Sermig

Essere fuoco

FuocoChi cammina affidandosi con fiducia a Dio impara a camminare nel buio seguendo le orme di Gesù.

di dom Luciano Mendes de Almeida



“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” (Lc 12,49), così ci dice Gesù. Fuoco dell’amore divino per l’umanità che fa bruciare i cuori, che diventa zelo per il Regno di Dio sulla terra. Dobbiamo lasciarci prendere da questo fuoco d’amore in modo da far sì che gli altri – credenti e non credenti – possano esserne illuminati e riscaldati. Il fuoco del Cuore Divino insegna a tutti l’amore gratuito, generoso, universale che Gesù è venuto a portare sulla terra e dona a tutti la pace vera, che nasce dall’unico fondamento: Dio.

Il mandato di Gesù di essere costruttori della pace in questo mondo è pure l’invito della Madonna: lei vuole che i suoi figli si avvicinino e si aprano al messaggio pieno di vita di Gesù; lei vuole che il regno di Dio, dove tutti sono invitati a vivere da fratelli e sorelle, si realizzi già in questo mondo.
Si coopera a questo mandato, a questa volontà di Gesù, andando e camminando senza sosta, con tutto lo slancio e tutto il cuore, per annunziare a questo mondo - che è nella sofferenza dell’ingiustizia, dell’odio, della violenza, delle esclusioni, dell’assenza di Dio - che la pace è possibile già oggi, dunque è “doverosa”. Le persone, i giovani soprattutto, se si incontrano per ascoltarsi e dialogare con stima, imparano a vincere le distanze, a superare le esclusioni e ad avvicinare razze, culture e religioni. Agnieszka Ulatowska, PacePortare la pace e la gioia di Dio ai cuori esige sforzo, pazienza e sacrificio, ma è pure causa di gioia, di gioia vera, quella di fare del bene agli altri.

Ogni iniziativa, anche piccola, rappresenta un continuo pellegrinaggio per la pace e per il dialogo sotto l´azione dello Spirito Santo. Perciò non è il caso di considerare solo gli atti portentosi, meravigliosi, capaci di influire nel panorama nazionale ed internazionale. È vero, anche questo avviene, dato che il Signore permette e desidera che le buone azioni facciano strada e servano ad attirare altri a fare del bene. Ogni atto convinto di condivisione, ogni interessamento fraterno ed evangelico in Paesi colpiti da guerra o da calamità, aiuta ad insistere nelle azioni che avvicinano i popoli, aprono i cuori alla riconciliazione e alla solidarietà.

Tutto questo può avvenire anche tra le difficoltà che succedono e che, talvolta, come le onde potenti in mezzo all’oceano, sono capaci di spaventare chiunque, pure gli esperti delle bufere. Chi si abbandona nelle mani di Dio, pure nelle tempeste, cresce sempre più nella fiducia, sembra che abbia capito che il Regno di Dio esige una grande forza d’animo, pazienza, tolleranza, capacità di perdono, energia per aspettare l’ora di Dio, anche per ricominciare - se necessario - tutto da capo. È, cioè, allenato nelle prove ed è pronto, come i marinai che affrontano le tempeste nell’oceano, a guardare avanti e ad aspettare la serenità dei venti, nella certezza che il Signore è presente, ha potere sul mare e ci guida in mezzo alla bufera.
Chi di noi non può e non deve crescere nell’abbandono in Dio e nella visione della provvidenza di Dio sul mondo e sulla storia?
Ombra di un uomo che prega
Essere nelle mani di Dio e affidarsi al Padre che ci ama è la grande regola di vita di chi cresce nella santità e nell’imitazione di Gesù. Chi sta camminando e crescendo nella fiducia impara a camminare nel buio mettendo i piedi nelle orme del Buon Pastore, che attraversa la valle oscura e ci porta all’erba verde e all’acqua pura.

dom Luciano Mendes de Almeida
da Nuovo Progetto agosto/settembre 2007