Sermig

L’esempio

di Matteo Spicuglia - Un giovane e un adulto: una lezione alla rovescia.
Marco è un giovane agente di commercio. Mai avrebbe immaginato di ricevere quell’offerta di lavoro inaspettata. Era dipendente di una piccola azienda, con uno stipendio che gli permetteva di arrivare giusto alla fine del mese. Sveglio, capace, intraprendente nella giusta misura, Marco si era fatto notare anche dalla concorrenza che a un certo punto, in via riservata, gli fece arrivare una proposta. «Se vieni con noi, avrai lo stesso stipendio più una percentuale su tutto il fatturato. Dovrai solo crearti la tua rete commerciale».
Marco ci pensò su qualche giorno, conosceva bene il mercato di riferimento: il rischio c’era come in ogni scelta di cambiamento, ma perché non provare? Quando hai 25 anni, è giusto anche rischiare per provare a migliorare le cose.

«Va bene, accetto». Il saluto a malincuore ai suoi vecchi capi, entusiasmo a mille per le novità, pensieri in movimento per raccogliere nuovi contatti e clienti. Punto e a capo. Una nuova vita.
Marco si dà subito da fare, passa giornate al telefono, fissa i primi appuntamenti, definisce itinerari e trasferte. Comincia a entrare nelle aziende con il suo sguardo buono e modi gentili e in tanti lo accolgono. «Molto interessante, lasciaci tutti i riferimenti, ti faremo sapere». Il copione di sempre a cui però seguono pochissimi risultati. Tutti gentili, tutti affabili, ma le richieste si contano sulle dita di una mano.
Dopo settimane, Marco fa i conti con una girandola incredibile di sentimenti: paura e rabbia camminano insieme al desiderio di sfondare, di costruire, di dare basi solide al suo lavoro. Proprio per questo decide di non perdersi d’animo e di continuare a seminare.

Una mattina, quella risposta alla solita mail gli fa toccare il cielo con un dito. È il responsabile acquisti di una grande multinazionale, con sedi anche in Italia. Il dirigente lo vuole incontrare per discutere di lavoro perché, dice, le offerte di Marco sono interessanti e meritano attenzione. Incredibile, finalmente la svolta a portata di mano, perché in caso di accordo, potrebbero essere in ballo fatturati di molte decine di migliaia di euro.
Un’occasione da non perdere, insomma. Marco la notte prima dell’incontro non dorme, ripete nella mente le cose da dire e da fare. Alla fine, tutto avviene. Il dirigente è una persona normalissima, capace di metterlo a suo agio.

Lo accoglie in ufficio con grande semplicità, chiede ulteriori informazioni, annuisce, sembra essere davvero pronto ad un accordo. Del resto, l’azienda di Marco è seria, i suoi prodotti sono validi, nessun trucco e nessuno imbroglio. Ma ecco un imprevisto. Il dirigente non usa giri di parole: «Marco, possiamo lavorare insieme, ma te lo dico chiaramente: io in tutto questo cosa ci guadagno? Sai, il nostro ambiente è così. Se vuoi lavorare, devi fare qualche regalo. Fai tu».
Marco rimane senza parole, non si aspettava tanto, ma è giovane e soprattutto non è il titolare dell’azienda. «Ne parlerò con i capi», dice prima di salutare. La loro risposta lo fa pensare ancora di più: «Se funziona così, fai così. Ai regali penseremo noi».

Marco oggi ha sospeso ogni giudizio, ha capito il motivo dei pochi risultati delle prime settimane. Per il momento ha obbedito ai suoi superiori, ma non sa ancora cosa farà in futuro. Spera di poter ancora difendere i suoi sogni, anche perché conosce bene il rischio. Scriveva il drammaturgo latino Publilio Siro: «Quando il più anziano agisce male, il più giovane impara a comportarsi male». Se solo lo avessero ricordato i capi, il dirigente e quelli come lui...

Matteo Spicuglia
COSE CHE CAPITANO
Rubrica di NUOVO PROGETTO