Sermig

EPIFANIA: Tre domande per me

Adorazione dei re magi

Attraverso i magi Gesù si è manifestato al mondo.
A noi dice: ora sono vostro, che cosa ne farete di me?

di Giuseppe Pollano



Con l’incarnazione, Dio si consegna totalmente all’umanità per farne parte. Questa consegna umilissima di un bambino in una mangiatoia, questo totale affidamento, non può lasciarci indifferenti. Subito siamo interpellati perché, anche se non parla, questo bimbo ci interroga: ora sono vostro, che cosa farete di me? Questa domanda tocca il nostro cuore di viventi, di cristiani, di persone responsabili.

Per sapere che cosa faremo di Lui, guardiamo quello che viene a fare di noi. Sappiamo che è il Verbo di Dio attraverso il quale furono fatte tutte le cose. Ora, l’unigenito del Padre eccolo unigenito di Maria, un piccolo bambino. Gli domandiamo: perché sei venuto? Egli ci risponde: prima di tutto sono venuto per voi, ma poi sono anche venuto per essere in voi e, ancora, per fare grandi cose attraverso di voi. Dio si consegna, si fida.

Gesù bambino Guardo questo piccolo bimbo e so chi è: è l’Agnello che si immolerà sulla croce, è il solo che può morire per la salvezza di tutti noi peccatori. Vedo già in questo piccolo bimbo, che pare tutta tenerezza, la vittima, colui che il Padre ha mandato e che mi pone delle domande.

La sua prima domanda: fratello, sorella, mi accetterai come redentore? Perché accettarmi come redentore significa ammettere che sei peccatore. Accetterai questa amara verità che molti si ostinano a non accettare? Noi credenti abbiamo sì accettato di essere dei salvati e di avere bisogno di un salvatore, ma non è detto che lo abbiamo già accettato pienamente, ci sono forse dei peccati che
ancora amiamo e riguardo ai quali non vogliamo essere salvati. Quel bambino nella mangiatoia mi interpella: sono venuto per te, mi consegno a te come tuo salvatore, ti voglio purificare, ti voglio santificare, fino a che punto lascerai che io entri nelle tua vita? Se io apro il cuore e dico: Signore vieni, allora sono pronto a lasciarmi interpellare da un secondo passaggio.

La sua seconda domanda: sono venuto per te perché purificandoti potrò vivere in te, mi accetti come tuo cibo? Lasci che la mia umanità entri a poco a poco nella tua e la trasformi? Allora guardo di nuovo questo piccolo bambino e, oltre a vedere il mio redentore in croce che ho accettato, vedo quel Gesù che nella sinagoga di Cafarnao svela il grande segreto a quelle povere orecchie incredule: io sono il pane che porta vita, chi mangia di me, chi beve il mio sangue rimane in me e io in lui e come io vivo per il Padre, chi mangia e beve di me vivrà per me.
Posso aver accettato il mio Signore come colui che mi salva, ma posso
Cristo Redentore, Beato Angelico Beato Angelico, Cristo Redentore
avere una fede vaga, generica, posso essere un cristiano che da anni non ricorda più l’eucaristia, che non si nutre di quel pane.

Il disegno di Dio lo conosciamo: trasformarci a poco a poco, di gloria in gloria, mediante l’azione dello Spirito - dirà Paolo - nell’icona di Cristo, il Figlio. Lui umile tu umile, Lui adorante il Padre tu adoratore del Padre, Lui generoso tu generoso, Lui povero, Lui casto tu come Lui. Siamo tutti in fase di trasformazione, nessuno è giunto alla fine, ma che grande grazia accettare questa metamorfosi dall’umano al divino. Questo bambino mi interpella ancora. Egli può dirmi: per te sono venuto, in te voglio vivere, ma attraverso di te voglio compiere opere che non posso più compiere io, perché ormai sono nella mia gloria.

La sua terza domanda: ti lasci assumere dal disegno del Signore ad essere suo corpo, sua voce, sua mano, il suo fare? La Chiesa soltanto nella misura in cui è fedele al Salvatore, è il Salvatore in atto nella storia degli uomini, è Gesù che si estende e si dilata. Fino a che punto, Signore, attraverso di me, la mia povera umanità, i miei limiti tu hai potuto fare un po’ di Regno di Dio, rendere storia vissuta quel “si faccia la tua volontà” che ripetiamo tutti i giorni, fino a che punto Signore? Fino a che punto il tuo amore mi muove?

Ci sono fratelli e sorelle poveri sotto molti aspetti che tu in me hai raggiunto: che beata vita è mai questa! Alla fine, malgrado i nostri peccati e le nostre miserie, potremo dire che Gesù ha fatto tanta strada con i nostri piedi, ha detto tante cose con la nostra bocca, ha incontrato tanti cuori con il nostro cuore, ma perché noi eravamo suoi.

È da sperare che possiamo dire con Paolo: ecco, Cristo mi ha conquistato, e io voglio conquistare Lui. Guarda un attimo la tua vita fino ad oggi e soprattutto guarda la vita da oggi in avanti: cosa puoi dargli di più, come puoi accettarlo meglio?


Giuseppe Pollano
da un incontro all’Arsenale della Pace
deregistrazione non rivista dall'autore 


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