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''Insulti in politica'': siamo in Europa, non nella giungla


Forse ci stiamo abituando al peggio. Ma tra Tv spazzatura, esternazioni in libertà, linguaggi sopra le righe, battute al veleno, espressioni off-limits... siamo entrati in una sorta di cortocircuito mediatico che non fa che innescare scintille e brividi.

... Corrado Avagniva

 

Foto: Agensir Purtroppo la china è stata imboccata da tempo. E non è facile fermarsi. Tutto sta precipitando a rotta di collo. Ogni giornata ha in serbo la sua "boutade". Che dovrebbe avere il sapore dello "scoop", ma che dà solo l'impressione di aver fatto toccare il fondo. Invece al... fondo non c'è limite. E' sempre spostato un po' più in là. E domani sarà un altro giorno e ci sarà un altro paletto divelto. Con queste preoccupazioni possiamo far credere di avere i gusti difficili o la puzza sotto il naso? No. Siamo realmente inquietati. Il sentore, a fiuto, non porta nulla di buono. Lo scenario si complica oltre il lecito.
E vada per la recente "assoluzione" della Camera sull'utilizzo di espressioni molto forti, al limite (oltrepassato?) dell'insulto, tra parlamentari, che quindi sarebbero "insindacabili"... Ma adesso bisognerebbe proprio darsi un calmata generale. E chi ha maggiori responsabilità senta anche il dovere di adeguarsi a certi paletti di buona creanza e di democrazia matura. In questi giorni la politica nostrana ci sta abituando male, malissimo. I toni non sono soltanto "aspri", come si dice. Probabilmente stanno oltrepassando il segno.
Il premier - dopo una "sparata" senza freni, ad Atene, contro "i professionisti della politica... che hanno la casa in città, al mare ed ai monti, ed anche la barca", ha aggiunto: "Come hanno fatto? Io, guardando quello che guadagnano ogni mese, e quello che devono anche dare ai loro partiti, mi domando: come sono riusciti a farsi tutte queste proprietà? Sono soldi rubati!" - dicendosi offeso e provocato dagli interventi nella maratona parlamentare no-stop con discorsi-fiume dei deputati dell'Ulivo per ritardare l'approvazione della norma "salva-Rete4", in cui "l'avrebbero dipinto come capo dei banditi", ha ribadito che ce l'aveva solo con l'opposizione, anzi con alcuni in particolare nel Centrosinistra.
In effetti però ha centrato il bersaglio grosso sparacchiando nel mucchio, e mandando più d'uno dei suoi alleati in fibrillazione. Lo stesso presidente della Camera, Casini, ha messo in guardia dalla facile "demagogia". Follini dell'UDC si è risentito ed ha replicato per le rime, secco e duro. Gustavo Selva di AN: "Cerchiamo di insegnare al nostro leader un linguaggio più consono con i doveri che ha". Rosy Bindi della Margherita non ci ha pensato su due volte ed ha sporto querela, ritenendosi chiamata in causa in modo ingiusto ed offensivo.
Queste annotazioni escono dalla tastiera, mentre infuria la incredibile polemica sulla mega-telofonata di Berlusconi alla "Domenica Sportiva" sul Milan a due punte. Con tutto quel che ne è scaturito, di clamore. Il tutto ancora una volta, in eccesso, in esagerazione, in overdose. Quando si leggeranno queste righe, chissà cosa sarà successo d'altro sul quadrante della politica urlata, strattonata, sbraitata? C'è solo da lasciare che la realtà superi, come di consueto, la fantasia...
Il problema non è tanto a chi tocca oggi od a chi tocca domani. E' che si sta deragliando, pesantemente.
Ma dove si vuole andare di questo passo? Si cerca il naufragio ad ogni costo? Ci si vuole fare del male, lucidamente?
La campagna elettorale non può essere una rissa senza esclusione di colpi anche bassi. Siamo in Europa, non nella giungla. Delegittimare la politica, con questo frasario qualunquista, disamora sempre di più, ampliando le distanze dal Paese reale. Il card. Tettamanzi a Milano ha ricordato che "sull'insulto reciproco" non si va lontano. Invece "si registra una grande sfiducia nei confronti di tutto e di tutti. In particolare nei confronti delle istituzioni". Insomma è la credibilità che si incrina. "Non c'è democrazia senza dibattito.

Ed il dibattito fatto con convinzione, con entusiasmo, con passione, con irruenza, non deve scandalizzare: appartiene alla natura delle cose. Però il dibattito democratico vede un uomo di fronte all'altro, impegnati su una questione, non sulla disistima vicendevole, sull'idea che l'altro è un nemico da abbattere". Già, idee semplici, spunti doverosi, argomentazioni sensate. Mah, resteranno richiami al vento?

Corrado Avagnina
"Nuovo Progetto" Marzo 2004