Sermig

Il vangelo di Marco (15/21)

di p. Mauro Laconi, op - Mc 6,30 – 8,26: con Cristo, nutriti da lui (2/2).

Gregorio Marinaro, Moltiplicazione dei pani e dei pesci6) la prefigurazione eucaristica

Nel deserto vi è stato il rinnovamento del miracolo dell’Esodo, e Gesù ha trovato e saziato la sua famiglia, il suo popolo. Ma il miracolo del pane è anche qualcos’altro.
Quando Gesù prende i pani, pronuncia la benedizione, spezza i pani e li dà ai discepoli, ci fa pensare all’eucaristia. Quando nel cap. 14 Marco ricorderà l’eucaristia userà, per descrivere i gesti compiuti da Gesù, le stesse parole. Il richiamo all’eucaristia si sente fortemente, anche se non esplicitamente come in Giovanni, che nel cap. 6, parlando della moltiplicazione dei pani, imposta chiaramente il discorso eucaristico, richiamandosi nello stesso tempo alla manna nel deserto.
I due episodi, quello della moltiplicazione dei pani e quello dell’eucaristia, sono stati sentiti dalla Chiesa così legati, che è capitato un fatto strano. Nel miracolo dei pani, ma non nell’eucaristia, Gesù alza gli occhi al cielo. Questo non è un gesto usuale del capofamiglia, ma piuttosto un gesto di preghiera al Padre prima di compiere il miracolo. E nella liturgia eucaristica, stranamente, è entrato pure l’atto di levar gli occhi al cielo, in quanto la liturgia ha interpretato il miracolo dei pani in senso eucaristico, anche se nel deserto non è stata veramente celebrata l’eucaristia. Ci sono, oltre al pane, i pesci e non il vino. Eppure anche i pesci diventeranno molto presto, già nel secondo secolo, un simbolo eucaristico.
Marco quindi racconta il prodigio della moltiplicazione dei pani in modo da alludere all’eucaristia, per chiarire meglio il significato della cena di Gesù con il suo popolo, di Gesù che sfama la sua famiglia, la Chiesa. La Chiesa è nutrita dal pane prodigioso di Cristo che è l’eucaristia. Quello che Gesù ha compiuto nella sua vita mortale, si rinnova ogni giorno nella Chiesa, gli episodi descritti li stiamo vivendo anche noi.
Nel deserto nasce la Chiesa, nasce attorno a Cristo che la istruisce con la sua dottrina, la nutre con il pane dell’eucaristia che è il pane della salvezza.


7) il Pastore

Ritornando ai versetti iniziali della sezione del pane, troviamo gli apostoli che, di ritorno dalla prima missione, si sono riuniti attorno a Gesù, e Gesù li invita a riposare un po’ in disparte, in un luogo solitario, perché dove si trovavano vi era un tale alternarsi di folle che non avevano nemmeno più il tempo di mangiare il pane (nella traduzione italiana il termine “pane” è scomparso).
Gesù e i discepoli salgono sulla barca, ma la gente che li vede partire capisce dove vanno e li precede a piedi. Gesù sbarca e trova di nuovo la folla, e sono ben 5.000 persone. Marco ci dice che la gente non poteva fare a meno di Gesù. Qual è la reazione di Gesù? Avrebbe potuto irritarsi, in fondo lui e i discepoli se ne erano andati per stare un po’ tranquilli in solitudine, mentre la folla li ha seguiti. E invece Gesù vede al folla e si commuove, perché erano come pecore senza pastore, un gregge sbandato.

Nei vangeli, come nell’Antico Testamento, come pure nella letteratura classica, con l’immagine del gregge si rappresenta il popolo. Un gregge senza pastore è un popolo sbandato, senza capi, e Gesù, fattosene il capo, lo trasforma in un popolo organizzato.
Gesù ordina ai discepoli di far sedere tutti sull’erba a gruppi di 100 e di 50.
Il popolo ha trovato il suo capo, il suo pastore, e diventa la Chiesa. Questo popolo, istruito e sfamato da Cristo, preannuncia il futuro popolo cristiano, che non sarà però formato soltanto da ebrei, ma anche da altri.
Più avanti in questa sezione incontriamo il miracolo della guarigione della figlia di una donna pagana, che vuol dire proprio questo: il popolo che nasce attorno a Gesù sarà formato da ebrei e da pagani, e questo sarà un solo popolo, la Chiesa.
Anche i pagani sono invitati alla mensa di Cristo, e le briciole del pane dei figli basteranno ampiamente a sfamarli.


8) gli altri episodi

Tutta la parte del cap. 7 che precede la guarigione della figlia della donna pagana è dedicata alla dottrina con la quale Gesù istruisce il suo popolo: la dottrina della purezza del cuore. I farisei volevano la purezza legale, di chi si lava le mani prima di mettersi a tavola, e Marco descrive in modo un po’ ironico il loro rispetto della tradizione degli antichi: quel loro frequente lavarsi e lavare i vari tipi di vasellame, fatto per motivi religiosi, è divenuto così importante da costituire la loro religiosità.
Gesù reagisce, e contrappone a questa purezza fisica, puramente esteriore, la purezza del cuore. Tutto il male del mondo esce dal cuore dell’uomo. Non ciò che l’uomo mangia può contaminarlo, ma le cose cattive che vengono fuori dal suo cuore. Dunque bisogna avere il cuore pulito, preoccuparsi per il cuore, non per le mani. Gesù chiede che dentro ci sia veramente qualcosa di nuovo che renda puro l’uomo nel profondo, di modo che quando poi si agisce, al di fuori non escano cose impure, malvagie, ma un comportamento puro che faccia dell’uomo una realtà nuova. Questa è un po’ la sintesi di quanto Marco vuol dirci. Inoltre il rifiuto di Gesù di distinguere i cibi in puri ed impuri, abbatte una muraglia che divideva i pagani dagli ebrei, facilita la fusione in uno stesso popolo.

Fabiano Fedi, Guarigione del ciecoInfine, la sezione dei pani è conclusa da una serie di miracoli, perché sia chiaro che Cristo compie il miracolo di rendere l’uomo capace di seguirlo. È interessante l’ultimo miracolo, raccontato al cap. 8 dal versetto 22 al versetto 26, quello del cieco di Betsaida che Gesù guarisce a due riprese, prima toccandogli gli occhi e imponendogli le mani e poi, dato che la vista è ancora annebbiata, imponendogli di nuovo le mani.
Questo miracolo è un po’ strano: Gesù lo compie faticosamente, in due riprese. Gli altri evangelisti non lo raccontano, forse un po’ scandalizzati che Cristo non operi subito il miracolo, in una volta sola. Però questo miracolo così strano fa pensare a Mosè nel deserto che percuote due volte la roccia con la verga per farne scaturire l’acqua a Meriba. È un richiamo, ancora una volta, al tema dell’Esodo.
Ma possiamo anche dare all’episodio una interpretazione spirituale: Gesù si è radunato un popolo nel deserto, lo sfama con il pane della salvezza, gli dà la forza di camminare. Questo è il miracolo di Gesù, ma quanto è difficile questo miracolo! Che fatica fa Gesù per fare di me un cristiano, e quanta resistenza trova! Quanta fatica per salvare una creatura, far vedere i ciechi! Sembra quasi che gli uomini preferiscano rimanere ciechi.


9) conclusione

Queste pagine di vangelo che descrivono il nuovo viaggio di Israele nel deserto, possono dire all’uomo di oggi molte cose importanti, ma bisogna saperle cogliere.
Abbiamo cercato di dare una visione globale di questa sezione dei pani: la Chiesa è nel deserto in cammino dietro a Cristo. Cosa vuol dire Chiesa nel deserto? La Chiesa è coinvolta nelle vicende di questo mondo, è presente e attenta alla realtà delle case, delle scuole, delle fabbriche, eppure è nel deserto, per seguire Cristo, nutrita da Cristo nel suo viaggio, col nutrimento dell’eucaristia. Così ogni cristiano deve, ogni giorno, riuscire a stare con Cristo nel deserto.

L’idea di Marco che bisogna stare con Cristo, nella sezione dei pani raggiungere il suo culmine. Prima i dodici apostoli, poi la gente che si assiepa nella casa dove abita Gesù e che diviene la sua famiglia, ora una folla immensa che diventa il suo popolo. Questa folla che si raduna nel deserto per stare con Cristo rischia grosso: i romani potevano intendere questo assembramento come un inizio di sedizione, e sterminarli in massa. Abbiamo più di un esempio storico di sterminio di folle che si sono adunate nel deserto di Israele da parte dei romani. Ma la Chiesa deve stare con Cristo. Nel deserto c’è la folla che cerca Cristo dimenticandosi persino di mangiare. Stare con Cristo, seguire Cristo, ecco la cosa più importante. Lasciare tutto per essere nutriti da Gesù, che si commuove per noi.

Elizabeth Wang, FollaMarco insiste sulla commozione di Cristo. Nel secondo miracolo dei pani si commuove per la folla, perché è affamata: l’ha seguito per tre giorni nel deserto. Ma nel primo miracolo Cristo si commuove solo perché hanno bisogno di lui, e questo ci dice che è più importante il bisogno spirituale di quello materiale.
Gesù guarda l’uomo nel profondo del cuore, e prova una grande compassione per lui.
E Gesù ci invita, mediante il pane che ci dà e la forza dei miracoli che compie per noi, a rinnovare completamente il nostro cuore, dal di dentro.
Il nostro cuore deve cambiare, e le opere verranno in conseguenza. Occorre essere buoni nel profondo, radicalmente. Rovesciando quanto dice Gesù delle opere malvagie che originano da un cuore impuro, che cosa mai non uscirà come opere di bene da un cuore puro! Ma per avere il cuore puro bisogna stare con Cristo. E occorre avere molto coraggio per stare con Cristo in determinate situazioni.




Fonte: da Progetto 1991

 

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