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IN CAMMINO CON LUCA (3/18)

Il buon samaritanoLE PARABOLE DI LUCA
Le originali parabole che Luca inserisce nella sezione del viaggio dalla Galilea a Gerusalemme sono per la Chiesa pietre miliari per riscoprire se stessa.

di p. Mauro Laconi

 
LE PARABOLE ORIGINALI DI LUCA: UN CIRCUITO AD ANELLO

Nella precedente riflessione, parlando della sezione del viaggio di Luca, formata da circa dieci capitoli sui 24 che compongono il suo Vangelo, abbiamo detto che è costellata di parabole, come una strada romana lo era di pietre miliari. Alcune sono comuni a Matteo, ben poche a Marco, e ben 13 parabole le incontriamo solo in Luca, disseminate in tutti i capitoli di questa sezione (9,51–18,14), ad eccezione del capitolo 17. Al cap. 10 il buon samaritano (10,23-37); al cap. 11 l’amico che arriva di notte (11,5-13); al 12 il ricco stolto (12,16-21); al 13 Icona della parabola del fico sterileil fico sterile (13,6-9); al 14 le parabole della torre (14,28-30) e quella della guerra (14,31-33); al 15 la dramma perduta (15,8-10) e il figliol prodigo (15,11-32); due parabole al cap.16, l’amministratore infedele (16,1-9), il ricco epulone e il povero Lazzaro (16,19-31); ed infine le parabole del giudice e la vedova (18,2-5) e del fariseo e il pubblicano nel tempio (Lc 18,9-13).
Queste tredici parabole formano un itinerario che la Chiesa, illuminata da Cristo che le ha pronunciate, deve percorrere pian piano, trovando la strada per scoprire cosa vuol dire essere credenti. Questo itinerario è ad un tempo una liturgia penitenziale ed un cammino alla ricerca di sé.

Da un esame attento si nota che sono state disposte con cura e attenzione, in modo da indicarci un itinerario da percorrere, che si può schematizzare graficamente. Vedremo di scoprire pian piano questo schema, questa specie di anello, di circuito che si chiude su di sé, dove i concetti iniziali sono ripresi nelle parabole finali. Fa eccezione l’ultima parabola, quella del fariseo e del pubblicano, che è a sé, e questa disposizione ci ricorda un po’ la coroncina del rosario: un anello di grani, più i grani sottostanti (la parabola finale) che precedono il crocifisso, o una collana da cui pende un ciondolo.


AMORE E PREGHIERA

L’inizio di questo circuito ad anello è la parabola del buon samaritano che prenderemo in esame in modo specifico nella prossima riflessione. Da notare che quando ci si accosta alla Parola di Dio si deve cercare di dimenticare tutto quanto già sappiamo al riguardo, perché il Vangelo bisogna leggerlo ogni volta con occhi nuovi, come se non l’avessimo letto mai, per scoprire sempre ancora qualcosa, affinché ci dica ogni volta qualcosa di più. La parabola del buon samaritano vuole insegnarci l’amore verso gli altri, ed è seguita dalla parabola dell’amico che arriva di notte, ed ha come tema la preghiera.

Ecco il binomio fondamentale, amore e preghiera, che troviamo all’inizio del nostro circuito ad anello e ritroveremo nuovamente alla fine, con le parabole del Icona della parabola del ricco epulonericco epulone, sull’amore che non c’è perché non vede la sofferenza degli altri, e della vedova e del giudice, ossia sulla preghiera insistente che ottiene. All’inizio ed alla fine, con ordine e coerenza, vi è quindi una coppia di parabole una sull’amore ed una sulla preghiera, che ci parlano dei nostri rapporti con gli uomini e con Dio. E poi, come un amen finale, Luca ci porta nel tempio dove pregano il pubblicano e il fariseo, perché nel tempio l’amore e la preghiera dovrebbero incontrarsi, dalla preghiera dovrebbe scaturire l’amore.


COME LEGGERE LE PARABOLE

Le parabole sono Parola di Dio, che io debbo ascoltare chiedendomi - e cercando di capire - cosa mi vogliano dire nell’intenzione dello scrittore ispirato. Oggi questa ricerca la facciamo avvalendoci anche delle tecniche di critica letteraria che sono una scoperta moderna, ignota quindi ai Padri della Chiesa. Essi facevano delle parabole una lettura di tipo allegorico, giungendo a dei risultati stupendi dal punto di vista della spiritualità e della catechesi, ma unendo in un unico fascio quello che l’evangelista voleva dire, e le idee che le loro menti e i loro cuori ricavavano dalla lettura.
Dal punto di vista dell’esegesi non bisogna seguire il loro metodo, perché il testo può suggerirmi tante idee, anche molto interessanti, che però l’evangelista non voleva dire. Dobbiamo quindi sforzarci di capire il messaggio che lo scrittore ispirato ci vuole trasmettere, senza soffermarci troppo sui singoli particolari del racconto e senza attribuire a ciascuno di essi un proprio significato a se stante, in quanto essi debbono essere finalizzati ad una visione d’insieme, ed è l’insieme, l’idea centrale, quella che conta.

Non bisogna però nemmeno cadere nell’eccesso opposto, in quanto il tema è sì unico, però articolato in più fasi consecutive: l’idea viene narrata con un racconto che si svolge come un cammino, e quindi attraverso molti passi successivi. L’idea di fondo è unica, la proposta è una sola, ma si deve tener conto di questa articolazione che permette lo sviluppo delle idee.

Il giusto equilibrio lo si può forse raggiungere applicando anche alle parabole alcuni concetti della teologia narrativa: i pensieri di Dio si raccontano, non sono delle pure astrazioni, e mi raggiungono attraverso un cammino. Il fine ultimo è poi raggiungere la mia vita attraverso la mia mente, il mio cuore: Dio deve divenire la mia storia quotidiana, la mia vita deve raccontare Dio. Nelle successive riflessioni esamineremo alcune delle tredici parabole che ci mostrano però già marcatamente il cammino da seguire.

a cura della redazione
Fonte: incontri con padre Mauro Laconi o.p. all’Arsenale della Pace

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IN CAMMINO CON LUCA