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Il giorno dell'ira

Sant'Angelo in Formis (CE), Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestredi Flaminia Morandi – Dies irae, ha detto qualcuno quando lo tsunami si è abbattuto sul Giappone provocando un tremendo disastro nucleare. È l’ira di Dio che si abbatte sulla superbia umana, sulla sua pretesa di dominare, controllare e sulla sua insaziabile avidità. È la natura, hanno detto quelli che Dio non lo prendono nemmeno in considerazione, la natura sfruttata, violentata, avvelenata che si ribella e collassa. Cosa pensiamo noi cristiani? Cosa rispondiamo?

Potremmo, con san Paolo, ricordare che l’universo intero sospira e anela alla libertà dei figli di Dio, che la creazione si muove misteriosamente verso il suo Dio, che questa è la sua preghiera interiore. Potremmo meditare sui primi capitoli della Genesi aiutati da uno spirituale del medioevo in Oriente, Simeone, detto il Nuovo Teologo per la profondità delle ispirazioni che riceveva in preghiera.
Un suo testo straordinario riassume con una grande forza simbolica il senso della creazione e della missione dell’uomo sulla terra: “Quando videro che Adamo era stato cacciato dal Paradiso nessuna delle creature volle più essergli sottomessa: il sole, la luna, le stelle non vollero più riconoscerlo, le sorgenti si rifiutarono di far sgorgare l’acqua, i fiumi di continuare il loro corso, l’aria di fremere e dare respiro a quel peccatore. Quando lo videro decaduto dalla sua gloria, le belve e gli animali stavano per aggredirlo, il cielo tentava di cascargli addosso e la terra si ribellava sotto il suo peso. E Dio? Che fece, Dio, creatore di tutti? Lui che con la sua potenza, il suo ordine e la sua santa misericordia tutto governa, non permise che nessuno si scatenasse contro l’uomo, ma ordinò a tutta la creazione di restare alla sua dipendenza. Anch’essa, con lui, era divenuta mortale e avrebbe servito l’uomo mortale in ciò per cui era stato creato: perché tornasse libero, spirituale, incorruttibile ed eterno. E che anche le creature, sottomesse da Dio all’uomo per aiutarlo nel suo compito, con lui si liberassero, si rinnovassero e, come lui, tornassero ad essere incorruttibili e spirituali”.

Nella concezione cristiana il cosmo non ha una vita a parte, separata da quella dell’uomo. Adamo era stato messo a fare il giardiniere dell’Eden per renderlo più bello. A lui Dio aveva chiesto di dare i nomi alle cose, cioè comprendere e cogliere in ogni creatura la vita della Trinità, diceva san Massimo Confessore per il quale era impossibile contemplare la più piccola cosa senza avere un’esperienza trinitaria: il Padre, principio dell’essere; il Logos, l’intelligenza; la vita, il soffio dello Spirito vivificante. La vocazione dell’uomo, diceva il russo Vladimir Soloviev, amato da Giovanni Paolo II, è quella di un Messia collettivo chiamato a trasformare la terra in un tempio. In questo mondo, nella carne di Cristo, si è realizzata l’unione del cielo e della terra. Sta all’uomo in Cristo, qui e ora, uno sforzo di santificazione in collaborazione con tutti e con tutte le creature per trasformare la carne del mondo in eucaristia.


MINIMA – Rubrica di Nuovo Progetto
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