Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (23/28)


L'esame di coscienza (1/2) - di Giuseppe Pollano
- La coscienza indica cosa è bene o male soprattutto in una situazione pratica.
Uomo prega dinanzi ad un crocifissoPossiamo indirizzare la nostra vita verso la verità di noi stessi se, come curiamo il corpo, così curiamo i pensieri, il cuore, la volontà, lo spirito.
La coscienza, illuminata dallo sguardo del Signore Gesù sulla croce e guidata dallo Spirito, sa penetrare il proprio essere e le proprie azioni, smascherare ogni compromesso, orientare alla verità.
La coscienza, ravvivata dalla riconciliazione frequente e orientata dalla guida spirituale, aiuta ad essere riconoscenti e leali.
L'esame di coscienza è uno degli strumenti di cui ci possiamo servire per prendere in mano, con determinazione, la nostra vita.
Chiedo con tutto il cuore che chi vive la regola del Sì, guardando il Signore sulla croce e sentendo il suo Spirito d'amore, si incontri più volte al giorno con la propria coscienza.
Al mattino, quasi a evidenziare i punti sui quali porre tutta l'attenzione all'inizio della giornata; alla sera, per riflettere sulla giornata trascorsa, ma anche a mezzogiorno, all'Angelus, facendosi aiutare da Maria.
Un esame di coscienza personale, e settimanalmente comunitario, che ci renda vigilanti sulle nostre azioni, sui nostri pensieri, sulla nostra preghiera, sui nostri propositi, sui nostri sì e sui nostri no, per essere fedeli all'amore del Signore.


La coscienza è tutto per la persona umana, perché affronta il problema del bene e del male, centrale dell'esistenza stessa, e decide. La coscienza di conseguenza affronta Dio e decide se Dio sia o no sorgente del bene. La coscienza è quindi arbitra del nostro destino e responsabile della nostra storia, sia a livello individuale che collettivo.
Essendo un elemento vivo e dinamico, non si conclude mai il compito di metterla a punto, di renderla sempre più come deve essere. Si aggiunge, a questa considerazione oggettiva, il fatto che la nostra condizione culturale occidentale è estremamente degradata dal punto di vista della coscienza, siamo in mezzo ad una rottamazione della coscienza.
Dopo questa premessa si può iniziare la riflessione, che non è altro che una pagina di teologia morale.


1)  la coscienza

Parliamo di coscienza morale, ossia la nostra personale capacità di giudicare nelle diverse situazioni il bene e il male e di agire di conseguenza.
La definizione addottata per coscienza è giusta, ma molto generica, perché termini come bene e male sono estremamente elastici. Sorgono perciò alcune questioni.

1.1)  la coscienza è innata, formata, condizionata?

Il senso del bene e del male che portiamo dalla nascita va poi anche educato e formato e il cammino che forma la coscienza richiede molto rigore, attenzione, serietà, fatica.
Dobbiamo tener presente, da un lato, l'autonomia della coscienza (sono io che giudico cosa è bene o male, non posso affermarlo solo perché lo dice qualcuno) e dall'altro l'esigenza di un'etero direzione, cioè di qualcuno che mi possa aiutare.
Bambino riceve un soffioneL'ambiente influenza, sia quello piccolo dei rapporti di famiglia o di gruppo, sia quello più vasto di carattere culturale. Le teorie sono molto diverse. C'è chi dice che la coscienza non è altro che frutto dell'ambiente, ad esempio questa è la tesi del marxismo. C'è del vero, perché nessuno può dire di non essere stato toccato dalle situazioni in cui è passato.
In realtà c'è un rapporto reciproco: l'ambiente fa la coscienza, che sia un ambiente impositivo, cioè che vuole plagiarti, o che sia un ambiente che non vuole farlo apposta. A sua volta però anche la coscienza crea ambiente: basta essere se stessi. Una persona serena, accostando una persona infelice e disperata, crea ambiente, porta nella sua coscienza un elemento nuovo. Occorre creare ambiente. Gesù, lanciando i suoi nel mondo ha voluto creare ambiente, creare Chiesa.
Pertanto, rispetto alla cultura in cui viviamo, non possiamo evitare di assorbire, però il nostro atteggiamento deve essere di accoglienza critica. Non siamo spugne che unicamente assorbono, e dobbiamo stare attenti a che ciò non accada. Non è facile, perché abbiamo occhi, orecchi, intelligenza, sensi che assorbono, e ciò è logico e naturale, però dobbiamo fare attenzione affinché questo non penetri troppo in noi, altrimenti finisce con l'influenzarci in maniera permanente: situazioni, esperienze fatte, quando rimangono nel profondo incominciano a farci pensare, a farci dubitare di certe cose, il che significa che siamo sotto l'influsso di qualcuno o di qualche cosa. A questo punto il nostro io, se formato, reagisce in modo critico, prende distanza e giudica, perché ci sono influssi positivi da accettare, ma altri negativi da rifiutare.
Quali sono i punti della tua vita in cui in realtà ti accorgi di essere più spugna che critica?
Tutti abbiamo difficoltà a difenderci, anche perché certi ambienti sono fatti apposta per eludere abilmente la critica: ad esempio, l'ambiente dell'intrattenimento tocca subito nella sensibilità, nell'emotività, nel piacere che può dare. Cattura. Prima di poter giudicare se una situazione o una proposta non è bene, io son già in qualche maniera preso e conquistato da quella cosa bella, piacevole, che mi attira, che smuove in me gli istinti, la passione, le sensibilità, le convenienze. Ad esempio mi offrono una tangente e sono preso subito dal mio desiderio del denaro, solo poi ci penso.
Le situazioni ci interpellano e tutti abbiamo un punto debole. Conviene essere vigilanti e mettere la sentinella sul punto più di agguato da parte della seduzione, perché la seduzione arriva sempre.
Bisogna quindi ringraziare Dio se il rapporto tra ambiente e coscienza è già a favore della coscienza, se si sa avere abbastanza accoglienza critica e andare nell'ambiente con la propria personalità: non sono un trascinato e un insignificante, so dire la mia e soprattutto so avere i miei atteggiamenti.

1.2)  a chi riferirsi per conoscere il bene e il male?

Le precedenti indicazioni sono di carattere intuitivo. Ora però nasce la grande questione: ho la coscienza che giudica il bene e il male, ma a chi mi rivolgo per sapere qual è il bene e il male? L'epoca nostra ci sbarca nel caos più totale.
C'è gente che molto semplicemente non si rivolge a nessuno, non accetta che debba da un punto esterno giungere un'illuminazione riguardo a ciò che è bene e male. È un atteggiamento rischioso, perché affida la persona solo a se stessa.
All'interno di questo mondo autonomo ed indipendente ci sono punte avanzate che ritengono se stesse il principio del bene e del male. Finché si tratta di piccole cose, ad esempio quale pietanza mangiare o vestito mettermi, non ha moltissima importanza, ma se si tratta di questioni fondamentali si mette in gioco tutto.
In realtà occorre rivolgersi a qualcuno. La società di oggi ci offre molte soluzioni. Non manca chi si propone, anche esplicitamente, di esserlo, e si creano dottrine e scuole. Altri, non così in modo esplicito, fanno capire che se segui una certa strada vai alla tua gioia, al tuo compimento, alla tua realizzazione. Ci sono molti incanti, anche se si rivelano fragili; ci sono quelli che Gesù definiva i falsi profeti.
Oggi la morale oggettiva è quasi scomparsa. Ad esempio: è bene o è male l'eutanasia? Per i nostri principi che ancoriamo in alto, certamente non è un bene, però pensiamo a chi si lascia portare dalla pietà, dalla commozione, dal dramma della tragedia della sofferenza, ed ecco che allora emergono teorie quanto meno di dubbio.
Se nella vita del denaro e degli affari è da calcolare che una parte è tutta corrotta, diventa cioè norma quello che è corruzione, come si comporta chi deve lavorare e partecipa ad un appalto? In nome di cosa deve sottrarsi a una specie di occulta legge che condiziona la possibilità di avere lavoro, cioè il pane quotidiano?
BilanciaIl bene e il male dobbiamo ancorarlo oltre e poi farlo ridiscendere nel mondo. Se non si fa così si rimane disorientati.
Si pongono due questioni.
- la questione della coscienza vera o falsa
La coscienza vera è quando ritieni bene ciò che è proprio bene. Possiamo avere una coscienza sbagliata, cioè ritenere in buona fede bene ciò che non lo è. L'essenziale è che tu abbia una coscienza vera, cioè che tu riceva luce da chi sa dartela e che tu sia capace di assorbire questa luce. È possibile avere una coscienza vera e non sfalsata ed erronea.
- la questione dell'ignoranza vincibile o invincibile
Il problema della vera coscienza è grande, perché siamo molto disinformati. Grazie a Dio abbiamo imparato la nostra morale a casa, in qualche buon ambiente, forse abbiamo letto qualche libro. Però non tutti i cristiani hanno approfondito la morale. Quanti hanno letto le pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica sulle questioni morali, su come si vivono i comandamenti?

1.3)  la coscienza reale: io, la cultura, la Chiesa, la comunità

La coscienza reale di ciascuno è un impasto di aspetti: c'è il nostro io con i suoi punti di vista, decisioni, attitudini; c'è poi la cultura; ma per noi cristiani c'è la Chiesa e Dio. In scala Dio, Cristo, la Chiesa e noi; sul pratico ti rivolgi alla Chiesa, anche perché la Chiesa ha il preciso mandato di spezzettare in indicazioni pratiche certe indicazioni generali che Cristo ha dato nel Vangelo che, da sole, non bastano a risolvere i problemi.
La Chiesa, pur coi suoi limiti e fatiche, è essenziale, in quanto di generazione in generazione, tenendo conto del momento, ha fatto da tratto di unione tra la verità e il bene nelle diverse situazioni. Facciamo un esempio: quando nacque il denaro ad interesse, che non era ancora usura, la Chiesa reagì con la scomunica, ritenendo non cristiano e non bene che il denaro dovesse generare denaro per conto suo; oggi è normale usare le banche per avere interessi che non siano da usurai, e non si è scomunicati. La Chiesa cerca sempre un equilibrio tra il principio e il rendere possibile all'uomo in una certa situazione la possibilità di una vita onesta.
Questo per dire che ci deve essere un lavorio continuo nella vita personale e sociale: la Chiesa, illuminata da Dio, applica i criteri che non cambiano mai alle situazioni che cambiano sempre, per cui la nostra coscienza si verifica molto con la Chiesa. Il Magistero, è bene ricordarlo, ha certi aspetti infallibili dati una volta per tutti, altri che hanno una forte autorevolezza, ma mutevoli, perché accompagnano l'uomo come è.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all'Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore