Sermig

BRASILE: mobilitazione per la vita

Domenica 23 in Brasile si vota per il referendum contro il commercio delle armi. Quali le ragioni a favore della proibizione?

di Luciano Mendes de Almeida
La crescita della violenza richiede una mobilitazione congiunta della società che riesca a ridurre le varie forme in cui si manifesta e, in modo particolare, l’elevato numero di omicidi a causa delle armi. L’uso delle armi leggere elimina nel mondo mezzo milione di vite all’anno. Il problema esiste a livello internazionale ed è stato affrontato in molte Nazioni raggiungendo una progressiva riduzione degli omicidi. Tra le misure più efficaci citiamo il regolamento e il controllo rigoroso della fabbricazione, dell’uso e della importazione delle armi.

In Brasile la legge 9437 ha determinato dal ’97 restrizioni per la registrazione e il porto d’armi, considerando un crimine il porto illegale delle armi. L’attuale legislazione brasiliana stabilisce che questo crimine non è convertibile in ammenda. Nell’intenzione di combattere ancor di più il male causato dall’uso indiscriminato delle armi da fuoco, è stata approvata come legge n. 10826 il 23 dicembre 2003 lo “Statuto del disarmo”, che regola il porto di armi per i civili e limita la circolazione delle armi nel mercato.

In relazione alla proibizione del commercio delle armi da fuoco e munizioni, lo Statuto fissa nell’art. 35 la realizzazione entro ottobre del 2005 di un referendum popolare, cosa che avverrà, appunto, il prossimo 23 ottobre.
In termini di democrazia partecipativa si convoca il popolo per la prima volta per dare il voto nelle modalità del referendum. Questa modalità è benefica e promettente perché incrementa l’esercizio della consultazione popolare, aprendo nuove prospettive affinché in modo simile altre importanti questioni possano essere decise con la partecipazione diretta della popolazione. Il referendum è proposto sotto forma di domanda: “Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?”.
Manifesto delle donne brasiliane vittime e parenti delle vittime di violenza

Appello della organizzazione non governativa “Una questione d'onore - Madri che hanno perso figli e figlie e che stanno trasformando il dolore in solidarietà e
Amore”.

La nostra società è devastata dalla tremenda crescita della violenza.
L'enorme diffusione delle armi ha creato una sorta di stato di guerra urbana permanente, che vuole assoggettarci e sottomettere l'intero Brasile a un assurdo progetto di dominazione criminale.

Per questo noi vittime e parenti delle vittime della violenza, in maggioranza donne, madri, sorelle, zie, cugine, noi e tante altre Marie, Clarisse, Marilene, Vere, Regine, Glorie e Terese, noi che siamo in lacrime, abbiamo cominciato ad organizzarci per fare del nostro dolore una forma di resistenza e di ricerca della giustizia e della pace.

L'obiettivo del nostro Comitato di donne vittime e parenti di vittime di violenza è mobilitare il Brasile per il sì al referendum per il disarmo. Il nostro Comitato ha promosso una carovana di donne che stanno attraversando il Brasile per incontrare e mobilitare altre donne per il sì al referendum per il disarmo, affinché tutte le donne si uniscano e diventino soggetti attivi che moltiplichino ovunque l'impegno per il sì al disarmo.

Sì al disarmo, alla pace, alla vita: trasformiamo il nostro dolore in solidarietà e amore.

Tratto da: www.referendosim.com.br

Quali sono le ragioni per appoggiare la proibizione del commercio?
Bisogna motivare tutti per un cambiamento di mentalità che abbia come scopo la tanto desiderata “cultura della pace”: escludere sempre di più le armi da fuoco e optare per una società che promuove il rispetto reciproco della vita. Il commercio, per quanto sia regolamentato, facilita e moltiplica l’acquisto delle armi. Sarà necessario orientare le fabbriche verso alternative che diversifichino la produzione.

La campagna per il disarmo in Brasile ha avuto un risultato molto positivo, superando le previsioni. Più di 400 mila armi da fuoco sono state consegnate e distrutte. Questo atteggiamento ha un notevole valore educativo, allontanando il ricorso alla violenza, diffondendo il messaggio di sacralità della vita umana e rafforzando l’esercizio della difesa pubblica del cittadino.

La tesi contraria, quella che vuole che ogni cittadino si debba armare
contro possibili aggressioni genera un ambiente malato di sfiducia e la psicosi della paura di chi deve a tutti i costi difendersi, moltiplicando gli atti impulsivi con un aumento crescente di omicidi.

La cosa più importante nel dibattito sul disarmo è la mobilitazione contro la violenza, è insistere nell’educazione alla cittadinanza, nella valorizzazione e nel rispetto della vita, nella promozione della giustizia sociale e nella costruzione della “cultura della pace”.

Chiediamo a Dio che ci insegni a disarmare il nostro cuore.

di dom Luciano Mendes de Almeida
Dal quotidiano “Folha de S. Paulo”