Sermig

Sirikit Noronha

di Simone Bernardi - «Nel giorno della tragedia ero andata a messa, come facevo di solito, ogni mattina, prima di prendere la metropolitana per raggiungere il World Trade Center. Quando sono uscita dalla chiesa, una folla di gente guardava verso sud. Mi sono fermata anch’io e ho visto il simbolo della potenza finanziaria del mondo, le torri gemelle, bruciare rapidamente. Quelle immagini sono rimaste negli occhi di tutti, ma per me, che vi ho lavorato per anni, è stato diverso...».

Sirikit inizia a raccontarmi questa storia proprio mentre sta uscendo, allora le chiedo se non le dispiace vederci di nuovo per condividerne un altro pezzetto. Era venuta all’Arsenale della Speranza per un incontro dei missionari Maryknoll – una comunità statunitense di cui alcuni membri fanno volontariato da noi – ma mentre l’accompagno alla porta, scopro che in quei giorni Sirikit sarebbe rientrata a New York, dopo 6 anni di servizio in Brasile. Faccio in tempo a scattarle una foto… Volevo ricordarmi il suo volto, dai tratti delicatamente indiani.

Poche settimane dopo, ricevo una email: «Caro padre Simone, grazie per aver ospitato la nostra riunione. Mi è piaciuto molto conoscere l’Arsenale. Mi scuso per essermene andata di fretta, quel giorno ci sono stati molti addii, è difficile lasciare un Paese dove si è servito per anni!». E di seguito, mi scrive una gentile risposta ad ogni mia domanda rimasta in sospeso: «Quando ci siamo salutati, mi hai chiesto del mio orologio, forse perché ti ho detto che lo indossavo il giorno di quell’orrendo attacco. Ho lavorato anni nel complesso del WTC, avevo appena ricevuto quell’orologio come riconoscimento per i miei 10 anni di servizio presso la compagnia per cui lavoravo.

Ebbene, 18 anni dopo continuo ad indossarlo perché mi ricorda il tempo che ho trascorso con tante persone in quegli uffici, sino a quel tragico 11 settembre 2001. Dio mi ha salvato la vita, ma lo sconvolgimento e le lacrime che sono venute in seguito sono stati devastanti. Il mio rapporto con Dio è cambiato, è cresciuto e quando ho deciso di affidarmi a lui, ho sentito che dovevo unirmi ai missionari di Maryknoll». E poi conclude: «Per favore, tienimi nelle tue preghiere mentre passo ad una nuova missione. La tua fraternità e le persone che servi sono nelle mie».

Non ho grandi conclusioni, solo la percezione di aver conosciuto una bella persona. E mi piaceva condividerlo e dire “obrigado” con te.

Simone Bernardi
OBRIGADO
Rubrica di NUOVO PROGETTO