Sermig

Caro dom Luciano


Un anno fa, alle 18.10, dom Luciano ci lasciava. Come ricordarlo? Come parlare del vento? Il vento non lo puoi fermare, però ti scalda, ti rinfresca…

di Ernesto Olivero 

Caro Dom Luciano,
un anno fa, il 27 agosto 2006 alle 18.10, ci lasciavi. È passato un anno, ma mi sei rimasto nel cuore, nella mente, nel respiro. Non sei diventato un ricordo, sei rimasto una presenza. Il tuo sguardo, il tuo essere sempre assorto in Dio eppure sempre presente a noi, a me, fin dal 15 gennaio 1988, giorno del nostro primo incontro, ora sono stabili per sempre.
dl.jpg Ma raccontare di te resta difficile. Le parole non bastano, possono persino disturbare. Come parlare del vento? Il vento non lo puoi fermare, però ti scalda, ti rinfresca. Ogni parola in più potrebbe guastare questo calore e questa frescura. Così è per te: solo il silenzio, i pensieri intimi ti possono spiegare. Tu sei stato e sei la carezza più preziosa che il Signore mi ha donato. Ho avuto mille e mille incontri formidabili, belli, profondi, ma l’incontro con te è diventato un respiro, un vento che mi ha accompagnato sempre e che continua.

 

Quando intuivi che qualcosa poteva farmi piacere, era già fatta e così era anche per me; quando si diventa veramente amici è così, si ha la sensazione che l’altro possa fare di noi quello che vuole, e non è una sensazione vaga, è un fatto che noi due abbiamo sperimentato tra noi mille volte. Una volta ti ho chiesto di venire dal Brasile per incontrare nel carcere di Pisa un mio amico. E tu: “Pronti!”. Ho la certezza che avrei potuto farti la stessa richiesta altre mille volte e avresti sempre risposto allo stesso modo.

Per fare qualcosa che poteva farmi piacere o aiutarmi a risolvere un problema serio e urgente, eri capace di perdere l’aereo o di rimandare un appuntamento importante e non farmelo nemmeno notare. Parlare con te non era difficile; anche quando eri il Presidente della Conferenza Episcopale del Brasile, sentirti o parlarti era la cosa più semplice di questo mondo. Eri avvicinabile da chiunque, soprattutto dai poveri.

Il tuo cuore e la tua mente erano davvero plasmate sul Vangelo e credo che scegliendoti Gesù si sia fatto un regalo particolare. Eri talmente abbandonato a Dio, talmente abbandonato agli altri, che gli altri e Dio con te stavano bene. Quando parlo di te, la retorica non esiste. Quando parlo di te ti penso e quando ti penso il tuo ricordo mi aiuta a non perdere tempo, a fare meglio la cosa che sto facendo. Pensando a te mi viene facile pulire per terra o raccogliere un pezzo di carta perché l’avevo visto fare da te; quando riesco ad ascoltare qualche persona che per il mondo non conta o è inopportuna, è perché l’ho imparato da te, l’ho visto fare a te.

Mi piacerebbe, Dom Luciano, che tutto il mondo ti conoscesse, perché conoscendo te conoscerebbe Gesù, conoscerebbe il Padre, perché solo a pensarti - come mi ha scritto il card. Martini in una lettera pochi giorni fa - tu rassereni, porti serenità. Mi piacerebbe che tanti ti conoscessero non perché sei un mito, non perché sei un santo - anche se santo lo sei veramente -, ma perché sei una bella persona e le belle persone rasserenano, fanno trovare la pace, aiutano a trovare maggiormente il senso della vita.

Da quando ti ho conosciuto dirti che ti volevo bene mi ha sempre dato sicurezza. Da un anno a questa parte te lo ripeto spesso: “Dom Luciano, ti voglio bene”, e sento che tu mi rispondi come sempre: “Pure io!”.

Ernesto Olivero
da Nuovo Progetto agosto-settembre 2007

"Un gigante sconosciuto", lo speciale della rivista Nuovo Progetto