Sermig

Essere credenti oggi (2/3)


Un ripasso sulla ricchezza della fede attraverso alcune affermazioni dell’enciclica Fides et Ratio.

di Giuseppe Pollano

Continuiamo il nostro cammino soffermandoci sul fatto che la ricerca della verità è la ricerca della persona a cui affidarsi e che Gesù Cristo è verità degna di credenza e non competitiva con la ragione.


Le verità semplicemente credute sono le più numerose (n. 31)

In realtà per sapere come stanno le cose non posso accontentarmi dei miei sensi e della mia intelligenza personale ed individuale: ho assolutamente bisogno anche dell'intelligenza degli altri. La gran parte delle cose che so è perché ho creduto ad altri che me le hanno trasmesse, non potendo assolutamente essere in grado verificare personalmente tutte le cose che so.Mani giunte in preghiera.
Questa affermazione fine del Papa, che vale sia per le piccole cose che per le grandi, ci mette sulla strada della fede. Abbiamo incominciato ad essere credenti, ad avere fede, cioè ad avere fiducia di un altro, quando, appena acceso il lume della ragione, i genitori ci hanno trasmesso le loro verità. È allora che noi abbiamo iniziato a vivere di fede. Qui non si tratta di fede dove l'altro è Dio, ma di fede dove l'altro è un'altra persona.

Una cosa è essere credenti, un'altra è essere creduloni. Se io sono credulone e ingenuo perché mi fido, sicuramente casco in qualche trappola, o perché anche gli altri sono ignoranti e passano notizie non verificate o perché, più astutamente, vogliono ingannarmi.
Il cristiano se è ingenuo non fa bene la sua parte di cristiano. Davanti alle notizie dei mass media, dobbiamo renderci conto che siamo informati non su come realmente stanno le cose, ma su come stanno le cose secondo il diaframma critico di chi ci sta comunicando le notizie, il quale può avere interesse a dirci una cosa e non un'altra. Non basta lasciarsi passivamente informare: è necessario un lavorio critico, una prudenza soprannaturale che non si lascia incantare, per poter conservare la nostra verità, almeno quanto è possibile, perché siamo in grado di verificare tutto.

Chiaramente come cristiani non dobbiamo assolutamente lasciarci contaminare dalla credulità un po' diffusa delle superstizioni, che spesso sono a livelli molto fini, elaborati ed intelligenti. La superstizione è un'affermazione basata sul vuoto. Istintivamente tutti si è un po' superstiziosi, ci si affida a dei segni per avere delle speranze, si immagina che una cosa abbia un certo significato, sia un simbolo a cui attribuirgli il perché è capitata una certa cosa. Quando si ha paura di qualcuno che pensiamo ci abbia lanciato un maleficio addosso, facciamo molto presto a legare gli eventi uno dopo l'altro con una falsa logica che, sotto l'influsso della paura, ci fa ricostruire la vita come una vita maledetta. È tutto un sogno ad occhi aperti, che però fa male. Tutto questo per dire che, in questi casi, soltanto se abbiamo una grande fede nel nostro battesimo sappiamo che nessun maleficio al mondo, che esista o non esista, ci farà mai niente, perché il battezzato è un esorcista nato, perché il battesimo ci inserisce nella capacità di allontanare da noi il demonio. Basta una preghiera, un vivere bene in fede, un po' di coraggio perché il demonio se ne vada via subito, perché la paura ce l'ha lui; e questa sua paura è la sua arma che diventa paura che fa a noi. Non dimentichiamo che siamo dei battezzati, degli esorcisti!

Rimanendo sulla linea della vera fede allontaniamo la credulità e siamo capaci anche di riderci sopra. È importante non prendere in giro chi è superstizioso, ma essere sereni e usare un po' di humour può incoraggiare gli altri e aiutare a sdrammatizzare.


L'altro informatore dell'uomo, oltre l'uomo, è Dio in Gesù Cristo (n. 11)

Il più delle cose sono credute, per cui la ricerca della verità è la ricerca della persona di cui fidarsi. Io cerco la verità, voglio sapere come le cose stanno, ho piccole mie risorse per cercare di guardarmi attorno, arrivo a pochissimo, e allora, per saperne di più, devo chiedere a qualcun altro e devo essere molto attento a cercare la persona affidabile che mi passi la verità: siamo ormai nel cammino della fede, in Dio stesso. Il cercare le persone di cui fidarsi perché ci dicano davvero come le cose stanno, è una delle preoccupazioni maggiori che noi abbiamo. È necessario avere persone di cui fidarsi, come è importante avere il desiderio di essere ed essere persone affidabili per poter dare molto aiuto alla gente sotto l'aspetto veritativo. Una delle sofferenze più grandi è essere chiusi in un problema che ci soffoca e non sapere cosa fare.
Ci sono persone che stentano nella vita cristiana perché non si sono mai decise a scegliersi una guida spirituale, e vanno avanti a tentoni o, come dice il vangelo, si fanno guidare da un altro cieco. È perciò saggio e prudente verificare, per non correre rischi che si possono evitare, se nel nostro vissuto, di fronte a problemi importanti, noi abbiamo delle persone che sono punti di riferimento sicuri.

A questo punto della riflessione verifichiamo se per noi la persona a cui ci rivolgiamo di più per sapere come stanno le cose è proprio Gesù Cristo. In questo cammino logico che stiamo percorrendo Gesù Cristo si introduce senza alcuna fatica: cerco la verità, non la trovo subito, devo trovare qualcun altro che me la comunichi; se questo altro è Dio, l'informatore è sempre un altro, ma è Lui, con l'enorme vantaggio che Lui le cose le sa. Quando entra dunque nella mia vita l'informatore per eccellenza, il vangelo, la gioiosa e perfetta informazione, la notizia nuova, allora io comincio ad essere sicuro che ce la farò a rispondere a tutte quelle domande che porto dentro e alle quali non so rispondere.
Sembra ovvio tutto questo, ma non lo è, perché spesso di fronte ai problemi della vita non andiamo ad informarci da Gesù Cristo. Il cristianesimo non per nulla è la religione dell'ascolto e non la religione della visione: il cristianesimo infatti mi stacca da me stesso, dal vedere, e mi obbliga a dare fiducia all'altro. Comprendiamo allora che il cristianesimo è ascoltare l'altro che è Dio, convincersi ed agire.

Senza ascolto non basta neppure la comunione per essere cristiani, perché la comunione, forza di Cristo e Cristo in persona, viene per dar vita alla Parola ascoltata, per cui se la Parola non è stata ascoltata, non può dar vita a niente. Cosa serve avere in me energia se non ho l'apparecchio che trasforma l'energia? E l'apparecchio è la mia testa informata. Si può perciò stabilire uno squilibrio molto grande tra l'ascolto e il sacramento. Rimane vero che il sacramento è importante perché immette l'energia di Dio, ma l'energia di Dio si perde, non trova alcun punto dove concentrarsi, se il mio ascolto sono i mass media, il discorso del mondo, il chiasso.
C'è una relazione necessaria tra Parola e sacramento: senza sacramento manca la forza per vivere la Parola, senza Parola il sacramento non trova efficacia. Per questo i cristiani dovrebbero avere in tasca il vangelo, nel senso che la Parola è il proprio vademecum, senza dimenticare che il vangelo è pieno di praticità. Il vangelo ci dice "Ama, perdona": se pensiamo anche solo alle nostre irritazioni croniche, alle nostre insofferenze reciproche, alle nostre difficoltà, significa che il vangelo non è nella nostra testa, cioè non c'è ascolto, perché ascolto vuol dire orecchio, testa e decisione, il trinomio che fa i cristiani. È bello allora che l'altro informatore, oltre agli uomini, sia Dio, uno di cui fidarsi completamente.Pagine della Sacra Bibbia sfogliate dal vento.

Cercando la persona di cui posso fidarmi, consciamente o no, mi aspetto che l'altro non sia soltanto molto sincero e leale, ma mi ami. Gesù è colui che mi ama di più, e quindi colui che mi informa meglio. Amandomi molto e conoscendomi fino in fondo, ha il coraggio di dirmi che sono un peccatore: un'informazione non molto piacevole, d'altronde non può far finta di niente. Nel vangelo di oggi troviamo "Andate e perdonate", cioè dite alla gente che ha dei peccati, non scoraggiatela ma purificatela. Dunque se Gesù mi dice queste cose, questa verità è degna di credenza, perché di Gesù ci si può fidare, non è il termine di una superstizione.
Le informazioni in più che Gesù ci dà non entrano in competizione con la ragione. Il duello scienza e fede è stato costruito con retorica. Certo anche gli uomini di Chiesa hanno commesso l'errore di pensare che la fede spiegasse più di quel che poteva, poiché la fede non c'entra nulla con le scienze. Ma al di là di queste grossolanità, non c'è competizione, c'è, anzi, un'alta armonia. Credendo in Gesù si può essere certi che la scienza che possiamo raggiungere con la nostra intelligenza non avrà alcun danno: dobbiamo far lavorare l'intelligenza il più che si può, e questo non impedisce alla fede di continuare ad andare avanti. Non c'è alcun sorpasso, non c'è alcun motivo per affermare che, avendo la ragione, non si è credenti. In realtà non è nella ragione, ma nella vita, se qualcuno ha trovato qualche motivo per non accettare più la fede.


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore