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In cammino con Luca (17/18)

Fraternità è amare coi fatti, non con le parole [2] di p. Mauro Laconi - Gli insegnamenti che seguono la parabola dell'amministratore abile, ci invitano a riferirla particolarmente alla ricchezza. La parabola di Lazzaro e del ricco Epulone ci indica che il Regno è precluso a chi non usa bene la ricchezza.


Il tema del denaro

Gesù ci spiega come dobbiamo usare i nostri beni personali in un ambito comunitario, nell'ambito della Chiesa, attraverso tre detti. Il primo: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne» (Lc 16, 9). Un secondo detto: Mano che introduce una moneta da 1¬ in un salvadanaio«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?» (Lc 16, 10-12). Infine il terzo: «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Lc 16, 13).
Non staremo a dilungarci eccessivamente su questi insegnamenti, in quanto cercheremo piuttosto di inquadrarli nell'ambito più generale della visione lucana dei beni terreni, partendo dai termini ricchezza e ricchezza disonesta (letteralmente: mammona di ingiustizia), impiegati solo da Luca, che troviamo nel terzo detto.

Una cosa è servirsi del denaro, e ben altra servire il denaro. Dio è un padrone esigente, massimalista, che vuole o tutto o niente, non si accontenta di una, per noi comoda, via di mezzo. Ma chi diventa schiavo della ricchezza incontra un padrone altrettanto esigente: il denaro ti assorbe completamente, non vi sono più princìpi che valgano. Purtroppo questa affermazione non ha bisogno di essere dimostrata, la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti, in ogni tempo.

Ma vediamo come noi dobbiamo amministrare i beni economici, problema che sta particolarmente a cuore a Luca, che vi ritorna con molta insistenza, indicando così che questo, già ai suoi tempi, era molto sentito nella Chiesa.


Il vangelo dei poveri

Quando si tratta di parlare di ricchi e di poveri, Luca, da bravo pittore – così ci dice la tradizione – fa un uso sapiente di toni contrastanti, ama accostare la luce vivida al buio più cupo, soprattutto quando si tratta di parlare di ricchi e poveri.
Abbiamo appena udito definire disonesta, iniqua, la ricchezza. Le Beatitudini, Vetrata artistica della chiesa di S. Joseph, LouisianaE in verità il suo Vangelo può ben essere anche definito Vangelo dei poveri. Già nei Vangeli dell'infanzia, mentre Matteo ci mostra un gruppo di ricchi, tre secondo la tradizione, i Magi, che giungono dall'Oriente e portano al bambino Gesù i loro doni, in Luca troviamo invece un gruppo di poveri, i pastori, che - contrariamente a quanto dice la tradizione - non hanno nulla da portare a Gesù. Sono poveri, non hanno nulla da dare, ma hanno qualcosa da ricevere: un po' di gioia davanti al presepe.
Vediamo anche l'inizio della predicazione di Gesù, che Luca pone a Nazareth, nella sinagoga, subito dopo la tentazione nel deserto. Gesù, con riferimento al profeta Isaia (Is 61, 1), dice: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4, 18). Proprio in questo annuncio ai poveri si svela il segno messianico, come appare dalla risposta ai discepoli di Giovanni che gli chiedono se egli fosse l'atteso: «Andate e riferite [...] ai poveri è annunziata la buona novella (Lc 7, 22)». E dal nostro comportamento verso i poveri dipenderà il trattamento che riceveremo in cielo (Lc 14, 12-14).


Le beatitudini

Il contrasto ricchi-poveri è evidente nelle beatitudini. In Matteo le beatitudini sono una pagina di spiritualità molto elevata, che nessuno rifiuta, mentre Luca le fa seguire da una serie di dure maledizioni: beati voi poveri... ma guai a voi ricchi; beati voi che ora avete fame... guai a voi che ora siete sazi; beati voi che ora piangete... guai a voi che ora ridete. Nella prima beatitudine (Lc 6, 20) ai poveri è riservato il Regno, e ai ricchi?

Un commento pertinente è dato dalla parabola di Lazzaro e del ricco epulone, che abbiamo brevemente commentato parlando del buon samaritano (Lc 16, 19-31). Vi è un ricco, di cui Luca non dice che facesse nulla di male, non vi è alcuna indicazione di cattivi comportamenti, morali o religiosi. Però è ricco, veste di porpora e bisso, e tutti i giorni mangia lautamente: quando muore va all'inferno. Vi è il povero Lazzaro alla sua porta, e di lui Luca non dice che fosse pio o facesse qualcosa di bene, però è povero e quando muore è portato dagli angeli nel seno di Abramo. La tradizione latina si è accorta di questa mancanza di motivazioni, ed ha aggiunto al testo greco di Luca alcune parole che fino a non molto tempo fa erano incorporate nella parabola: Lazzaro avrebbe voluto sfamarsi agli avanzi della mensa «ma nessuno gliene dava». Nel testo greco però non vi sono motivazioni, ecco perché la parabola è un commento, una illustrazione della prima beatitudine.


I ricchi e il denaro

Abbiamo già visto, commentando le parabole della torre e della guerra, la pretesa radicale di Gesù: «Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Lc 14, 33). Coerentemente, Luca sottolinea il fatto che i primi quattro discepoli chiamati, e dopo di loro il pubblicano Levi, hanno lasciato tutto (Lc 5, 11 e 5, 28).
L'evangelista si esprime come se nel denaro ci fosse qualcosa di fondamentalmente negativo: abbiamo sentito Gesù parlare di disonesta ricchezza, e il giudizio sui ricchi è durissimo.

Ma ecco il rovescio della medaglia: proprio con la disonesta ricchezza ci si può procurare amici, e questi ci accoglieranno, spalancandoci le porte, nelle dimore eterne. Ed ancora il capitolo 14 insegna ad invitare a pranzo o a cena i poveri, coloro che non hanno da ricambiarti, per ricevere la ricompensa alla risurrezione dei giusti.
Infatti a Zaccheo, uomo ricco, che per di più aveva accumulato i suoi beni con un comportamento non proprio ineccepibile, Gesù dice «Oggi per questa casa è venuta la salvezza» (Lc 19, 9) quando sente manifestare da Zaccheo la decisione di dare metà dei suoi beni ai poveri. Si badi bene, metà dei suoi beni, non tutto ciò che possedeva. E così negli Atti, della pia discepola Tabità, Luca non dice che si fosse privata di tutto, ma che abbondava in opere buone e faceva molte elemosine (At 9, 36).

Un uomo anziano chede l'elemosinaAlla luce di questi brani, comprendiamo quindi che lo sbaglio del ricco Epulone non è stato quello di fare del male, ma di non fare del bene. Lazzaro moriva di fame davanti alla sua porta e lui nemmeno se ne accorgeva; probabilmente, se qualcuno glielo avesse fatto notare, lui avrebbe disposto subito perché quel poveretto fosse curato e sfamato. Però era chiuso nel suo egoismo, in un bozzolo d'oro, d'argento e di pietre preziose, e non si poneva il problema degli altri, se banchettassero lautamente come lui o morissero di fame.

a cura della redazione
Fonte: incontri con padre Mauro Laconi o.p. all'Arsenale della Pace

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In cammino con Luca