Sermig

Cercasi giovani

 

Cercasi giovani. Dieci, cento, mille giovani che scelgono Dio diventano un faro per il nostro mondo che ha dimenticato di ascoltare la coscienza.

Di Ernesto Olivero

 

tradeweb.jpgTempo fa sono stato invitato a vedere in anteprima il film intitolato "Trade", che non so se arriverà mai nella sale cinematografiche. L'ho visto con grande commozione e rabbia. È bellissimo, è emozionante, è la storia vera di una ragazzina messicana di 13 anni rapita e messa all'asta per essere venduta ai pedofili di oltre confine.
Purtroppo ci sono migliaia e migliaia di storie come queste; sono milioni in tutto il mondo i bambini sfruttati per i motivi più ignobili, dal sesso al lavoro nero, alla guerra, al commercio di organi. Ci sono più schiavi oggi che al tempo della schiavitù!
Su un settimanale di questa settimana ho letto un reportage dal Messico: intere aree del Paese sono in mano ai narcotrafficanti che comandano servendosi della corruzione e della violenza.

Di fronte a situazioni come queste mi chiedo: esiste ancora la coscienza? C’è ancora qualcuno che ascolta la voce della propria coscienza?

Non vogliamo limitarci ad essere contro i mercanti di bambini, contro i trafficanti di droga, contro la mafia, contro ogni ingiustizia e ogni violenza. Noi vogliamo un mondo nuovo. Sono convinto che se dieci, cento, mille giovani vogliono sposare la causa di Dio, dar la vita a Dio con purezza, con ubbidienza, con povertà, questi giovani, questi giovani di Dio, diventeranno un faro di coscienza per dire: "Fermati malavita, fermati malaffare!".

Non dobbiamo essere "anti" qualcosa, ma talmente luce da annullare il buio, da sconfiggere il male. Nel buio di una grande crisi c'è sempre una luce che rischiara il futuro. La luce converte. Noi dobbiamo far dire al buio "non vedo l’ora di essere illuminato, perché sono stufo di essere buio". Questo è il paradosso di noi cristiani.

Giorni fa parlavo con un’importante personalità del mondo economico italiano e gli ho detto più volte: "Voi del potere state continuando a pensare come cent’anni fa, giocate sempre con le stesse carte: gruppi segreti, lobbies, come fregare gli altri. Oggi ci sono delle componenti che hanno fatto impazzire questo mondo, ma non ve ne siete accorti". E gli ricordavo che oggi ci sono troppe ingiustizie, a volte commesse con violenza e brutalità, altre volte fatte in guanti bianchi e con abiti insospettabili, ma sempre gravissime; ci sono i giovani che non contano più nulla, che sono stati annullati e usati dal potere e dalla cultura dominante; ci sono religioni che pensano di avere una tale verità in tasca o nel cuore o nella testa da uccidere, privare della libertà...

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Noi invece possiamo invertire questa tendenza
: torniamo a Dio!
Tornare a Dio non vuol dire continuare la vita di prima, vuol dire non rubare, non dire falsa testimonianza… vuol dire amare, lavorare per la pace, per la giustizia, farsi carico degli altri, sconfiggere la fame…
Parole che abbiamo già sentito un milione di volte ma che non ci hanno toccato. Parole che dovevano toccarci. Se ci hanno toccato, ringraziamo Dio! Dobbiamo sentire la responsabilità di aver trovato la medicina giusta per ogni uomo. Quando Gesù dice "venite a me voi tutti", nel voi ci sono tutti, donne, uomini, bambini.
Solo avvicinandoci a Dio saremo felici.

 

Ernesto Olivero