Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (26/28)


Difenderci dal male (2/2) - di Giuseppe Pollano - Seduzione e sofferenza sono i due oggetti della tentazione da cui prendere le distanze. Vincere le tentazioni è un cammino continuo, fino alla fine della vita.
Ombra di donna che pregaLa tentazione più grande che può prendere ognuno di noi è mettere il proprio io al posto di Dio, dimenticandoci di essere suo tempio, abitati da Lui. Morire a noi stessi è la strada per non lasciarci dominare dall’orgoglio, per essere come Gesù: miti e umili di cuore.
Cerchiamo continuamente consiglio per non portare avanti le nostre idee ma quelle del Signore; lasciamoci avvicinare da tanti poveri per avere un linguaggio semplice e non insuperbirci, per non sentirci mai arrivati. Non smettiamo mai di vigilare sulle nostre fragilità e sui nostri doni, perché siamo creature e, pur facendo tutto il bene che possiamo, abbiamo bisogno di pregare, di tacere, affinché sia sempre il nostro Signore a parlare, ad agire dentro di noi.
Abbiamo bisogno di difenderci dal male che spesso si presenta come bene. L’inquietudine o la pace interiore possono essere le chiavi per riconoscere il male o il bene.
Molte tentazioni si vincono solo fuggendole, digiunando, come segno di libertà, da immagini, letture, musica che ci possono portare lontano dalla logica di Dio.
Difendiamoci dal male con una preghiera incessante.


3) come si presenta la tentazione

La tentazione sostanzialmente si presenta in due modi. Ciò che ti tira via da Gesù o è una cosa molto seducente o una cosa che ti fa soffrire. Seduzione e sofferenza sono le due maniere in cui siamo tentati di staccarci da Gesù Cristo.
La seduzione è tutto quello che si attacca a desideri e valori che tu hai. Li incanta, li attira, li soddisfa, in modo che tu sei talmente preso da questa soddisfazione che ti pare che ormai c’è tutto. Il tuo attaccamento a Gesù, che è un amore che costa, ha ceduto perché la seduzione ti ha preso. Tipico caso in cui la seduzione attira un cuore è quello di  Dino Migliorini, Il bacio di GiudaGiuda, il quale, scelto e amato da Gesù, tuttavia è stato sedotto da trenta denari. Ci pare impossibile il tradimento di Gesù per così poco da parte del nostro fratello Giuda, ma tu credi veramente che qualunque seduzione a cui tu cedi sia poi tanto più importante di quei trenta denari? La tua ambizione, il tuo orgoglio, la tua sensualità, la tua avarizia cosa credi che siano in confronto a Gesù? Niente. Ma siccome siamo tanto fragili la seduzione ci incanta e ci attira. Poi ci spiace molto e siamo mortificati, ma accade.
L’aspetto della seduzione che si attacca a tutti i nostri desideri è oggi, almeno nella nostra cultura, prevalente rispetto alla sofferenza: siamo sedotti da molte cose, ed è bene che ciascuno faccia il conto di quali sono in fondo le cose che lo seducono di più.
Gesù teme molto che per la nostra debolezza ci stacchiamo da lui. In un mondo che non fa altro che saziare l’occhio, se sei credente ti rendi conto che ciò ti mette alla prova e che delle volte ti basta veramente poco per staccarti da Gesù. Ma non ti rassegni e allora capisci che il tuo cristianesimo deve essere più armato (prendi l’elmo della fede, …).
L’altro aspetto della tentazione è la sofferenza. Noi possiamo staccarci da Gesù e mettere in questione Dio perché la sofferenza ci pesa e ci scandalizza. La seduzione passa, la sofferenza no. La sofferenza che c’è in noi, che può anche essere ingiustamente o innocentemente subita, fa gridare: dove sei Dio? Perché a me questo e non a chi ti offende apertamente?
Siamo nel punto più scoperto del cristianesimo attraverso il quale tutti dobbiamo passare, ma dietro a Gesù crocifisso e innocente. D’altra parte anche nella vita di tutti i giorni c’è chi è crocifisso ed è innocente.
Un uomo può essere comprato dal denaro o piegato dalla tortura, ma la posta in gioco è sempre la stessa: il valore, se si cede, al quale rinunciare. Il cristiano si aspetti pure che seduzione e sofferenza mettano alla prova il suo attaccamento di amore a Gesù, confortandosi a pensare che Gesù uomo, prima di noi, ha affrontato le stesse prove. È stato veramente tentato nel deserto, nel corso della sua vita pubblica, al Getzemani per evitare la passione, sa cosa vuol dire rimanere attaccati al valore più grande al di là di ogni seduzione e sofferenza. Questo ci conforta perché posso dirgli che sto faticando molto a rimanere fedele a lui in questo momento di fronte a questa sofferenza o a questa seduzione, che se non mi dà una mano, mi stacco da lui. Glielo confesso, perché so che lui mi aiuta perché è l’amico che mi tende la mano prima che possa sprofondare. Spesso la nostra vita deve avere questi slanci di confidenza quando si sta per andare a fondo.


4) chi la propone

Il cristianesimo non conosce solo le tentazioni, ma anche il tentatore (Gn 3,1-7; Mt 4,3; Gv 13,2; 1Cor 7,5; etc.). Le tentazioni in parte vengono da noi stessi che, per come siamo fatti, possiamo venire sedotti o atterriti da qualche cosa. Ma la rivelazione cristiana ci avverte che Botticelli, Tentazione di Cristoesiste una creatura perversa che ha fatto una scelta rispetto a Dio che lo porta a dare testimonianza a Dio combattendo contro di lui. Non può non farlo, perché satana non è ateo, quindi o con o contro. Avendo scelto il contro, è sempre attivamente contro Dio. Il suo progetto è sovvertire il disegno di Dio per quanto riguarda l’uomo, che è un disegno di vita, di felicità, di ottimismo, di salvezza.
In che modo agisce il tentatore? Puntando sull’uomo una forza negativa che non lo salvi ma lo distrugga, che lo scoraggi, che lo faccia disperare, insomma l’insieme del negativo rispetto al disegno Dio, in modo da cancellarlo.
Il tentatore c’è, ha affrontato Gesù, affronta ogni persona umana. Quando diciamo non ci indurre in tentazione chiediamo a Dio che ci aiuti a superare la tentazione che viene dal tentatore e da cui nessuno è esente.

La tentazione diretta di satana è molto varia.
In parte egli, che ci conosce ed ha un certo potere di suggestione sulla nostra psiche, adopera le nostre debolezze, le sfrutta.
In parte ci tratta in maniera subitanea e fulminea: certi momenti di improvvisa tenebra, disperazione, rivolta ti scoppiano nel cuore e nella mente ed entri in conflitto con Dio. In questo caso, se sei una persona che mai e poi mai avrebbe pensato di combattere Dio, ti accorgi che stai subendo una tentazione di satana.
Ma ci sono casi in cui non è facile accorgersi subito dell’azione di satana. Poiché ci conosce bene, sa dosare le tentazioni, insinuandole in modo subdolo prendendoci per il nostro verso: pensiamo quante volte siamo condotti a mancare di amore e a farci nel cuore dei fieri sentimenti di ostilità sulla base di una cosa giusta. Una cosa ingiusta ci indigna, e ci possiamo lavorare sopra al punto tale che ci carichiamo di risentimento, di rancore… e non siamo più capaci di guardare in faccia, con umile amore e perdono, la persona che ci ha procurata quella ferita. Evidentemente su un sentimento giusto si è inserita una forza negativa e noi, in nome della verità, abbiamo dimenticato la carità, mentre il vangelo continua a dirci verità nella carità, amore e verità. Anche tra i cristiani capita che in nome della verità io ti offendo, ti ferisco, sono intransigente e non ti perdono. Questo è il tipico modo di tentare finissimo di satana: continui ad essere virtuoso e la tua virtù, come direbbe Agostino, diventa un vizio, tu credi ancora di essere virtuoso, ma se tu dici quella cosa perché è vera e fai soffrire una persona mentre potresti fare diverso, allora è chiaro che sei tentato.

Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede” (1Pt 5,8). Al demonio bisogna resistere, e resistere si può sempre perché i più forti siamo noi. Molto sbagliato è avere paura del demonio, perché la paura è proprio la sua arma preferita. La paura è pericolossima, il terrore smonta tutto, uno non prega più, si lascia andare.
La resistenza alla tentazione è la calma serena e tranquilla, perché Battesimo di un bambinocon il battesimo abbiamo ricevuto un potere di esorcismo sul demonio, possiamo dirgli con lo spirito di Cristo “Vattene!” ed egli se ne va. Resistere, anche appoggiati alla grande convinzione che “Dio non permette che siamo tentati oltre le nostre forze” (1Cor 10,13). A noi spesso pare che non sia così, ad esempio ci pare di non poter perdonare. Rassicurati, la fede ti dice qualcosa di diverso: Dio permette che tu sia provato, ma con la sua grazia tu riesci lentamente nella sofferenza a superarti e ad arrivare alle acque calme del perdono. È una strada che tu percorri, credilo, non è una distruzione. E questo è molto confortante e ci permette di non comportarci come se fossimo dei vinti. Il demonio vince solo chi si lascia vincere.
Ogni tentazione vinta lascia nel cuore un senso di pace, di libertà, di serenità grandissima, perché Gesù ci fa sentire la sua gratitudine per non esserci lasciati separare da lui. Questa è l’economia della fedeltà cristiana. Vincere le tentazioni è un cammino continuo, fino alla fine della vita. Chi si abitua a vincere vive bene e tranquillo.
Non c’è giorno in cui non siamo tentati, ma siamo contenti se alla fine della giornata possiamo dire che siamo rimasti fedeli. “Saremo giudicati secondo l’amore”, dice Giovanni della croce, che vuol dire che saremo giudicati su questa forza che non si è lasciata separare da Gesù. Se poi non ce l’abbiamo fatta e abbiamo chiesto perdono, è come se non fosse accaduto nulla.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore