Sermig

La misura dell’amore

Sergio Michilini, El Cristo campesinodi dom Luciano Mendes de Almeida – La decisione di Gesù di vivere una vita povera è fondamentale per noi, perché come suoi discepoli non possiamo vivere una vita diversa da quella che lui ci ha indicato come la strada da seguire.
Gesù ci insegna a guardare nel cuore umano, per capire le necessità degli altri, e a prendere le decisioni tenendo sempre conto di non volere per sé ciò che non hanno gli altri, di non concedersi delle facilità quando gli altri hanno solo problemi e complicazioni. Ci insegna, appunto, la compassione.

Gesù ci insegna ad amare i poveri perché loro sono nostri fratelli. Attenzione: l’opzione che facciamo non è per la povertà in sé – dire che noi amiamo la povertà rischia di essere solo un’espressione poetica –, ma per i poveri: è una scelta di fraternità.
Inoltre, siccome abbiamo una specie di virus in testa che ci mette sempre la ricchezza davanti agli occhi, Gesù ci insegna a distaccarci dalle cose che sono ricercate in un modo esagerato per entrare nella vera comprensione del loro significato, utilizzarle con buon senso, sapendo a cosa servono e nella proporzione dovuta. Un distacco che non è sforzo ascetico, ma un distacco per amore: siccome il mio fratello non ha da mangiare, io non posso mangiare tutto quello che voglio, sennò non sono fratello. Nessuno dice che non possiamo avere delle cose, anzi abbiamo il diritto di averne, ma è la mancanza di misura che non si giustifica. Le cose sono mezzi per raggiungere una certa finalità e non possono essere accumulate, specialmente con ingiustizia, perché tutto quello che prendiamo in più lo togliamo agli altri. L’importante non è la ricchezza personale, ma la fraternità vissuta, la condivisione che genera un mondo di giustizia, ristabilisce la bellezza del mondo. Dobbiamo convertirci fino in fondo, capire se i nostri valori sono ordinati in modo sbagliato.

Se capisci che gli altri sono fratelli e sorelle tuoi e non hanno nemmeno il necessario, come puoi tu avere il superfluo? Questo può essere l’inizio di una nuova società dove ognuno cerca per gli altri quello che cerca per se stesso, ama gli altri come se stesso, anzi come Gesù ci ama. Questo atteggiamento non rientra nel modo di ragionare umano, al massimo si dice di amare gli altri come se stessi, ma Gesù ci ama fino al punto di dare la sua vita per noi.
Gesù venendo in questo mondo per restaurarlo ci insegna a guardare l’altro, a capire se l’altro ha qualche necessità, a condividere le cose che riceviamo, perché riceviamo sì per noi, ma non solo per noi, riceviamo anche per condividere in uno spirito di fraternità. Gesù ci insegna proprio la fraternità, la solidarietà, la preoccupazione non solo di avere il necessario per noi, ma che anche gli altri lo abbiano. Questo cambia il modo di pensare, di vivere. La conversione che ci chiede Gesù – “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo” (Mc. 1,15) – è nella misura dell’amore.
Insomma siamo chiamati a convertirci, a cambiare il nostro cuore, come dice Paolo ai Filippesi indicandoci i sentimenti che dobbiamo avere in noi stessi e nei confronti degli altri.


Dom Luciano Mendes de Almeida
da NP
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