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In cammino con Luca (6/18)

Lottare con Dio nella preghiera [1] di p. Mauro Laconi - La preghiera di Gesù per fare la volontà del Padre è la preghiera che la Chiesa e i credenti continuano per offrire nella loro vita quotidiana il loro essere disponibili a vivere l’amore.


Dopo aver esaminato le due parabole che ci parlano dell'amore verso il prossimo, rifletteremo ora su quelle legate al tema della preghiera, che Luca abbina alle precedenti inserendole all'inizio e alla fine dell'itinerario che ci vuole far percorrere.
William Holman Hunt, Il vicino importunoSi tratta della parabola dell'amico che arriva di notte e di quella della vedova e del giudice. Proveremo a rileggere queste narrazioni alla luce della realtà storica dell'epoca, poi esamineremo il contesto in cui Luca le inserisce, ed infine cercheremo di scoprire i messaggi fondamentali che l'evangelista vuole trasmetterci.


 
 
I racconti

Nella prima parabola (Lc 11,5-13) vi è la visita inaspettata di un ospite che giunge a tarda ora, e il padrone di casa, che non ha nulla da dargli da mangiare, va a bussare alla porta di un amico per farsi prestare tre pani. All'epoca di Gesù il pane, che le donne cuocevano in casa, era una componente fondamentale dell’alimentazione. Inoltre ogni famiglia viveva nella sua casa: una piccola costruzione a dado, con una sola stanza che serviva per tutte le necessità, alla sera stendevano delle stuoie per terra, e tutta la famiglia si metteva a dormire. Immaginiamoci una famiglia, di solito piuttosto numerosa, che sopraggiunto il buio si è sdraiata sulle stuoie e si è addormentata. Quando l'amico giunge a chiedere i pani, la risposta è negativa: non vi era la luce come oggi, e alzarsi al buio significa inciampare in qualcun altro, far rumore, svegliare i bambini che poi si sarebbero riaddormentati chissà quando. Ma l'amico continua a bussare, e alla fine ottiene i pani, non per la loro amicizia, forse terminata proprio in quell'occasione, ma per la sua insistenza. Il termine insistenza è una traduzione un po' edulcorata, in realtà sarebbe più rispondente la parola spudoratezza, detta da Luca un po' scherzosamente.

Nella seconda parabola (Lc 18,2-5) Luca ci presenta una vedova che deve cavarsela da sola, perché non c'è più nessuno che pensi a lei, si rivolge al giudice del villaggio. A quei tempi l'ordinamento giudiziario si basava, per i casi gravissimi, su un tribunale centrale a Gerusalemme, per i casi gravi la giustizia era amministrata nelle città principali, mentre le controversie di ogni giorno erano demandate al giudice del villaggio. Questo personaggio, magari uno scriba, cercava di comporre le liti, riparare alle ingiustizie, fare restituire il dovuto, e così via. Il giudice del villaggio è una figura che in oriente si perde nella notte dei tempi, ed esiste tuttora. Talora è una figura incorruttibile ma a volte, come nella descrizione di Luca, esercita la sua attività tenendo conto degli interessi delle persone importanti. Quella povera donnetta, la vedova, proprio non gli interessa, e la manda via.

Illustrazione della parabola della vedova e del giudiceL'insistenza della donna è però tanta che, alla fine, anche qui la richiesta viene esaudita. Ed anche qui il finale ha una venatura umoristica, perché il monologo conclusivo del giudice, nell'originale greco, non esprime il timore che la donna continui ad importunarlo, ma che questa vecchietta, magari minuta e fragile, lo colpisca con un colpo tipico dei pugili, dal basso all'alto.
In entrambe le parabole si ha lo stesso schema narrativo: la domanda, il rifiuto, l'insistenza e la resa.


Il contesto

Il racconto di queste due parabole avrebbe potuto essere usato per darci altri ammaestramenti, non si tratta di situazioni tipiche riferibili al solo tema della preghiera. Che debbano essere riferite alla preghiera ce lo dice il contesto in cui sono inserite.

In Luca le parabole sono collegate ad un fatto della vita di Gesù, in relazione al quale ci dà un insegnamento, che viene poi illustrato con una parabola. Ricordiamo il contesto della parabola del buon Samaritano: Gustave Dorè, Arrivo del samaritano alla locandavi è l'incontro tra Gesù e il maestro della legge che chiede cosa debba fare per avere la vita eterna, vi è l'enunciato dell'amore verso Dio e verso il prossimo, e poi la parabola. Al cap. 11 troviamo Gesù che prega, poi un discepolo che gli chiede di insegnare loro a pregare, l'insegnamento del Padre Nostro, ed infine la parabola dell'amico che viene di notte. Vi è una continuità logica molto accentuata: Gesù prega, viene interrogato sulla preghiera, insegna a pregare e racconta questa parabola. I discepoli di Gesù, certamente sapevano pregare: vi è una enorme ricchezza di preghiere a disposizione di ogni ebreo, e i seguaci di Gesù le conoscevano e le praticavano. La richiesta dei discepoli di insegnar loro a pregare deve essere letta in modo diverso.

I discepoli vogliono imparare a pregare come Gesù. Questa è l'idea: la preghiera della Chiesa continua, e deve continuare, la preghiera di Gesù. Ed è veramente molto impegnativa, perché solo una parola può definire la dimensione della sua preghiera, ed è immensità.


La preghiera di Gesù

Gesù ci viene mostrato in un atteggiamento di domanda, tipico di una creatura, mentre egli è sì uomo, ma non creatura. E Gesù ci insegna a chiedere, ci insegna la preghiera di domanda, mentre la preghiera è anche adorazione, contemplazione, meditazione, ringraziamento. La preghiera deve essere domanda non solo perché, essendo creature, abbiamo sempre bisogno di qualcosa, ma perché vi è qualcosa di urgente da realizzare.

Quando Luca coglie Gesù in atteggiamento di preghiera, è sempre in vista di una qualche realizzazione.
Alcuni esempi:
Henry Martin, Battesimo di GesùL'episodio del battesimo: mentre Gesù usciva dalle acque del Giordano ed era raccolto in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo. Il cielo si aprì: prima era chiuso, costituiva un diaframma che separava la realtà di quaggiù da quella di lassù, ora invece si apre e lo Spirito scende su Gesù, in attesa di scendere su ognuno di noi.
Lc 6,12 ci presenta Gesù che passa l'intera notte pregando. Quando poi si fa giorno, chiama a sé i suoi discepoli e ne sceglie dodici. Non ha scelto delle persone chiamate in base a dei criteri di rigida selezione per avere il meglio disponibile sul mercato in vista della realizzazione della Chiesa. Gesù ha chiamato delle persone qualsiasi, delle persone come noi, con alcuni elementi che avevano un carattere non certo buono, e vi ha incluso anche dei peccatori, degli zeloti, e così via. Gesù prega, non per fare una buona scelta, ma per riuscire a fare di quelle persone qualunque i pilastri della sua Chiesa.
Gesù prega prima di dare ai discepoli l'annuncio della passione, perché è difficile comunicare il messaggio della croce e farlo accettare. Vi sono ancora altri casi, che non citeremo, di preghiera realizzatrice di Gesù che ritorna in Luca come un ritornello.


Continuare la preghiera di Gesù

Gesù che prega è l’inizio del cap. 11, dove ci viene narrata la parabola dell'amico che viene di notte. Perché lo fa? Per avviare anche noi nel cammino della sua preghiera. La preghiera è un atteggiamento comune a tutte le religioni.

In che cosa differisce allora la preghiera dei cristiani? La nostra preghiera è la continuazione di quella di Cristo, è Cristo che prega in noi, che prega nella Chiesa, e fa della nostra preghiera una realtà nuova. Nel Vangelo di Matteo è detto esplicitamente: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Dalla sua preghiera personale scaturisce la nostra preghiera. Gesù continua a pregare anche in paradiso, prega per noi e con noi, la sua preghiera non appartiene al passato. Cristo prega adesso, come ci testimoniano vari passi del Nuovo Testamento. Paolo ci rassicura, ci invita a non temere: “Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi” (Rm 8,31-34). Anche la lettera agli Ebrei parlando di Gesù, sommo sacerdote, arriva alla stessa conclusione: il suo sacerdozio è esercitato in cielo, e intercede a nostro favore (Eb 7,25). La prima lettera di Giovanni dice: “...se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto” (1Gv 2,1).

Il Cristo che sulla terra parlava del Padre continua a farlo ora dal cielo, il Cristo che era con noi sulla terra continua a essere con noi pur stando nel cielo. Gesù in cielo prega il Padre per noi, e nello stesso tempo Gesù è in mezzo a noi che preghiamo, è in noi, è la nostra preghiera.

a cura della redazione
Fonte: incontri con padre Mauro Laconi o.p. all’Arsenale della Pace

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In cammino con Luca