Sermig

Amati amiamo

Marcello Cerrato, Solo chi porta con se l'amore di Cristo è un vero apostolodi dom Luciano Mendes – In risposta all’Amore del Padre trasformiamo la vita in un cammino di solidarietà per testimoniare che Dio è buono. Gesù si è fatto come uno di noi per dirci che il Padre ci ama (cfr. Gv 3,16). Confortati da questa certezza ci impegniamo perché tutti gli uomini sappiano che sono amati da Dio. Non con un annuncio fatto solo di parole, ma facendo la volontà del Padre, portando la pienezza della vita comunicata da Gesù e facendo il bene.

In altre parole, il nostro compito è formarci nello Spirito di Gesù. Un concetto che si coniuga attraverso la fede nell’amore del Padre, anche nelle difficoltà; attraverso la speranza che supera il timore della morte, la certezza del perdono di Dio, l’amore ai fratelli con l’esperienza del perdono agli altri che ci offendono...
Un cammino che necessita di crescere nella vita di preghiera, nella vita di amicizia nel Signore, nell’apertura agli altri, specie ai più poveri, nel discernimento costante della volontà del Padre che vuole che “nessuno si perda”, ma che tutti vengano alla vita piena.
Apertura di cuore e di servizio verso i più poveri significa uscire da se stessi e fare del bene a chi ne ha bisogno. È l’opera evangelica della misericordia che si sa donare ai piccoli perché abbiano la vita.

Il mondo è chiamato alla conversione e alla vita piena che Gesù è venuto ad offrire a tutti. È vero che, noi cristiani, non siamo ancora in grado di essere testimoni nel modo desiderato da Gesù, ma siamo uniti nella pace per cercare di costruire una società solidale alla luce del vangelo e per far sì che in questo mondo ci sia il perdono nella riconciliazione dei cuori e la pratica della carità nella condivisione dei beni. È una grazia continuare a vivere per compiere la missione che il Signore ci affida. Amati, amiamo. Sicuri della bontà e misericordia del Signore, cerchiamo d’amare come Lui ci ha insegnato.
“Non abbiate paura”, non è questo che Gesù ci dice? Andate a portare la pace e la speranza a tutti quelli che sono nella sofferenza e nell’angoscia.

C’è il Signore all’inizio di tutte le attività, è sempre Lui che conduce, sostiene, anima e dà senso a tutto quello che si fa. La stanchezza continuerà, ma sarà più leggera, quasi sopportabile perché fatta d’amore. D’altra parte a che serve una vita tranquilla e calma, se è chiusa in se stessa e nel piccolo cerchio degli amici? Non siamo fatti per aiutare gli altri, senza restrizioni?

Non c’è tempo di sognare momenti di pace e tranquillità. Così come Gesù, siamo qui, in questa vita, per aiutarci e per aiutare gli altri, quanti soffrono la fame, la solitudine, l’emarginazione. Dobbiamo essere vicini a tutti quelli che soffrono per portare con amore la loro croce, fidandoci sempre del Signore. Il futuro è nelle mani di Dio. Questa è la nostra fiducia e la forza che ci fa camminare e fare del bene, attratti dal Signore, senza paura e senza cercare noi stessi.

Perché il Vangelo non entra nel cuore di tanti? La parabola del seminatore fa pensare che dobbiamo aiutarci a far germogliare il seme lì dove il cuore è di pietra o è esposto ad essere beccato dagli uccelli o la pianticella è soffocata dalle spine; a continuare a mettercela tutta senza scoraggiarsi per essere a servizio dell’amore, per aprire i cuori alla grazia del Signore.
La speranza rinasce nel cuore grazie alla certezza del potere dell’amore che ci fa credere in Dio, condividere il bene ed essere capaci di perdonarci gli uni gli altri, lasciarsi colmare dal perdono.



Dom Luciano Mendes de Almeida
da NP
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