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Linee di un pontificato

Intervista a Dom Luciano Mendes de Almeida, Segretario generale e poi Presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana, Arcivescovo della diocesi di Mariana dal 1988, membro del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

Il papa ha un’identità cristiana molto chiara, limpida e forte, ma nonostante questo è riuscito a dialogare con i non credenti, con persone di altre religioni. Quali sono le chiavi che gli hanno permesso di entrare a contatto con tutti?
   Papa Giovanni Paolo II° è un pastore che ha una visione universale; pur essendo molto caratterizzato dalla sua origine, di polacco che ha vissuto la guerra e la persecuzione, che è passato attraverso molte sofferenze, ha sempre avuto una visione complessiva, un largo orizzonte di vedute sull’umanità. Così da un lato si è sempre rivelato capace di comprendere la sofferenza, l’angoscia del mondo e dall’altro è sempre stato spinto dalla speranza, particolarmente rivolgendosi ai giovani, alla possibilità di costruire in mondo diverso, fatto di solidarietà e di vera fraternità.
Questa visione universale ha fatto in modo che il papa potesse indirizzarsi a gruppi diversi fra loro cercando di essere connaturale con le situazioni, le sofferenze, le aspettative di ogni gruppo. Si rivolge alla famiglia come ai giovani, alle nazioni come ai popoli, sempre con la prospettiva della pace universale.
Con questo modo di essere ha rivelato però delle priorità che indicano anche la sua capacità di sentire il polso del tempo attuale.
Ce le può elencare?
   Al primo posto un impegno costante per la pace nel mondo, la riconciliazione tra i popoli e dunque l’invito al perdono, senza il quale non ci sarà mai una vera riconciliazione tra i popoli che si sono messi in conflitto.
La seconda priorità è una preoccupazione ferma e costante per il mistero e la dignità della vita umana, dal primo momento della nascita fino al termine naturale della vita. Il Santo Padre è stato il più grande difensore della dignità della vita nascente, mostrando con questo la posizione chiara e netta della chiesa riguardo ad esperimenti che hanno eliminato la vita o l’hanno manipolata senza rispettarla.
Qui possiamo aggiungere la chiarezza della sua posizione sulla famiglia, “opera d’arte di Dio”, in cui la persona è accolta dai genitori, cresce e si sviluppa nella reciprocità di diritti e di doveri e si prepara ad essere utile e a contribuire al bene dell’umanità. Siccome la famiglia oggi è molto “maltrattata” e messa in difficoltà, il Santo Padre nei suoi interventi si è fatto promotore della vita familiare.
C’è poi è una chiarezza di valutazione della gioventù: non solo la gioventù è, come tutti sappiamo, il futuro, ma oggi necessita di grande attenzione e rispetto, dei mezzi necessari per la sua evoluzione. Il papa si preoccupa della formazione dei giovani, di un avvenire segnato dalla speranza in un mondo marcato dalla violenza e dalle ingiustizie. Tanto più che l’eliminazione della vita per mancanza di orizzonti e di valori è uno dei fattori per i quali la gioventù si lascia prendere dalla droga e addirittura da una specie di depressione collettiva, di smarrimento.
Quarta priorità, molto importante nei tempi attuali di esclusione sociale, è la globalizzazione della solidarietà con un’attenzione molto forte verso la povertà, la miseria umana: è evidente che fin dall’inizio del suo pontificato, quando nel ’79 indisse l’incontro di Puebla, in Messico, Giovanni Paolo II° annunciò una chiesa che deve vivere l’opzione preferenziale per i poveri come un dovere che nasce dall’amore universale alla persona umana; se l’amore è per tutti, inizia da quelli che ne hanno più bisogno. Allora qui abbiamo tutta una sequenza di documenti del papa in cui fa capire all’umanità il dovere di superare la miseria e la fame, e questo pone in questione l’atteggiamento delle nazioni ricche nei confronti di quelle povere e un giudizio pronunciato riguardo il neoliberalismo, che ha creato questa globalizzazione che ha generato un’enorme esclusione sociale.
E finalmente la tensione del papa è diretta ai migranti, ai perseguitati, agli esiliati che necessitano di trovare l’accoglienza tra i popoli, e dunque la capacità di vivere e di condividere nel pluralismo la vita e di essere aperti gli uni agli altri.
Tutte queste priorità dipendono chiaramente da una intensa evangelizzazione: la missione della Chiesa è far riconoscere la dignità della persona umana alla luce del Vangelo – siamo figli di Dio-, far capire il vero rapporto tra le persone che compongono una comunità, perché al cospetto di Dio siamo fratelli e sorelle, e che la costruzione di una società solidale esige un pieno rispetto dei diritti delle persone umane e una piena consapevolezza dei doveri che devono essere assunti da ogni persona umana.
L’evangelizzazione come annunzio della vita nuova che ha all’orizzonte la vita eterna non è mai mancato nelle parole e negli scritti di Giovanni Paolo II; è un orizzonte di pienezza che dà forza alla speranza. Il suo richiamo è sì ad una vita dignitosa in questa fase terrena, ma all’orizzonte c’é la pienezza della felicità nella comunione completa con Dio e fra di noi. In questi 25 anni il papa ha offerto alla Chiesa una visione integrale di valori e ha messo in luce sia questo orizzonte di felicità promesso da Gesù e assicurato dalla sua resurrezione, sia la necessità conseguente di una vita veramente fraterna in cui cerchiamo di superare le ingiustizie, la violenza e tutta la segregazione sociale e fra le persone umane.
Rispetto all’ultima priorità, ossia quella dell’evangelizzazione, ci ha colpito che nell’ultima nomina dei cardinali c’è stato un cardinale in pectore. Questo ci faceva pensare a tutte quelle chiese perseguitate nelle quali non si può nemmeno dire il nome di un nuovo cardinale…
   La domanda é giusta e fa pensare. Senz’altro è più facile immaginare una persona che soffre come ha sofferto il Cardinale Van Thuan, quando in prigione dal 1976 al 1988 era completamente segregato. Può darsi che il Santo Padre sappia dell’esistenza di uomini santi e che voglia presentare la loro condizione indicandoli per essere così corresponsabili da cardinali nel governo della Chiesa. Ma non dimentichiamo che oltre questo che sarà senz’altro presente nel cuore del Papa, ci sono tanti altri uomini e donne che hanno subito tante sofferenze per essere stati fedeli alla chiesa. E se per loro non ci sarà questa possibilità di essere indicati come cardinali, senz’altro saranno indicati a Gesù, perché avranno il loro nome scritto nel cuore di Dio.
Un altro tema è quello della speranza. Nel quotidiano tante volte ci risulta più facile credere alla speranza perché nel piccolo ci sembra che qualcosa possiamo fare. Però se si guarda al mondo nel suo complesso in questo momento, questa custodia della speranza sembra più complessa…
   Che dire, è così. La speranza non può essere così superficiale da essere facile da ottenere, né così nebulosa da essere impossibile da conseguire. La speranza è frutto della fede. Abbiamo la certezza che Dio è presente nell’umanità e nella storia e ci dà le grazie per compiere la nostra missione e per avere i mezzi di salvezza universale. La speranza è una virtù teologale che nasce dal cuore di Dio e che sorregge la nostra vita quotidiana. Però la speranza non elimina le difficoltà; Gesù diceva: “In questo mondo avrete delle tribolazioni ma non abbiate paura, io ho vinto questo mondo”. E così mi pare che il mistero della speranza è sempre uno sguardo sicuro verso la luce del futuro, ma è anche una forza per superare le difficoltà del cammino verso questa luce.
E’ come uno che entra in un tunnel: sa di essere nel buio, ma sa ancor meglio che al fondo troverà la luce; allora la speranza non è tutta luce, è anche passaggio nella notte, nelle tenebre, ma senza mai perdere la sicurezza dell’orizzonte, dell’obiettivo che è proposto.
Oggi la speranza è molto più centrata sul mistero della realizzazione piena della persona umana, che sulle condizioni dignitose di vita, perché per tanti questo non è successo; ci sono popoli che subiscono la fame, la persecuzione, la morte. Ma la vera speranza è la certezza che Dio nella sua bontà, nella sua giustizia non lascia mai perdere nemmeno un capello del nostro capo ed è quella che ancora oggi fa sì che ogni persona umana possa mantenere alla luce della fede la fiducia in Dio.