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In cammino con Luca (11/18)

Chi ama porta frutti copiosi [2] di p. Mauro Laconi - La parabola del fico sterile evidenzia la misericordia di Dio che pazientemente attende la conversione dei peccatori perché si possa servire anche di loro per modificare il mondo.


L'intercessione di Gesù

In tutta la sua vita Gesù manifesta la ricerca continua dei peccatori (non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori). I farisei mormorano e lo accusano (mangia e beve con loro). Questa ricerca dà vita a molti episodi toccanti: la peccatrice, l'adultera, Zaccheo, il buon ladrone,... Veronica Canzanella, crocifissioneGesù muore invocando il perdono del Padre per chi lo ha crocifisso (perdona loro perché non sanno quello che fanno), e la sua opera di intercessione non si ferma con la sua morte.

Vediamo alcuni brani tratti da differenti autori del Nuovo Testamento.
- I versetti di Rom 8, 31-34 sono un inno alla misericordia di Dio e all'intercessione di Cristo: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi!»
- L'autore della Lettera agli Ebrei riprende questa idea, con un concetto nuovo: Gesù è il sommo sacerdote, e in tale veste intercede efficacemente davanti a Dio perché io possa avere una speranza, in quanto gli altri sacerdoti sono fragili creature, bisognosi essi stessi di intercessione: «Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente tutti quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore» (Eb 7,24-25)
- In 1Gv 1,5-2,2 c'è il bel passo che sembra richiamare la prassi penitenziale comunitaria della Chiesa primitiva: per vincere il peccato debbo esserne consapevole, ed allora sentirò la mia miseria, la mia piccolezza, il bisogno di superare me stesso, la necessità della conversione quotidiana. Dio non pretende che passi di colpo dalle tenebre alla luce, ma che mi metta in cammino. In questo brano il contesto penitenziale è sottolineato dal versetto (1Gv 1,9-10) dove vien detto che, «se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo». Sembra l'eco di una pubblica confessione comunitaria, dove il perdono dei peccati è ottenuto da chi, pentito, si dichiara peccatore e si affida alla misericordia di Dio attraverso l'intercessione di Gesù.
Gesù infatti è il nostro avvocato come sottolinea il versetto: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto». (1Gv 2,1)


Ancora un anno

L'intercessione di Gesù nella parabola di Luca si manifesta nell'ottenere ancora un anno di grazia, durante il quale aumenterà ulteriormente le sue cure per la pianta che non porta frutto. Abbiamo in Gesù un sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità, essendo stato provato come noi in tutto escluso il peccato (Eb 4,15-16), e da lui possiamo essere aiutati al momento opportuno. Ancora un anno: è questo il periodo in cui avviene il ciclo vegetativo di una pianta, composto da un periodo di riposo seguito da un risvegliarsi e dare frutto. Per l'uomo qual è la durata di questo ciclo? L'intera nostra vita.

Non vi è una minaccia di morte prematura dovuta al peccato, al contrario si sottolinea la pazienza di Dio; nessuno conosce però la durata della sua vita, la morte può sopravvenire ad ogni istante. Un anno è anche lo spazio di tempo in cui i Vangeli sinottici sembrano racchiudere la durata della vita pubblica di Gesù, durante la quale ci ha richiamati costantemente alla conversione, perché tutti davanti a Dio siamo peccatori. A questo riguardo ricordiamo sempre che non deve essere solo una pura formalità il fatto che le celebrazioni eucaristiche iniziano con l'invocazione della pietà di Dio.


Il fariseo e il peccatore

Vignetta del fariseo e del pubblicano al tempioDobbiamo batterci il petto come il pubblicano nel tempio (Lc 18,31). Purtroppo non avremo tempo a sufficienza per riflettere insieme su questa bellissima parabola, ma possiamo notare che l'atteggiamento degli interlocutori di Gesù è un po' come quello del fariseo. Richiamano l'attenzione su chi, a loro avviso, ha ricevuto la morte per castigo di Dio, come per dire: invece noi che siamo giusti, eccoci qua vivi e vegeti.

Attenzione a non interpretare con leggerezza e superficialità l'atteggiamento di questi uomini e del fariseo nel Tempio, che troppo spesso è anche il nostro. Ammesso che tutto quanto detto dal fariseo sia vero, non vi è solo un peccato di superbia. Il fariseo vuole praticare la giustizia soltanto per se stesso, vuol essere buono solo per avere la ricompensa di Dio, non si sente solidale con gli altri, anzi non glie ne importa nulla.
Egli metteva al centro del suo comportamento la sua persona, vi era in lui egoismo, chiusura in se stesso, poca sensibilità verso gli altri, non sapendo che proprio questo è peccato. Quasi gioiva per le trasgressioni degli altri che più mettevano in risalto la sua osservanza della legge, senza rendersi conto che Dio gli avrebbe chiesto ragione principalmente di ciò che avrebbe potuto fare per gli altri e non ha fatto.


Dare frutto

Ecco il cammino che ci vuol far percorrere Gesù: siamo tutti peccatori, e quanto più abbiamo il senso del divino tanto più abbiamo la percezione della nostra debolezza, ma il primo peccato di cui dovremo rispondere è di non aver portato frutto, di esserci chiusi in noi come il fariseo. Per Dio peccato è non portare frutti, Dio pretende che io fruttifichi, che dia frutti di vita.
Pianta di ficoEgli vuole servirsi di me per modificare il mondo, mettendo al centro di tutto non me stesso, sia pure sotto forma della mia propria virtù, ma Dio. Dall'unione con Dio deve scaturire per ognuno di noi la capacità di comunicare, di mettere in comunione, di creare una concreta fraternità con gli altri, di sentirsi in modo concreto parte di un solo corpo, la Chiesa.
Ogni credente, di fronte ad una azione necessaria per il Regno, dovrebbe farsi avanti e dire «Lo faccio io», con uno spirito di altruismo che dovrebbe stridere fortemente con l'egoismo del mondo.

Portare frutto significa vivere in una tensione escatologica, cioè avere fame e sete delle cose divine, che si traduce nel donarsi agli altri, essere la dispensa degli altri, considerare piena una giornata solo se c'è stato un dono continuo verso il nostro prossimo. Questo atteggiamento attesta che sono discepolo di Gesù, dimostra la mia fede.

Abbiamo passato in rassegna le tre cose essenziali per Luca, che si possono così sintetizzare: amare Dio; essere spinti dal suo amore alla ricerca continua di creare una concreta fraternità nella Chiesa e, attraverso la Chiesa, nel mondo; testimoniare con la vita, apertamente, la mia fede.
Il mio rapporto con Dio non è un rapporto individuale, non sono chiamato da Gesù perché mi preoccupi della mia virtù personale per salvarmi l'anima, ma sono chiamato a dare il mio apporto per salvare il mondo, anche se questo mio apporto sarà estremamente ridotto perché io sono ciò che sono. In questo modo mi salverò.

Cristo mi ha chiamato per agire attraverso di me, ed io salverò la mia anima in quanto parteciperò al suo sforzo di salvezza per il mondo. Chi non avrà portato frutto sarà tagliato, anche se la sua osservanza alla legge sarà perfetta come quella del fariseo, perché sarà un albero frondoso, lussurreggiante, ma sterile.


Il finale della parabola

Che fine ha fatto l'albero della parabola? Ha forse fruttificato l'anno seguente o, malgrado tutte le cure del vignaiolo, è stato tagliato perché sterile? Mani che custodiscono una rosaLa parabola non può dirmi la conclusione perché l'albero sono io, è ognuno di noi. Sta a me dire quale sarà la conclusione, se approfitto sì o no delle cure del vignaiolo, dell'intercessione di Gesù durante l'anno parabolico di vita che ancora mi è lasciato.

Luca ci ha lasciato chiari esempi di chi ha saputo approfittare e di chi no. C'è la peccatrice che scoppia a piangere e chi tollera benissimo le tossine dei suoi peccati, vi è Zaccheo che pieno di gioia accoglie Gesù in casa sua e chi invece lo lascia fuori quando Cristo bussa alla sua porta per cenare con lui (Ap 3,20). Vi è il buon ladrone che morendo con Gesù ne diventa il difensore, ed il cattivo ladrone che muore bestemmiando. Vi è anche Pietro che rinnega Gesù, ma subito dopo piange amaramente. Vi è la folla che, dopo aver assistito alla crocifissione, torna a casa battendosi il petto.

Nella vigna di Gesù vi sono milioni di alberelli: siamo noi. Ognuno di noi deve decidere se continuare col peccato, dove peccato significa non darsi totalmente a Dio, non dedicargli la vita per la grande impresa di rinnovamento del mondo che egli chiede, o se convertirsi, portando frutto in abbondanza, come Dio attende da noi.

a cura della redazione
Fonte: incontri con padre Mauro Laconi o.p. all'Arsenale della Pace

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