Sermig

Il peccato dell’ingiustizia


La teologia della liberazione torna di attualità con la Notificazione con la quale la Congregazione per la Dottrina della Fede censura l’opera del sacerdote gesuita Jon Sobrino. Proponiamo una riflessione, ancora attuale, di Dom Luciano Mendes che evidenzia i valori di questa teologia.
 

di Dom Luciano Mendes de Almeida

Riguardo alla teologia della liberazione ci sono delle confusioni. Questo nome è come un ombrello molto grande, che copre molte pubblicazioni. Qui però vogliamo considerare come teologia della liberazione quella che corrisponde alla frase del Santo Padre ai vescovi brasiliani nel 1986, secondo cui la teologia della liberazione è non soltanto utile ed opportuna, ma necessaria. Ha poi chiarito che questa teologia deve inserirsi nella tradizione della Chiesa.

 Jon Sobrino
Il gesuita Jon Sobrino

Dunque, c'è una vera ed autentica teologia della liberazione che è riconosciuta sia dal Santo Padre, sia dai documenti importanti della Congregazione per la Dottrina della Fede, in quanto teologia che prende sul serio la luce della Rivelazione, illuminando con questa luce la realtà quotidiana, soprattutto la situazione di ingiustizia in tante nazioni del Terzo Mondo, per mostrare che queste situazioni non sono volute da Dio, sono anzi degli scandali e dei peccati che coinvolgono il peccato personale. La situazione di ingiustizia, cioè lo sfruttare i propri fratelli e aumentare la propria ricchezza causando la crescente povertà di un’enorme popolazione, è un tipo di peccato sempre più presente in tante parti del mondo.

La teologia della liberazione che noi chiamiamo autentica, o semplicemente teologia della liberazione, è innanzitutto una teologia che deve saper distinguere fra i principi del vangelo e quelli del marxismo, pur essendo vero che tanto i cristiani quanto coloro che seguono principi marxisti vogliono eliminare l'ingiustizia. Il cristiano lo vuole perché sa che questo è il piano di Dio, il Regno di Dio, la Parola di Gesù, il programma di Gesù, ed allontana da sé ogni tentazione di violenza, e non ha necessità di costruire la sua posizione altro che sul vangelo.

È bene che si sappia che la teologia della liberazione non ha a che vedere coi principi marxisti; è vero però che qualche autore, che ha presentato le sue posizioni personali sulla teologia della liberazione, avrà potuto fare riferimento a queste connessioni, oppure nella sua visione personale avrà potuto riallacciarsi a dei principi marxisti.
Invece, quando nella Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, o nel mondo, parliamo usualmente della teologia della liberazione, ci riferiamo ai valori positivi di questa teologia, escludendo certo quella interpretazione restrittiva che allaccia o ricollega certe prese di posizione ai principi marxisti.

Penso quindi che faremo un atto di bene e di giustizia sapendo identificare la vera teologia della liberazione, che non è però tutta la teologia dell'America Latina e meno ancora della Chiesa, ma è una riflessione seria e fa del suo meglio per illuminare con il Vangelo la realtà di ingiustizia, per superare questa situazione e andare incontro alla proposta del Regno di Dio. Un Regno che è fatto sì di amore e di pace, ma che sa corrispondere alle esigenze della giustizia.

In Europa si è formata l’idea che la teologia della liberazione è legata al comunismo. La teologia della liberazione, in quanto connessa con la tradizione della Chiesa, deve escludere questi vincoli dottrinali coi principi marxisti, deve escludere il ricorso a mezzi violenti e deve cercare le sue fondamenta proprie. E ciò è caratteristico della teologia della liberazione, nello sforzo di occuparsi dell’ingiustizia prodotta dal peccato, appunto perché siamo convinti e sicuri del desiderio di Dio che i Suoi figli abbiano una vita degna di figli, figli del Padre che è nel cielo.

È anzi nel senso biblico profondo della salvezza integrale della persona umana l'esclusione netta del comunismo e del marxismo e di tutto il ricorso e l'impiego di mezzi violenti. È importante che in una parte del mondo come l'America Latina si possa mostrare la forza del Vangelo, l'esigenza della fede di trasformare questo mondo ingiusto, oppressivo, in un mondo di fraternità, fondato sulla solidarietà. Solidarietà che scaturisce dall'amore veramente cristiano.

di Dom Luciano Mendes de Almeida