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Meditando Paolo (5/7)


Il capitolo 8 della lettera ai Romani ci presenta una grande sintesi di tutta la redenzione: lo Spirito che ci afferra, la trasformazione che ci è richiesta, la speranza missionaria ne sono il contenuto. Terza riflessione su “trasformazione: vittoria morale”.

di Giuseppe Pollano

 

IL DIO CON ME RENDE POSSIBILE LA TRASFORMAZIONE
James B. Janknegt, Gesù calma la tempesta
Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? (Rom 8,31)
Paolo concludendo questo drammatico conflitto tra carne e spirito con un magnifico finale, ci pone una penetrante domanda. Io so che dovrei essere più umile, più casto, più povero, ma non riesco a far mai niente per migliorare. Ma se Dio è con te, se Dio ti dice che ti aiuta, non sarà che sei tu che fingi, che ti racconti una favola, che ti fai debole e non lo sei? Se Dio è con te chi è contro di te? Tutto l’inferno scatenato cosa è di fronte a Dio se Dio è con te? È bellissima questa riflessione di Paolo, è un fatto magnifico: io so benissimo che nella mia debolezza si compie la sua potenza, lui accetta di giocare con me questa partita che è la vita e se lui è con me vado avanti umile e attento, ma sicuro e non pauroso.

Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme con lui? (Rom 8.32)
Egli che ci ha donato suo figlio, vuoi che non ti dia la grazia per essergli fedele? Dunque fidati.

Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
(Rom 8, 33-37)
Paolo non mette avanti cose di poco conto per farci capire che nulla ci separerà dall’amore di Cristo. Gesù, che ci vuole bene, prima di chiederci se lo amo, mi chiede se io ci credo che lui mi ama. Credici, perché il cristianesimo inizia di qua, è lui che ci ha amato e ci chiede di credere che ci sta amando. Sì, Signore, mi arrendo, credo! Pago di persona, mi costa? Sì, ma non mi spaventa. Ne usciremo vincitori.

Cristo crocifisso abbraccia il mondo interoIo sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rom 8,38-39)
Poiché Dio mi ama, nulla mi può allontanare da lui. È una delle frasi più possenti del nuovo testamento, nella quale sono messe in gioco grandi forze.
La morte. Dobbiamo ringraziare Dio che oggi ci sono tanti cristiani che non si lasciano spaventare dalla morte e spesso accettano il martirio. Sappiamo che il nostro tempo passato e recente è stato di martiri, e ne scopriamo sempre di più: una cosa impressionante, a livello di genocidio sacro. Non si sono lasciati spaventare, dunque lo Spirito li sorreggeva.
La vita, con le sue seduzioni, perché la vita seduce molto.
Angeli e principati: potenze oscure, occulte, misteriose che spesso ci incutono paure di vario genere.
Presente e avvenire, colmo di inquietudini e di ansie. Ci sono persone che si suicidano per mancanza di avvenire, non è che gli vada male la vita oggi, ma manca loro il respiro. E poi?
Nulla potrà separarci dall’amore di Dio.
Anche altrove Paolo, riconoscendosi sventurato, peccatore, si era chiesto chi lo libererà da questo corpo di morte (cfr Rom 7,24), ma c’è Cristo, uomo come noi.

È doveroso che anche qui facciamo una piccola ricerca. Cosa c’è, se c’è, che mi sta separando dall’amore di Cristo, in grandi o in piccole cose? Oggi nella mia giornata, proprio niente mi ha fatto vivere lontano da quello che sarebbe stato l’amore? Lo riconosco, lo ammetto, poi chiederò perdono al Signore. Però me ne devo preoccupare se mi accorgo che non è un incidente, ma qualcosa che mi separa permanentemente da lui, che è proprio come una palla al piede, che sono ancorato male. E questa preoccupazione è importante perché nella nostra cultura del relativo e del provvisorio è facile che noi ci creiamo situazioni separanti, dove poi ci stiamo dentro. Non abbiamo più quell’amore che ci spinge, Gesù ci dice e non ci dice. È una tristezza vedere una zona di cristiani indecisi, un po’ fuori e un po’ dentro, quelli che il card. Martini paragona alla corteccia dell’albero (aveva fatto il paragone di un cristianesimo che va per strati come un albero: c’è la linfa, c’è il legno vivo e poi c’è anche la corteccia). Tutti possiamo essere così.

Giovane donna raccolta in preghieraQuesta riflessione di Paolo e su Paolo è incoraggiante: affrontiamo senza problemi i grossi nodi. C’è la morte, c’è il peccato, lo ammettiamo, ma siamo sicuri di noi perché c’è lo Spirito. Non dobbiamo peccare di sfiducia in noi stessi. Peccato pericolosissimo. Una delle tecniche diaboliche è di far fare qualche peccato facile alla nostra natura, ma poi di far riflettere su questo peccato per scoraggiare. Non importa tanto il peccato commesso, importa lo scoraggiamento che ne tirate fuori, perché dallo scoraggiamento chi vi tira ancora fuori? Quindi attraverso un peccato contro qualsiasi virtù il diavolo uccide la speranza. No, io non mi scoraggio, mi fido di me per una ragione molto semplice: perché tu Signore ti fidi di me. Ci crediamo che Gesù si fida di noi? È una falsa umiltà dire che il Signore non può fidarsi di uno come me. Sì, si fida di me, con tutto quel che ho combinato, altrimenti a chi sarebbe venuto a dire: ecco, sono venuto per te. Credetici che si fida di voi, siatene contenti e incoraggiati. Allora piano piano più niente vi separa da lui, e se qualche cosa vi separa pregate, armatevi di coraggio e di Spirito, e poi tagliate, mettete la scure alle radici. È un grande programma, però è un degno programma. Se volete essere felici cristianamente, accettatelo.


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore