Sermig

Meditando Paolo (2/7)


Il capitolo 8 della lettera ai Romani ci presenta una grande sintesi di tutta la redenzione: lo Spirito che ci afferra, la trasformazione che ci è richiesta, la speranza missionaria ne sono il contenuto. Seconda riflessione su “la vita secondo lo Spirito”.

di Giuseppe Pollano

LA VITA SECONDO LO SPIRITO

Lo Spirito non è solo colui che festeggiamo a Pentecoste, è l’anima del nostro cristianesimo di ogni giorno. Senza di lui il cristianesimo non è possibile.


ADOTTATI DA DIO
Danny Hahlbohm, Finalmente a casa
Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi (Rom 8,14-15a)
Lo Spirito in cui camminiamo è molto attivo in noi. Innanzi tutto ci libera da un concetto schiavistico della religione per il quale Dio è un padrone severo a cui lo schiavo obbedisce per paura; poi ci rende figli adottivi. In italiano la parola ‘adottivo’ rende debole il concetto che Paolo vuole esprimere, cioè che noi siamo adottati da Dio, siamo suoi figli come lo è Gesù Cristo.
Le parole sono facili da pronunciare: da sempre dici che sei figlio di Dio, ma cerchi di capire il significato di ciò che dici? Collocati dinanzi a questo Dio, adoralo, cogline la grandezza come sai, lo Spirito ti aiuta, e poi guardati come suo figlio, con tutti i doveri ma anche i diritti del figlio. Così si entra in una famigliarità indescrivibile che matura a poco a poco e che è la caratteristica della santità cristiana.


IL POSSENTE GRIDO: ABBÀ

per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». (Rom 8,15b)
Allora cosa accade? Lo Spirito che ci rende figli ci fa gridare ‘Padre’. Il termine greco usato da Paolo è molto forte, è proprio un gridare a pieni polmoni. Lo Spirito allora, ogni volta che gridiamo ‘Padre’, ci fa arrivare là dove il Padre è padre, nel suo cuore dove sta Gesù stesso. Se il nostro cristianesimo nascesse da questa semplice preghiera assunta con forza, tutto sarebbe molto più facile. Non è un caso che Gesù abbia detto con chiarezza di non sprecare tante parole quando si prega, ma di dire Padre come lo diceva lui, facendo poi seguire quelle poche parole che raccolgono tutta l’esistenza possibile (Mt 6,7-13). Il Padre ci ama. Se ha tratto il Figlio dal suo cuore per noi, quanto bene ci vuole! Ecco che allora si dice “Padre” non da schiavi, ma da figli.

Esercitati allora a gridare “Padre”. Domandati se dici Padre soltanto quando preghi con il “Padre nostro” oppure durante la vita, perché non è il nome di una preghiera, è il nome di una relazione di amore. Di’ “Abbà” con l’intensità con cui lo diceva Gesù. Volturno Morani, Padre Nostro
Se ancora non lo fai, provaci, ne hai diritto e dovere, perché è tua questa maniera di chiamare Dio. Lo Spirito in te lo grida già, ma lascia che il suo grido ti prenda il cuore e la fede. Impara a dire Padre con fiducia, con tenerezza, con semplicità e con estrema confidenza.


COEREDI DI GESÙ CRISTO

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo. (Rom 8,16-17a)
Coeredi sembra un titolo strano, non adatto alle nostre abitudini. Significa che tutta la realtà terrena è preziosa, ma provvisoria, non è la nostra ricchezza, noi siamo già coeredi di ben altro. La morte stessa diventa come un muro di carta che si abbatte, noi vediamo oltre, noi sappiamo che c’è il Regno e di esserne coeredi (cfr Gv 14,3).
La vita normale ci riprende nelle piccole cose e questa realtà così grandiosa ci sembra impossibile; ma è perché la fede ci sostenga nel vissuto di ogni giorno che preghiamo, leggiamo la Parola e chiediamo che entri in noi.
Tu, coerede con Cristo , mi dici cosa potresti avere e attenderti di più? Poiché lo Spirito attesta che siamo coeredi di Cristo non ci manca più il senso dell’esistenza, il che ci rende sereni, ricchi di una misteriosa gioia, tanto che, pur arrivando i dolori, le fatiche, le sofferenze, non siamo afferrati dal dubbio e dall’inquietudine.


LO SPIRITO NOSTRA GUIDA

Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. (Rom 8, 26-27)
Questa è pura fede: mentre sto davanti a Dio e dico le mie piccole cose, dentro di me lo Spirito geme con parole che non saprei esprimere a mio favore, e mi ottiene tutto ciò che mi serve per realizzare i disegni di Dio.
Siamo sinceri, è più istintivo pregare per cose più piccole che per la propria santificazione (cfr Lc 11,13). La cosa più logica è chiedere al Padre di darci lo Spirito: “Io voglio piacerti. Ti chiederò anche le cose che già sai, e te le dico per confidenza, ma prima di tutto, Padre, dammi lo Spirito”. E se gli diamo spazio, lo Spirito ci invade sempre più.


IL PIANO DI DIO

Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. (Rom 8, 28)
Ciò che io istintivamente giudicherei ostacolo, inconveniente, disgrazia, miseria, non supera la potenza di Dio. Se amo Dio, il Padre mi tiene nella mano e tutto concorre al mio bene.
Susan Govatos, Speranza Quanta pace forte avremmo se questa confidenza assoluta diventasse la nostra maniera di pensare, la nostra mentalità cristiana! Invece quanto pessimismo c’è di fronte alle crisi, alle cose che non vanno nella politica, nell’economia, nella giustizia, alle violenze. Ma per il cristiano la speranza va oltre: guardando al Padre onnipotente, pur non vedendo, non capendo, non conoscendo tante cose, di una cosa siamo certi: che anche le cose più incredibilmente brutte e difficili concorrono misteriosamente al bene. E ci conforta il guardare il Figlio di Dio crocifisso, che fa la peggiore delle morti sociali del suo tempo, ma che, in quella situazione salva il mondo, crea il bene del mondo. Di fronte a questa prova rimango esterrefatto e capisco che è peccato criticare Dio quando egli, in qualsiasi maniera, pare contrastarmi, deludermi. Tutto concorre al bene.


GLORIA: IL DESTINO DELL’UOMO

Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. (Rom 8, 29-30)
Il Padre, mi conosce da sempre, quando ancora non c’ero mi pensava (Ef 1,4), mi preparava un destino, mi pre-destinava. Sono già nato con un destino pronto che, se voglio, è per me: lo Spirito mi rende conforme all’immagine del Figlio e, pertanto, sono un altro figlio di Dio. Gesù dunque non è più l’unico figlio, ci sono anch’io. Gesù diventa il primogenito tra molti fratelli, dice Paolo.
Cosa ci accadrà? Dio ci rende giusti, cioè ci perdona, ci aiuta a non peccare, ci sostiene, a poco a poco ci santifica, ci aiuta a vivere virtuosamente, fortemente legati a Cristo; e poi ci glorificherà. “Nella casa del Padre mio ci sono molti posti, vado a prepararvi un posto, se non fosse vero ve lo avrei detto (Gv 14,2), e il posto nel Regno si chiama gloria. È un grande destino, reso possibile perché lo Spirito è nella nostra vita. Non dimentichiamo che è lui che ha fatto Gesù (Lc 1,35): “lo Spirito scenderà su di te e colui che nascerà da te sarà santo” (incarnazione), poi ha fatto la Chiesa (pentecoste) e di quei piccoli poveri uomini impauriti ha fatto per sempre il fondamento della Chiesa di Cristo. E poi ha fatto tutti i santi.
Con questo instancabile e incredibilmente fecondo operatore di bene che è lo Spirito noi siamo coinvolti, siamo gente spirituale.

Lo Spirito ha fatto irruzione in noi e continua a fare irruzione in noi perché ci vuole santi. Peccherò dicendo che la santità non è cosa per me, perché vorrebbe dire che non credo in Dio, nella sua potenza, o che pecco di reticenza.
L’impegno cristiano è trasformarsi passo passo. È così che si matura la speranza.


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore