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Il rischio del bene

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - Nella nostra vita siamo continuamente messi di fronte a delle situazioni o a delle sfide, se non anche a delle semplici domande, in cui siamo molto esitanti se fare o non fare una cosa, fare o non fare un passo, dire o non dire una parola, lanciarci in un’avventura o rimanere al riparo. Anche dal punto di vista del nostro volere il bene degli altri, spesso ci interroghiamo se un gesto o una parola aiuta o ferisce, incoraggia o abbatte; nulla è automaticamente buono e nulla ci permette di sentirci a posto per il solo fatto di aver posto in atto qualcosa apparentemente buona: occorre mettere in chiaro l’intenzione e la meta: la Prudenza si muove in questo ambito.

Cartello di stopL’intelligenza di una persona si riconosce molto più nella reale capacità di muoversi nel labirinto di questi interrogativi, che nell’invenzione di cose straordinarie. La vita infatti si svolge nell’ordinario quotidiano, che è fatto di semplici movimenti, piccoli incontri, parole dette secondo le circostanze, scelte che si presentano a frotte e vanno fatte in fretta. La Prudenza è una virtù, fra quelle prese in considerazione nei classici manuali di morale, che, quando la si acquista o la si vive, ci permette di barcamenarci nei vicoli, spesso oscuri, in cui si svolge la nostra vita.
In genere quando si evoca questa virtù lo si fa per frenare, far fare un passo indietro, richiamare qualcuno che sta lanciandosi a parer nostro troppo in avanti o sta esponendosi a qualcosa, sempre a parer nostro, troppo pericolosa. Ne facciamo in tal modo una virtù un po’ freddolosa, mentre la stessa parola virtù indica qualcosa di forte, di eroico. E la Prudenza è considerata una virtù fra le più importanti.

Il bene che è, o almeno dovrebbe essere, l’obbiettivo del nostro pensare e agire, non è un bambino in culla che va preservato da ogni attacco pericoloso: freddo, cibo indigesto, traumi... Il Bene è sempre un rischio e la Prudenza ci sa far fare un passo indietro, quando l’obbiettivo non è giusto, ma anche un passo in avanti quando ciò verso cui tendiamo ha un valore, a cui talvolta si può sacrificare anche la vita. I martiri di ieri e di oggi ce lo insegnano. Non sono degli imprudenti, ma persone umane che esercitano la grandezza dell’essere tali nella ricerca di ciò che più dà valore alla vita: il dono e l’amore.
Se sulla strada vediamo dei cartelli con su scritto “prudenza”, dobbiamo capire che siamo invitati a pensare agli altri e a non vivere come se il mondo girasse solo intorno a noi e ci fornisse l’occasione di soddisfare ai nostri gusti. Ci viene detto che la nostra stessa vita è preziosa per gli altri e che facendoci del male ne facciamo anche agli altri. In questo senso la Prudenza ci fa stare in modo giusto fra i nostri simili e ci ricorda che è più prudente stare al loro servizio e creare un clima di armonia e di pace, piuttosto che sfondare violentemente delle piccole barriere per dominare tutto ed essere padroni odiati; è meglio astenersi dallo spiegamento delle proprie forze e dei propri impulsi, piuttosto che schiacciare per liberare una strada in cui si è il solo passante.

Quando, al contrario, la debolezza altrui ci sta di fronte e capiamo che è urgente agire anche in modo eccessivo, la Prudenza sta nel rischiare di fare, a costo di rompere il proprio equilibrio comodo e personale. Prudenza è correre in aiuto, porre un gesto che potrebbe costarci, prendere una decisione con conseguenze incerte, ma che evitano un male peggiore. I giornali chiamano “eroi” quanti pongono un gesto coraggioso, anche se a rischio, per la salvezza di qualcun altro. Sono persone davvero “prudenti”.
Gesù ha ben detto che chi vuole salvare la propria vita deve saper perderla: questa è la vera Prudenza.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO