitando l’azione dello Spirito Santo, sta liberando l’uomo da satana, ma si sente dire che è un indemoniato. Il peccato contro lo Spirito Santo non ha perdono perché chi non accetta l’attività messianica di Cristo si taglia fuori dal perdono, e non potrà quindi essere perdonato perché non lo vuole.

Fatta questa debita premessa, occorre anche non dimenticare il dramma di questi scribi e farisei, che erano persone che adoravano Dio con profonda convinzione, che possedevano un profondissimo senso religioso e avevano di Dio una concezione di una grandezza incredibile. Arriva un uomo, Gesù, e si mette al posto di Dio, si definisce il signore della Legge, parla con tanta libertà delle tradizioni dei padri che loro rispettavano e andavano perfezionando da molto tempo: come comportarsi di fronte a questo uomo che si presenta attribuendosi i poteri di Dio e chiede la loro fede? Certamente non v’era altra possibilità che credere in lui (e molti farisei crederanno in Gesù, tra cui Paolo) oppure combatterlo come un impostore e un bestemmiatore.
Ed il dramma dei farisei di quel tempo diviene il dramma del popolo di Israele di tutti i tempi: perché Gesù si è fatto Dio? Per noi la risposta è semplice: perché era Dio. Ma per loro non era così semplice, ed allora dovevano scegliere: o credere, o combatterlo. Occorre dire a loro onore che hanno rifiutato la via più comoda, cioè il fingere di non vedere, di non conoscere l’esistenza di Gesù.
Ed ecco che il loro dramma ci pone di nuovo di fronte all’interrogativo: perché io credo? La risposta, semplice, perché Cristo mi ha chiamato, ci ripropone ancora la domanda che ci siamo già posti parlando della scelta dei dodici: per quale motivo ha scelto proprio me? Se il rispondere a questa domanda ci pone in difficoltà, è facile invece capire cosa dobbiamo fare di fronte a questa chiamata: stare con Gesù.




Fonte: da Progetto 1991

 

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