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Meditando Paolo (4/7)


Il capitolo 8 della lettera ai Romani ci presenta una grande sintesi di tutta la redenzione: lo Spirito che ci afferra, la trasformazione che ci è richiesta, la speranza missionaria ne sono il contenuto. Seconda riflessione su “trasformazione: vittoria morale”.

di Giuseppe Pollano

 

ALLA CONQUISTA DELLA PROPRIA TRASFORMAZIONE

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, lui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. (Rom 8,9-11)
Paolo ci invita a non vivere da carnali, Anne C. Brink, Beati i puri di curema ad essere persone spirituali. Essere spirituali: ecco la scelta, ecco la conquista bellissima di te stesso, ecco la nobile fatica che fai per scoprire la parte profonda di te, e la conseguente gioia che tu provi quando questa parte di te più nobile e più libera ti accorgi che c’è. È forse la scoperta più esaltante che una persona può fare: non sono affatto prigioniero dell’orizzonte e della banalità, non sono affatto carnale, dedicato al finito; esso mi attira, mi piace, nei limiti giusti forse lo vivo anche, ma ho scoperto in me un altro segreto, la via del ‘transitus’ che non è il morire ma il passare a Dio.
Tutto questo però richiede vigilanza, conquista e cuore puro. Dobbiamo capire in questa luce la beatitudine dei puri di cuore che vedranno Dio: se tu riesci a conservare il tuo cuore orientato a Dio e non lo perdi d’occhio, anche se qualche volta puoi avere le tue debolezze, continui a guardarlo, ad ispirarti a lui, e passerai, transiterai, e porterai pace a te e, in questo clima, anche agli altri.
Poiché non siamo sotto il dominio della carne ma dello Spirito, e se Cristo è in noi, il nostro corpo morirà, ma il nostro spirito vive già adesso in quell’eterno vivere che è Dio in noi, noi in lui. Questa è la condizione del cristiano: la vita cristiana ci anima, ci dà senso, ci dà un grande coraggio nell’affrontare tutte le situazioni. Senza queste speranze è difficile accettare che le cose in quel certo e misterioso momento della morte si dissolveranno. Io no, io sono con Cristo e col suo Spirito, so benissimo che egli è entrato nella morte con audacia e sofferenza, che è spirato davvero, ‘transitus’ che lui ha già fatto e io non ancora, e questo mi conforta. So tutto questo, ma so altrettanto bene che dal sepolcro ne è uscito libero e vivo, e adesso è il mio amico, vivo con lui, comincio la giornata con lui, cerco di fare come posso, però in ogni caso la comunione con il risorto è ciò che mi dà senso. Non avessi questa speranza, a ragion veduta, con un po’ di esperienza della vita, non so se accetterei di vivere, al più cercherei di illudermi fin che posso.

Così dunque fratelli, noi siamo debitori non verso la carne per vivere secondo i desideri carnali, perché se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. (Rom 8,12-13)
Noi siamo debitori non alla carne ma allo Spirito e, andando molto al concreto, Paolo dice che non viviamo secondo i desideri carnali, perché questi sono ribelli a Dio. Dio, che sa come vanno le cose, mi dice di non radicarmi oltre a un certo punto nei desideri terreni perché mi imprigionano, mi tolgono il gusto di lui, mi cancellano il pensiero di lui, lentamente mi rendono ateo. Mi dice di non lasciare che mi vincano, perché i desideri carnali hanno le loro pretese che fanno tacere quelle di Dio. Cercano di dominarmi, e se mi lascio dominare mi ateizzo. Non c’è via di scampo, dico ancora le mie preghiere, vado in chiesa, ma dentro non ho più un palpito di desiderio per Dio, ho spento tutto, sono diventato glaciale e mi illudo con i miei desideri che mi sembra siano soddisfacenti, irruenti, forti, e ne metto sempre dei nuovi, perché devo sempre ricominciare.
Cristiani che seguono le vie dello SpiritoSiamo tutti dipendenti, nessuno si salva, ammettiamolo con molta sincerità. Allora devo decidere che non sarò debitore ai miei desideri. Tronco, se necessario. Sarò debitore allo Spirito, mi lascerò vivere da lui, avrò sicuramente altri desideri, che non saranno più quelli che mi fanno morire, ma quelli che mi fanno vivere.

La vita cristiana incomincia in concreto nella sostituzione, anche lenta, delle mie aspirazioni: ascolto le cose che Gesù Cristo mi dice su come si vive in questo mondo, io le credo, cerco di viverle, mi trovo sulla strada giusta e sento che il mio cuore è anche molto contento. Chi non ha conosciuto la gioia del cuore quando si fa una qualsiasi azione evangelica? La gioia di non sentirsi egoisti, la gioia di non fare una cosa perché poi qualcosa ne viene a me, la gioia della liberazione interiore, della emancipazione morale. Questo è sentimento cristiano.
Gesù ha detto che la verità ci farà liberi, di non avere paura delle cose che ci dice, se ci ha detto di prendere la croce è perché ci è molto amico: seguimi e vedrai come starai bene! E questa è la scelta che Paolo propone.
Tutti abbiamo un punto debole. Posso dire che sono libero da una cosa e non da un’altra? Guarda dentro di te, ascolta il tuo cuore quando è più bello, più buono, più entusiasta: ti suggerisce come dovresti essere. Lascia che te lo dica il tuo cuore, non un altro. Il tuo cuore è buono, è profetico, ascoltalo; ti suggerirà il coraggio di non dire che hai capito cosa fare ma che lo farai domani, ti aiuterà a farlo subito; ti suggerirà quel passo che devi fare per essere diverso, per perdonare. Questa attenzione al proprio cuore è particolarmente importante in relazione al grande campo delle relazioni tra noi, l’amicizia, la cordialità, il perdono, il superamento di una ferita ingiustamente ricevuta. E quando incominci a capire che questo non ti ha seminato dentro un rancore invincibile, ma una splendida occasione di imitare Cristo, ecco che tocchi il cielo con il dito, capisci che hai bloccato un desiderio che prima ti bloccava. Hai vinto.Giovanni Cocco, I sette peccati capitali: avarizia

Non è un’anticaglia andare a rivisitare i grandi vizi che i nostri antenati cristiani avevano analizzato tanto bene e che avevano denominato capitali; con molta umiltà dicevano che li abbiamo tutti. Erano molto realisti. Orgoglio, superbia: per la società di oggi pare sia una bellissima cosa, per emergere bisogna avere orgoglio, arroganza. Avarizia: parola che è oggi tramontata, perché l’amore al denaro sembra oggi un sacrosanto sentimento, eppure l’avarizia c’è, Paolo addirittura la chiama una idolatria. Ira: abbiamo tanti stress, siamo tutti un po’ impazienti, ma non accarezziamoci troppo! Accidia: pericoloso vizio che non significa pigrizia, ma tristezza, quella malinconia che ti viene quando ti propongono cose troppo belle e alte che ti mettono in questione, e tu reagisci dicendo che preferivi non saperlo: è umano, ma non è giusto cedere. La nostra epoca è stata anche chiamata l’epoca della post durezza: tutto adesso è molle, è morbido, è permesso, è facile, più niente disciplina e doveri. La post durezza è proprio il terreno giusto per l’accidia. Lorenzo Goñi, I sette peccati capitali: invidiaE poi invidia, lussuria, golosità.
È bene, saggio, concreto nella riflessione andare a vedere a che punto siamo, dove ci troviamo, ma non per concludere che già si sapeva. Il guaio non è che io lo so, ma che non riesco a far diverso. E questo è quella che i teologici di una volta chiamavano la de-speratio, tu ti disperi non col cuore, ma, peggio, con lo spirito: tu, figlio di Dio, non speri, tu che hai lo Spirito non speri in te stesso e ti dai per vinto prima di cominciare. Scambi il difficile con l’impossibile. Dobbiamo credere che possiamo essere molto buoni, molto cristiani, santi.


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore