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IN CAMMINO CON LUCA (1/18)

UNO SGUARDO AI VANGELI SINOTTICI
L’origine dei vangeli, i tre sinottici, la particolarità del vangelo di Luca.

di p. Mauro Laconi

LE FONTI DEI VANGELI

I Vangeli nascono poco a poco, e raccolgono testi che sono serviti per celebrazioni liturgiche, per la predicazione, come strumenti di catechesi, e si sono arricchiti durante una lunga gestazione. Sono come spugne che hanno assorbito 40 anni di storia della Chiesa, di una Chiesa che è partita da Gerusalemme e si è diffusa in tutto il mondo.

Hanna Cheriyan Varghese, Il mattino di PasquaLa fonte più antica dei vangeli è senza dubbio il racconto della Passione, che occupa due capitoli in Marco, in Matteo, in Luca e anche in Giovanni. Il linguaggio del racconto della Passione è più arcaico, e lo schema è profondamente unitario in tutti i Vangeli, in quanto questo racconto, sino all’annuncio dell’Angelo: “È risorto, non è qui” costituì il primo Vangelo cristiano.

C’è una seconda fonte, a noi non pervenuta, alla quale hanno attinto alcuni evangelisti, i lòghia di Gesù (lòghia è una parola greca che significa piccole frasi). La raccolta di questi detti di Gesù è iniziata molto presto nelle prime comunità della Palestina, probabilmente proprio a Gerusalemme verso gli anni 40–50, ai fini della catechesi, in quanto fin dall’inizio i cristiani hanno capito che non esiste migliore catechesi che l’insegnamento personale di Gesù. Non importa se non sono stati subito scritti, ma tramandati all’inizio oralmente: a quei tempi la tradizione orale era molto fedele.

Luca e Matteo usano questa fonte indipendentemente l’uno dall’altro, in modo strettamente parallelo. Marco invece non li usa, benché sembri impossibile che non li conoscesse, essendo ormai divenuti patrimonio comune delle comunità. È quindi logico pensare che non li abbia utilizzati perché ha fatto una scelta: non ripetere tutto ciò che si diceva su Gesù o quello che Gesù aveva detto, ma raccontare alcuni fatti per degli scopi ben precisi, che cercheremo di cogliere man mano che leggeremo il suo Vangelo.

Una fonte sulla quale invece si basa Marco è una raccolta di fatti della vita di Gesù più tardiva dei lòghia, ma anteriore agli anni 60, e non nata in Gerusalemme, ma in Galilea. In essa, per quanto comprendiamo dell’utilizzo che ne fa Marco, si parla di Gerusalemme in modo un po’ antipatico: Gerusalemme è il luogo in cui Gesù è stato ucciso. Si parla bene invece della Galilea, dei suoi villaggi, dove Gesù era passato predicando. La Galilea era detta Galilea delle genti perché, pur essendo una delle tre regioni della Palestina (Giudea, Samaria, Galilea) c’erano anche molti pagani.
Di questa fonte si serve Marco, quando inizia a scomparire la seconda generazione cristiana, quella che aveva conosciuto i testimoni oculari, e quando diviene quindi molto importante codificare i ricordi sui fatti della vita di Gesù. Però Marco la sfrutta liberamente, per comporre il suo vangelo, che è il più antico di tutti benché non sfrutti né i documenti più antichi, né la terza fonte degli altri Vangeli sinottici: quella che riguarda l’infanzia e le apparizioni pasquali di Gesù.


I TRE VANGELI SINOTTICI

Jacob Jordaens, I quattro EvangelistiIl Vangelo di Marco costituisce, con i suoi 16 capitoli fatti di piccoli episodi molto vivaci, la base utilizzata da Matteo e da Luca nella costruzione dei loro Vangeli. Questi tre vangeli sono quindi detti i Vangeli sinottici (cioè che presentano testi che hanno analogie e elementi comuni n.d.r.), anche se ognuno ha una sua individualità ben marcata, ed un proprio messaggio teologico. Immaginiamoci il racconto di Marco, breve e semplice, come la facciata di una casa, o di una chiesa.

Matteo ha ripreso questa grande facciata narrativa, arricchendola con cinque finestre, ossia con i cinque discorsi di Gesù che sono una caratteristica dal suo Vangelo; questi discorsi non sono cinque finestrelle aperte nella muraglia solida di Marco, ma cinque finestroni, inseriti senza togliere nulla al muro di Marco. Evidentemente, con l’aggiunta di queste finestre, la struttura della facciata diviene molto più ampia, ma anche più leggera e trasparente, perché dalle finestre, poste secondo un ordinato schema architettonico, filtra la luce.

Luca si è comportato invece in modo diverso. In un certo senso è più fedele di Matteo allo schema di Marco, ma ha voluto arricchirlo con qualcosa di suo. Ha preso quindi la facciata di Marco, l’ha tagliata in metà e, allontanando un po’ di qua e un po’ di là le due parti, vi ha inserito la parte sua propria, costituita da circa 10 capitoli del suo vangelo, e precisamente dal versetto 51 del capitolo 9 a tutto il versetto 14 del capitolo 18. In queste nostre riflessioni esamineremo questa parte, la sezione del viaggio, cercando di cogliere ciò che ha di suo. Prima però di andare alla ricerca dei concetti generali caratteristici di questa sezione, delle sue linee generali, parleremo brevemente di Luca.


LUCA E IL SUO VANGELO

El greco, San LucaIl Vangelo di Luca è piuttosto ampio rispetto a quello di Marco, molto breve. Consta di 24 capitoli, ma il testo è più esteso anche di quello di Matteo articolato in 28 capitoli (conviene forse ricordare che la divisione dei testi in capitoli ed in versetti è stata fatta in epoca molto più tarda, con dei criteri che a volte possono anche suscitare qualche perplessità). Il Vangelo di Luca è comunemente considerato il più moderno dei vangeli, quello che riesce maggiormente a dialogare con gli uomini moderni, ed è anche quello di cui si conosce meglio l’autore.
Mentre gli altri tre vangeli sono stati scritti da gente venuta dalla Palestina, ed hanno conservato un clima Palestinese, l’odore del lago di Genesaret, il sentore della terra, il Vangelo di Luca risente della cultura mediterranea occidentale, pur se Luca scrive il suo testo con molta fedeltà, da testimone.

Luca, che è anche l’autore degli Atti degli Apostoli, è un compagno di viaggio di Paolo, e questi parla di Luca in due delle sue lettere. Dalla lettera ai Colossesi troviamo una conferma della sensazione che si ha leggendo il Vangelo di Luca, ossia che questi fosse un pagano convertito. Alla fine della lettera ai Colossesi, Paolo manda alla Chiesa di Colossi i saluti dei suoi compagni di viaggio e dice: “Vi salutano Aristarco (…) e Marco (…) e Gesù (…) venuti dalla circoncisione (..). Vi saluta Epafra (…), vi salutano Luca, il caro medico, e Dema” (Col 4,10-14). Luca quindi non veniva dalla circoncisione, non era cioè un ebreo convertito, ma un pagano convertito, forse di Antiochia, divenuto compagno nei viaggi missionari di Paolo. Vi è infatti una sezione degli Atti degli apostoli dove parlando dei viaggi di Paolo viene da Luca usato il noi, noi partimmo, noi arrivammo, e in questi viaggi Luca ha preso contatto con le diverse realtà cristiane del suo tempo. È venuto anche a contatto con molti personaggi da cui ha appreso ricordi su Gesù che Matteo e Marco non trasmettono.
Anche nel Vangelo, si sente che Luca non si è convertito solo al Cristianesimo, ma alla missionarietà cristiana, lo si avverte in certe parabole di Gesù che lui solo ci tramanda, ma anche in quegli inni della liturgia primitiva che sono il Benedictus e il Magnificat.

Durante i suoi viaggi Luca quindi raccoglie tutti i ricordi di cui viene a conoscenza e poi, già anziano, verso gli anni 80 scrive il suo Vangelo. Era ormai diventato responsabile di una Chiesa, e per la sua Chiesa, per aiutarla a ritornare alla purezza delle origini, scrive il Vangelo e gli Atti.
Questi libri sono scritti in greco, come del resto gli altri Vangeli. Ma mentre Marco e Matteo scrivevano visibilmente in una lingua straniera, Luca conosce il greco molto bene, servendosi anche di forme di espressione, come il modo ottativo, che sono un po’ delle raffinatezze.
Inoltre Luca ha veramente una capacità letteraria che agli altri manca: Marco ad esempio è vivacissimo nei suoi racconti, ma non ha il senso della bellezza di Luca, evangelista della bellezza e del canto. Il Vangelo di Luca inizia con dei canti, ma è un po’ tutto un Vangelo cantato, anche se le sue parabole hanno qualcosa di musicale nel loro racconto.

a cura della redazione
Fonte: incontri con padre Mauro Laconi o.p. all’Arsenale della Pace

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