Sermig

L’ora della Grazia

 

Dom Luciano ha sofferto molto lungo la vita, ha visto la morte in faccia e si è di nuovo ripreso, ha condiviso i dolori di molti. Ma la sofferenza non l’ha mai piegato.

di Dom Luciano Mendes de Almeida

 

Certi dolori e sofferenze sono il modo che il Signore ha per perfezionare l’opera sua in noi. Così come Leonardo da Vinci o Michelangelo perfezionavano le proprie opere con dei colpi di genio che tagliavano la pietra o facevano delle creazioni con sacrificio, ma sempre per migliorare, così pure il Signore si dà da fare per perfezionare quelli che ama.
vasaio.jpg Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani.   Ger. 18,6 Non dobbiamo aver paura dei colpi di genio del Signore. È sempre prova di amore tutto quello che Lui fa. Passare la vita nella fiducia è la risposta di chi sa fidarsi del Padre. Sono sicuro che il Signore che penetra nei nostri cuori e sa intuire - da Padre - le nostre sofferenze, speranze e sogni, è solo Lui capace di comprendere la profondità del mondo interiore di ognuno e di comunicare la certezza del suo amore, in mezzo al mistero degli eventi umani tante volte ingiusti e sconfortanti.

Chiedo al Signore che nell’intimo dei cuori si faccia sempre più presente, lì dove c’è deserto, dove nasce un dialogo costante e pieno d’amore, come è stato per i mistici e i grandi contemplativi della storia dell’umanità. Santa Teresa d’Avila diceva “Dio mi basta”, proprio perché Lo sentiva, nel profondo dell’essere, comunicare verità, vita, dono di Sé e molta pace. Mi farebbe un grande piacere ritrovarla, quando il Signore vorrà.
Il Signore Gesù non ha voluto eliminare la croce dalla nostra vita, così come non l'ha eliminata dalla sua. Ma ci dà - in ogni momento - la grazia per superare le difficoltà e fare bene il bene.
Nella croce si trova la forza dell'amore e la pace del cuore, in unione con tutto il mistero delle sofferenze umane.
Non c'è santità (sequela di Gesù) senza momenti (che passano) di unione alla sua passione redentrice. Così è stato per la Madonna e per tutti quelli che il Signore chiama ad essere accanto a Lui. È l'impronta dei discepoli di Gesù. Sant'Ignazio chiede - negli esercizi spirituali - che domandiamo a Dio la somiglianza con Gesù nelle persecuzioni e nelle incomprensioni.
Penso pertanto che i momenti di difficoltà siano l'ora della grazia, della profonda unione mistica con Gesù. Ringraziamo il Signore e siamo sicuri che Lui non mancherà mai con la sua grazia e il suo amore (1Cor 10-12).
Purtroppo a noi manca la sensibilità di vedere la sofferenza che ci circonda. Ci sono tanti che non vedono e non sanno di non vedere, e nessuno li aiuta a vedere. Mancano i medici degli occhi nella nostra società. La sofferenza non è solo una prova o una purificazione del peccato ma, come nell'esempio di Gesù Cristo, è una grande esperienza di solidarietà con quelli che soffrono.
La sofferenza è un'esperienza di liberazione dai progetti umani e un'occasione di mettersi a disposizione, sapendo che ogni giorno è una grazia di Dio, un'opportunità di far del bene agli altri.
Il Signore non libera dalla sofferenza e nemmeno dal martirio, può chiamarci quindi ad essere una parte della storia della generosità nella Chiesa, però ci libera dall'angoscia, cioè fa sì che noi ci troviamo forti della sua presenza, illuminati sul senso di questa dedizione e nella pace.
Mai il dolore è separato dalla gioia e mai nella vita la gioia viene da sola, ma arriva sempre venata di sofferenza. Non dobbiamo ricercare la gioia allo stato puro. Gioie sì, per la pace e la presenza del Signore, ma con il coraggio di affrontare le difficoltà che si presentano. Un'antica preghiera dice: "Signore, non ti chiedo di togliermi le difficoltà, ma che Tu mi dia la grazia di superarle".
La storia è piena di sciagure e di dolore, ma anche in queste occasioni si rivela lo Spirito Santo, facendo sì che la vita, che è nel piccolo seme, cresca nel nascondimento e si manifesti in frutti di conversione e speranza.

Dom Luciano Mendes de Almeida
da Nuovo Progetto marzo 2007