Sermig

La storia si cambia con la luce

di Oddone Camerana - L'Osservatore Romano ha pubblicato una recensione del nuovo libro di Ernesto Olivero Per una Chiesa scalza. La proponiamo a tutti i frequentatori di questo portale.
 
 
 
È possibile dare una rappresentazione grafica di un particolare aspetto della situazione del mondo? Stando al nuovo libro di Ernesto Olivero Per una Chiesa scalza (Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2010, pagine 264, euro 16,50) e dovendo trarne una sintesi, la risposta è si, è possibile facendo uso delle due classiche coordinate cartesiane. Collocati sull'asse verticale delle ordinate gli indici della povertà, della fame e dell'indifferenza umana e sull'asse orizzontale delle ascisse gli indici della necessità di intervenire, la curva che ne viene fuori è una retta che sale verso un infinito catastrofico.
Detto questo, la domanda successiva è se sia possibile spezzare o modificare l'andatura irreversibile sopra descritta che punta verso un crescendo di sofferenza. Anche qui la risposta è sì, è possibile, a condizione che l'attività delle istituzioni, della Chiesa, delle fedi e delle tante organizzazioni che rispondono alla domanda di accoglienza sia rafforzata da dieci, cento, mille nuovi Arsenali della Pace, della Speranza, dell'Incontro, quanti ne occorrono oltre ai tre già operanti.

Nucleo originario degli Arsenali nominati è il Sermig (Servizio Missionario Giovani), nato a Torino nel 1964 da un'intuizione di Ernesto Olivero e dall'impegno di un gruppo di giovani decisi a sconfiggere la fame "con opere di giustizia, a promuovere sviluppo e vivere la solidarietà verso i più poveri". Decisivo il 1983, anno in cui il Sermig poté contare sull'assegnazione dei 40.000 metri quadrati del dismesso Arsenale Militare torinese, facendone la propria sede e trasformandola in Arsenale della Pace. Una metamorfosi lessicale e organizzativa che porta i segni del messaggio delle beatitudini del Discorso della montagna in cui tutto si ribalta a favore della pace e degli ultimi.

Non va scordato che Ernesto Olivero è un uomo d'azione, una persona capace e coraggiosa, un grande organizzatore che ha messo a disposizione della macchina di soccorso da lui creata l'esperienza e la competenza maturate nel settore bancario. Tradotto in cifre si scopre cosi che gli Arsenali hanno realizzato 9.170.000 notti di ospitalità (con 1.750 persone in media al giorno) e 17.443.000 pasti distribuiti (2.970 in media al giorno); 2.800 azioni umanitarie in 89 Paesi; 20.010.000 ore di volontariato; 5.530 tonnellate di medicinali, alimenti, vestiti e attrezzature inviate (equivalenti a 674 aerei da carico); 3.700 allievi ai corsi di alfabetizzazione, restauro e musica; 10.760.000 presenze in incontri di preghiera, formazione o culturali; 143.000 amici e sostenitori; 5.300 volontari.

Cifre che oltre a parlare da sole sono destinate ad aumentare. Senonché, superati nel 2008 i trentacinque anni di vita dell'Arsenale originario, Ernesto Olivero ha sentito il bisogno di raccontare la parte nascosta delle cifre raggiunte trasferendo al lettore la conoscenza di quanto può servire a far luce su di esse: i drammi umani, le sconfitte, i successi, il pensiero, la filosofia, la fede, le convinzioni e le persone che hanno sorretto l'autore nella sua difficile opera di pronto intervento. Il risultato è un testo di racconti, ritratti, profili, aneddoti, casi, apologhi, riflessioni, paradossi, ammonizioni e moralities, testo dal sapore tolstoiano e di avvincente lettura.

Chiave di volta di quello che è stato definito "monastero metropolitano", "città rifugio", "luogo di preghiera e silenzio" è la conversione. Simbolicamente rappresentata dalla trasformazione di un vecchio arsenale di guerra in un fermento di pace, la conversione non si presenta solo nella forma di rinuncia all'indifferenza e ai mali subiti dal prossimo, ma anche in fattore di cambiamento, dove convertire non vuole dire essere contro. "La storia si cambia con la luce, con il bene, non recriminando sul male". In questo senso anche i mafiosi possono essere ricondotti al bene. Ciò detto, i nuovi convertiti sono gli uomini e le donne del sì. Del sì all'aiuto chiesto da chi ne ha bisogno, uomini e donne che si sono convinti di come le cose difficili possano essere la chiave per capire i doni di cui si è in possesso e di come i problemi nascondano delle opportunità. I nuovi convertiti sono coloro che hanno capito come i grandi cambiamenti partano da quelli piccoli, sono coloro che sanno come avvicinare i grandi a Dio, che conoscono il valore di "fare bene il bene" e del servire, perché "se non si serve ci si fa servire" persuasi, che se la miglior definizione della felicità è far felici gli altri, quella della speranza è fare spazio al prossimo.

Moderato nel linguaggio, nei toni e nell'espressione, il significato delle parole di Olivero non è meno drammatico nei contenuti. Di qui l'appello alla Chiesa quando giudica, quando non si china, non ascolta e "non ha più nulla da dire alla gente" soprattutto ai giovani. Di qui anche il richiamo al cristiano limitato al buonsenso e al quieto vivere, che si accontenta di conciliare il Vangelo con la mentalità del mondo, facendosi così interprete di una cultura orientata a divenire una realtà museale.
 
A questo punto e restando sul terreno dei concetti, la constatazione che emerge con evidenza è quella di come "il pensiero di Gesù potrebbe risolvere tutti i problemi dell'uomo". Un pensiero, questo, che dice in altre parole come "dare da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi e accogliere lo straniero" basterebbero a salvare il mondo e a disorientare verso il basso la linea del grafico descritto all'inizio di questo lesto. Ma qui sorge il problema della libertà che si apre sul mistero. Gesù non impone di fare il bene. Lascia scegliere di fare il male e così i molti che fanno, hanno fatto e faranno il bene, in questo imitando Gesù, restano tuttavia numericamente insufficienti.
di Oddone Camerana
da L'Osservatore Romano del 28.11.2010