Sermig

Guardarsi dentro

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - Sono salita per un momento al quarto piano dell’Ospiteria. Dal terrazzo si vede l’insieme di edifici, viali, spazi verdi che compongono l’Arsenale della Pace. Da lassù si vede la superficie compatta e tutto sembra fermo, come sospeso nel tempo. Ma io so che non è così, conosco ogni angolo di quelle mura e so che dentro ci sono attività in corso. Tutto si anima mentre le ripasso ad una ad una, edificio dopo edificio. E mi accorgo che non sono attività generiche, sono servizi resi a persone. Dentro a quelle scatole che sembrano inermi ci sono persone, ci sono i loro volti, ci sono le loro storie, ci sono incontri e relazioni che ci legano. Sono al quarto piano dell’Ospiteria ma con il pensiero e con il cuore ho raggiunto in un attimo ogni persona che vive tra le mura dell’Arsenale. Percorro stanze e corridoi per incontrare ad una ad una le persone, e condividere qualcosa di loro, cosa stanno facendo, di cosa possono aver bisogno, come posso aiutare, ricordo conversazioni, emozioni, fatiche che hanno uniti ed è come incontrarle davvero. Se anche non fossi salita fin lassù, ma semplicemente avessi posato sull’Arsenale lo sguardo del cuore, come mi capita spesso di fare, avrei “visto” le medesime cose e incontrato le stesse persone perché tutto quello che vedo da lassù, è già dentro di me.

Cortile dell'Arsenale della Pace di TorinoFaccio un viaggio simile ogni volta che leggo la pagina della Regola del Sì “Esame di coscienza” e ogni volta che la applico nelle mie giornate; solo che lo sguardo si posa su di me. Parte dalla mia vita intensa fatta di lavoro, di servizio, di cose fatte e da fare, di incontri, di situazioni che vivo e via via scende dentro di me, sempre più in profondità, raggiunge pensieri e sentimenti che scompone per guardarli più da vicino. Poi il viaggio nella coscienza prosegue per ritornare alla vita quotidiana ma più consapevole, più ricco di dettagli immagazzinati. C’è un universo dentro ognuno di noi e il viaggio nella nostra coscienza ce ne fa fare esperienza. Ogni volta un pezzetto nuovo, a volte sconosciuto, a volte già noto ma visto in una luce diversa. Impariamo così a conoscerci. Purtroppo in questo tempo frenetico che viviamo siamo sempre più proiettati fuori che dentro di noi. Guardarci in profondità ci spaventa persino, fino a farci evitare le occasioni. Eppure è fondamentale. Ripeto continuamente questo esercizio nei momenti di solitudine silenziosa, o anche tra la gente, mentre sono occupata. Mi aiuta a ritrovarmi, a ritrovare il mio baricentro che è Dio in me.

Un esercizio che mi immette nella vita spirituale, mi conduce all’incontro con lo Spirito Santo che abita in me. È Lui che mi guida a conoscermi a fondo, ad esaminare le motivazioni che mi spingono, i sentimenti che vivo, i comportamenti che assumo, i pensieri che mi agitano, prendendo come modello di vita Gesù e il suo Vangelo. Così mi accorgo che non tutto ciò che vivo, ciò che sento, ciò che provo è buono, non tutto mi fa bene, comincio a vedere cosa è necessario modificare «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21). La coscienza si ravviva frequentandola ed è lo Spirito Santo in me che mi guida nella ricerca della verità di me stessa che è Dio. Illumina piano piano i pensieri e i sentimenti che vivono in me, mi aiuta ad orientarli verso di Lui, confrontandoli con il Vangelo: «Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi?» (2 Cor 13,5).

Esaminare se stessi, non è un esercizio di ripiegamento su se stessi, una gara ad ostacoli o una prova di forza per piegarci, è piuttosto un atto d’amore verso noi stessi per orientarci ad essere così come Dio Padre ci ha conosciuti da sempre, liberi dagli idoli che ci opprimono, che ci dividono in tanti pezzi, ci creano angoscia, ci allontanano dalla verità di noi stessi che solo il Signore può aiutarci a conoscere. Egli ci guiderà in questo cammino verso l’unificazione della nostra persona. Andremo avanti giorno dopo giorno, non senza fatica, non senza lotta, mentre con il profeta Isaia gli chiediamo: “Ogni valle sia colmata e ogni monte e colle siano abbassati, il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura” (Is 40,4). L’impegno, non facile, è possibile se ascoltiamo la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo» (Lc 9,35). Solo in Lui saremo liberati delle divisioni che ci opprimono e conosceremo la lode «Ti Lodo perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo» (Sal 139,14).

Rosanna Tabasso
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO