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IN CAMMINO CON LUCA (2/18)

CON GESÙ VERSO IL PARADISO
Il viaggio di Gesù e i suoi discepoli dalla Galilea a Gerusalemme attraverso la Samaria che Luca ci racconta da 9,51 a 18,14 è l’immagine di come deve essere e vivere la Chiesa.

di p. Mauro Laconi

Cristo e i dieci lebbrosi, mosaico del Duomo di Monreale

LA SEZIONE DEL VIAGGIO

Vi è un tema ricorrente che lega tutti i capitoli da 9 al 18, ed è quello del viaggio di Gesù a Gerusalemme. Questa è una novità di Luca. Il Gesù di Matteo e di Marco è il Gesù della Galilea, che poi muore e risorge a Gerusalemme; in Luca invece le cose sono cambiate. Nella prima parte del suo Vangelo vi è il Gesù della Galilea, nella seconda Gesù è in viaggio attraverso la Samaria, e nella terza a Gerusalemme per la passione e resurrezione. Da notare che Marco non nomina mai la Samaria, Matteo una volta sola, per dire di non andarci. La Samaria è la regione più grande della Palestina ed è abitata da gente che gli Ebrei consideravano diversa, altra gente. Luca ci presenta Gesù non più con i Giudei, ma in cammino, in cammino in mezzo ad altra gente.


LA MORTE COME PARADISO

Il viaggio di Gesù verso Gerusalemme è in Luca, come in Marco - dove però questo viaggio è appena accennato -, un cammino verso la croce, verso la morte. Questo concetto, il cammino verso la croce, domina tutta la costruzione della sezione del viaggio di Luca. Questo viaggio Gesù non lo compie da solo, ma accompagnato dai discepoli, vecchi e nuovi, e quindi in fondo il tema del viaggio non è solo il cammino di Gesù, ma anche il nostro cammino. In questi 10 capitoli Luca ci insegna come viaggiare con Gesù verso la croce.
Occorre a questo punto ricordare che la croce, la morte, ha in Luca un volto particolare, differente. In Marco la croce è un racconto tragico, vi è la tragedia del peccato umano che esplode nel cuore di Gesù. In Luca la croce, la morte, sono al centro di un racconto delicato, gradevole, attraente. Accanto a tutta la drammaticità insita nella Passione, vi è una certa dolcezza. Jan Oliver,  El CristoGesù non muore con un grido disarticolato, dopo aver chiesto il perché del suo abbandono, ma il suo grido dice: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Gesù mantiene la sua dolcezza, e dice al Padre: “Perdonali perché non sanno quello che fanno”. Ma soprattutto ci viene indicato chiaramente, attraverso le parole rivolte al buon ladrone, che con la morte si va in Paradiso: “in verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso”. Morire con Cristo in croce vuol dire entrare in Paradiso.

In questo viaggio verso la morte con Gesù, in questo cammino dei discepoli verso la morte, la parola morte perde quanto di brutto ha nelle accezioni che figurano nei dizionari, per acquistare qualcosa di celestiale, di paradisiaco. Il discepolo che muore con Gesù, fa qualcosa di paradisiaco. Questo lo si vede bene anche nell’altro libro di Luca, gli Atti degli Apostoli, ad esempio nella descrizione della morte di Stefano, al capitolo 7. Stefano muore vedendo il cielo aperto sopra di lui: “ Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra”. Ed anche Stefano, come Gesù, chiede il perdono per chi lo uccide, e dice: “Signore Gesù, accogli il mio Spirito”. Giorgio Vasari, Il martirio di S. StefanoAnche la morte di Stefano, che è il prototipo di quelli che muoiono per Gesù, è qualcosa di paradisiaco. La nostra morte, la mia morte, se avverrà con Gesù, sarà paradisiaca, sarà il Paradiso.


IL CAMMINO COME ANNUNCIO

Il viaggio di Gesù si compie attraverso la Samaria, territorio non giudaico. I Samaritani non erano pagani, ma gli Ebrei li disprezzavano più dei pagani. Il viaggio di Gesù in Samaria è quindi fatto tra le genti, e Luca sottolinea questo aspetto, riferendolo anche ai discepoli: camminare con Gesù vuol dire passare tra le genti del mondo annunciando il Vangelo. Non solo il viaggio di Gesù, che occupa la metà del Vangelo, è un viaggio missionario, ma gli Atti degli Apostoli, il secondo libro di Luca, descrivono i viaggi missionari della Chiesa, cioè la Chiesa nei suoi viaggi missionari. La Chiesa è un popolo in cammino che compie un itinerario missionario tra le genti, non importa se in paesi stranieri o a casa propria.

All’inizio della sezione del viaggio (Lc 9,57-62) Gesù chiama tre giovani, ed i dialoghi che ne seguono sono molto significativi. Il primo dei tre dice: “Ti seguirò dovunque”, e Gesù gli risponde che le volpi hanno tane, gli uccelli nidi, ma che lui è sempre in viaggio; quindi la chiamata è per un viaggio. Al secondo e al terzo, che all’invito di Gesù a seguirlo rispondono ponendo delle condizioni, viene replicato che gli affetti non devono ostacolare la missione e l’annuncio del Regno di Dio. Queste non sono chiamate di Apostoli, ma di discepoli, ossia di semplici cristiani: per Luca la chiamata evangelica è essenzialmente e totalmente missionaria, ogni cristiano è un missionario, ha ricevuto la chiamata alla missione.
Vediamo negli Atti degli Apostoli che la fondazione di alcune Chiese, anche molto importanti come quella di Antiochia, è il frutto dell’attività di laici, scappati da Gerusalemme per sfuggire alla persecuzione in cui è morto Stefano. Alcuni di questi hanno parlato di Cristo anche ai pagani di Antiochia e ne è nata una Chiesa, la prima Chiesa di pagani convertiti al Cristianesimo. Nessuno li aveva mandati in missione, non è necessario essere mandati, per Luca se si è cristiani si è missionari.


IL VIAGGIO DELLA CHIESA

L’itinerario proposto da Luca non è solo il viaggio dei discepoli, di ogni cristiano preso singolarmente, al seguito di Gesù. Luca scrive anche per la sua Chiesa come insieme, perché si metta in viaggio con Gesù alla ricerca di se stessa. In Marco si ha l’impressione di sentire ancora la vivacità dei primi tempi, l’entusiasmo dell’inizio. Scolaro che lavora ad un tabellone sulla ChiesaIn Luca si avverte la preoccupazione che la sua Chiesa abbia rotto un po’ i ponti con la Chiesa delle origini, e la chiama quindi ad andare alla ricerca di se stessa. Luca chiede alla Chiesa ciò che Paolo VI chiese inaugurando la V sezione del Concilio dopo la morte di papa Giovanni: “Chiesa, chi sei tu?”. E per dare un punto di riferimento, descriverà negli Atti le vicende della Chiesa primitiva. Qualcuno ha osservato che raccontando queste vicende le nobilita e le idealizza, rendendole molto belle. Ma Luca vuol porre davanti alla sua Chiesa un ritratto e uno specchio, in modo che specchiandosi possa chiedersi se corrisponde al ritratto, se è la Chiesa vera oppure no. Quindi il viaggio, per Luca, è anche e soprattutto il cammino della Chiesa alla ricerca di se stessa. Dobbiamo ritrovare continuamente noi stessi, e questa è la cosa più difficile.

Il ritrovarsi della Chiesa non è un ritrovarsi di tanti singoli separatamente, ma è un aiuto reciproco, un aiuto fraterno in una Chiesa che è incontro. Questo aiuto fraterno, comunitario, presuppone un intreccio di intenti, di riflessioni, di strutture forse più mentali che sociologiche. Ai tempi di Luca il discorso era più facile, perché la Chiesa era veramente tale, se ci si riferisce al significato etimologico di ecclesia, esperienza di un gruppo che si raduna. Non che sta sempre insieme, ma che si raduna, e se si raduna vuol dire che anche si disperde, ed in questo disperdersi e radunarsi sta tutta la tradizione storica della Chiesa.

Si disperde vivendo missionaria tra i pagani, il suo destino è di vivere tra i pagani, ma poi ogni tanto deve radunarsi. Ecco il giorno del Signore, la domenica. Noi ci raduniamo ancora, la domenica, ma per tre quarti d’ora soltanto, il tempo della messa. Nella Chiesa primitiva, la domenica era il giorno dell’incontro non per tre quarti d’ora, ma per tutta la giornata, tutta la notte: si pregava, si mangiava anche insieme, si celebrava l’eucaristia, si battezzavano i catecumeni, si formavano quelli che chiedevano di entrare nella Chiesa spiegando loro il Vangelo, si cercava di recuperare quelli che erano tentati di tornare al paganesimo. Era un giorno che si passava insieme, ci si conosceva e si poteva veramente fare un lavoro di aiuto vicendevole per compiere qualche passo in avanti nel cammino con Gesù. Discepoli radunati intorno al paneCome oggi questo sia possibile non lo so, ma anche noi dovremmo cercare di riscoprire cosa vuol dire essere Chiesa, cosa voglia dire radunarsi, vivere assieme.

Non potremo seguire in queste riflessioni tutto l’itinerario proposto da Luca in questi dieci capitoli, e dobbiamo quindi fare una cernita. Esaminando il testo, balza evidente ai nostri occhi che Luca ha costellato il cammino con delle pietre miliari: le parabole. Ci soffermeremo su alcune di esse, cercando di non vedere ciascuna parabola come fine a se stessa, ma di condurre un discorso continuato, perché Luca è attento a disporle in modo tale da creare attraverso di esse un itinerario che la sua Chiesa è chiamata a percorrere.

a cura della redazione
Fonte: incontri con padre Mauro Laconi o.p. all’Arsenale della Pace

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IN CAMMINO CON LUCA