Sermig

Il vangelo di Marco (7/21)

di p. Mauro Laconi, op - Mc 2-3,6: Dio agisce nella nostra vita: accogliamolo! (2/2).

Gustave Dorè, La raccolta del grano7) il tema

Abbiamo visto come in questi cinque episodi Gesù sollevi le proteste di qualcuno per il suo comportamento, o per il comportamento dei suoi discepoli.
Nel primo episodio il tema è il peccato: la parola peccato vi è ripetuta quattro volte, mentre in tutto il resto del vangelo di Marco compare soltanto due volte. Il secondo episodio è centrato sul peccatore, e tale parola è ripetuta quattro volte, mentre nel resto del vangelo compare solo due volte, come avviene nel primo episodio per la parola peccato. Nel quarto episodio i discepoli di Gesù sono dei peccatori perché infrangono il sabato, e Gesù è solidale con loro, li difende. Nell’ultimo episodio, è Gesù stesso che viola il sabato, e quindi la Legge giudaica.
Riepilogando quindi: il primo episodio è centrato sul peccato, che Gesù rimette; il secondo sul peccatore, che Gesù chiama a sé; nel quarto vi è la difesa dei peccatori; nel quinto addirittura Gesù, per i farisei, si comporta egli stesso da peccatore.

Gesù si comporta con dolcezza verso chi ha commesso peccati, chiama al suo seguito i peccatori, li difende, è con loro solidale. Non soltanto, ma si contrappone ai giusti: anzitutto vi è il versetto 17, dove non si limita a dire che non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati, ma aggiunge di non essere venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Ora, “chiamare” è il compito stesso messianico del Cristo: la sua missione è quella di chiamare alla salvezza.
Che cosa bisogna concludere, che Gesù rifiuta i giusti? Che per i giusti non v’è speranza? Luca ha voluto addolcire questa frase estremamente dura, che nel suo vangelo suona così: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano” (Lc 5,32). È una frase questa che andrebbe anche ai farisei, con cui invece in Marco vi è aperto contrasto.


8) il messaggio

Per interpretare il messaggio centrale di questo versetto 17, occorre innanzitutto capire cosa significava giustizia per i farisei. La loro giustizia consisteva nel fare, essi, qualcosa per Dio, per esempio un digiuno: digiunano, osservano il sabato,ecc. Per dare, essi, gloria a Dio, accrescere – se possibile – la sua gloria infinita. In altre parole, la loro giustizia consisteva nel compiere determinati gesti in onore di Dio, e pensare che Dio ne era soddisfatto.

Icona del fariseo e del pubblicanoMa Gesù dice che la religiosità non è quello che noi possiamo fare nei riguardi di Dio, ma ciò che Dio fa per noi. Fa questo, non fare quest’altro: voi siete tutti preoccupati della vostra giustizia, ma avete sbagliato strada: non è ciò che voi fate per Dio che conta, ma quello che Dio fa per voi. Non vedete, sembra dire Gesù, che Dio vi ama, vi viene incontro, pensa a voi, entra nella vostra vita, compie dei gesti per voi, vi cerca? Non è l’uomo che cerca Dio, è Dio che cerca l’uomo. Le stesse cose belle che voi fate, sono doni che Dio vi sta facendo.
Il messaggio di Gesù è il messaggio della grazia: Dio pensa a voi, vi ama, entra nella vostra vita. Non vi siete resi conto della sua presenza, e che senza di lui non potete far nulla? Quelli che voi chiamate meriti, sono tutti doni che Dio vi ha fatto. Ecco allora il messaggio del terzo episodio: accogliete lo sposo, e rallegratevi. Lo sposo è il Cristo risorto che ti viene incontro: accoglilo nella tua vita, rallegrati perché è tra noi. Questi due modi di intendere la religiosità si contrappongono violentemente.

Da una parte una giustizia personalistica, di tipo orgoglioso, umana, basata su opere costruite dall’uomo, fatte anche con sforzo, magari eroico, come il digiuno (digiunare significava non toccare né cibo né bevanda per 24 ore, e quindi digiunare una o due volte la settimana rasentava l’eroismo): questo modo di pensare si può riassumere: sono io che mi metto in cammino verso Dio.
Dall’altra Gesù invece ci dice: Dio scende dal cielo e vi viene incontro, entra nei vostri pensieri, nel vostro cuore, accogliete lo sposo e rallegratevi.
Tra questi due modi di concepire la religiosità non vi è nessuna possibilità di compromesso, come dice Gesù citando l’esempio degli otri vecchi e degli otri nuovi, dei vestiti vecchi e dei vestiti nuovi. Il cristianesimo non è una serie di opere buone fatte da me per rendere lode a Dio.

Dobbiamo prendere una decisione, credere nel messaggio della grazia, accogliere Dio che entra nella nostra vita, rallegrarci di tanta bontà. È Dio che ci cerca, noi potremmo altrimenti passare le nostre giornate senza pensare a lui. Per usare una espressione umana riferita a Dio, noi possiamo fare a meno di Dio, ma Dio, nel suo amore, non può fare a meno di noi.
Se io accetto che Dio agisca nella mia vita, divento attivo; se accetto Dio, i miracoli di Dio si moltiplicano dentro di me. Se accetto Dio, giungo finalmente all’amore per i fratelli.



Fonte: da Progetto 1991

 

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